“Non possiamo più restare in silenzio”, hanno gridato ieri migliaia di agricoltori, radunati davanti alle Prefetture di tredici capoluoghi di regione. Le piazze d’Italia si sono riempite di volti segnati dal lavoro duro e dalla rabbia. Il motivo? Il crollo dei prezzi di olio extravergine d’oliva e grano duro, due pilastri della nostra agricoltura, che sta mettendo in ginocchio chi lavora la terra. Ma non è solo una questione economica: dietro a questa crisi si nascondono anche frodi e speculazioni che minacciano la qualità del cibo che arriva sulle tavole di scuole e ospedali, con possibili conseguenze sulla salute di tutti.
I manifestanti non si sono limitati a occupare le strade: hanno consegnato alle autorità locali richieste precise, documenti che denunciano le pratiche scorrette e chiedono interventi urgenti. Da nord a sud, da Roma a Palermo, la Coldiretti ha preso in mano la situazione, guidando una mobilitazione che vuole fare luce sulle truffe nel settore agroalimentare e difendere il lavoro di chi produce davvero.
L’olio extravergine d’oliva è un simbolo della dieta mediterranea e uno dei vanti del made in Italy. Eppure, nell’ultimo anno, il prezzo pagato ai produttori è crollato del 50%, mentre i costi di produzione sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro. Un divario che rende impossibile andare avanti per molte aziende agricole.
Il problema nasce anche dal fatto che l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio, ma ne consuma 461 milioni e ne esporta 318 milioni. Per coprire questa differenza, importa 545 milioni di litri, con tutti i rischi che ne derivano sulla qualità e sull’origine del prodotto. Coldiretti denuncia la diffusione di frodi che spacciano olio straniero per italiano, favorite da una recente riforma del codice doganale vista come un trucco per ingannare i consumatori.
Per fermare questa situazione, l’associazione propone l’uso di tecnologie avanzate come la risonanza magnetica e la mappatura isotopica, strumenti in grado di certificare con certezza la provenienza dell’olio. Questi metodi dovrebbero entrare a far parte dei controlli ufficiali e avere valore legale in tribunale. Sul fronte delle regole, Coldiretti chiede il divieto di miscelare l’extravergine con sottoprodotti trattati termicamente, spesso venduti come extravergine, e l’obbligo di fatturare le olive per tracciare tutta la filiera. Inoltre, si chiede di bloccare l’ingresso a dazio zero dell’olio tunisino e di fermare certi meccanismi internazionali come il traffico di perfezionamento attivo, spesso terreno fertile per frodi.
Grano duro in crisi: prezzi da fame e grano importato a rischio
Anche il grano duro è in crisi e vive una situazione delicata. Speculatori senza scrupoli stanno provando a comprare il grano in Sicilia durante la trebbiatura a prezzi ridicoli, intorno ai 19 centesimi al chilo, lontanissimi dal reale costo di produzione. Un affronto che mette a rischio la sopravvivenza degli agricoltori. E non è tutto: ci sono prove di falsificazioni sull’origine del grano, con grano straniero spacciato per italiano, un danno enorme per i prezzi e la fiducia nel settore.
Nel frattempo, continuano ad arrivare carichi di grano contaminato da glifosate, una sostanza vietata in Europa per i rischi che comporta, soprattutto per i bambini. Questa situazione mette in discussione la sicurezza delle importazioni e chiede interventi severi da parte delle autorità.
Coldiretti chiede controlli più stretti lungo tutta la filiera, in linea con la nuova Legge Caselli contro l’agropirateria. Sottolinea anche l’importanza di far rispettare le norme contro le pratiche commerciali sleali, come il divieto di vendere grano a prezzi inferiori ai costi di produzione. Fondamentale è anche il principio di reciprocità, che impone di bloccare importazioni di prodotti trattati con sostanze vietate nel mercato europeo.
Dal punto di vista organizzativo, si chiede che nella Commissione Unica Nazionale del Grano vengano esclusi commissari con conflitti di interesse, come quelli rappresentanti alcune cooperative. Per aiutare gli agricoltori a far fronte all’aumento dei costi, si prevede uno stanziamento immediato di 40 milioni di euro da destinare a contratti di filiera, una mossa necessaria per rendere sostenibile la produzione e garantire equità.
Una protesta che vuole cambiare le cose
La manifestazione di ieri, con presidi in molte regioni, racconta la tensione che attraversa il mondo agricolo italiano. L’appello è rivolto alle istituzioni: è urgente intervenire per garantire trasparenza, fermare le frodi e sostenere chi lavora la terra in un momento difficile. Agricoltori e Coldiretti sono in prima linea per difendere il patrimonio agroalimentare nazionale e la salute dei cittadini, chiedendo controlli più severi e l’uso di tecnologie all’avanguardia.
La pressione dei mercati globali, unita a pratiche sleali e importazioni rischiose, ha creato un quadro insostenibile, dove il vero valore dei prodotti italiani rischia di scomparire. La protesta di ieri è un segnale forte, con piazze in tredici città che si trasformano nel teatro di una battaglia decisiva per il futuro dell’agricoltura italiana e la tutela dei consumatori.
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