La Corte d’Assise di Rimini, presieduta dalla giudice Fiorella Casadei, ha assolto Louis Dassilva, 36 anni, per l’omicidio di Pierina Paganelli, avvenuto il 3 ottobre 2023 nel garage di via del Ciclamino 31 a Rimini.
Dopo 16 ore di camera di consiglio la sentenza della notte del 10 giugno 2026 ha stabilito che «il fatto non sussiste», al termine di un processo di nove mesi in cui il pubblico ministero Daniele Paci aveva chiesto la condanna all’ergastolo.
La decisione arriva su un quadro probatorio contrastato: l’accusa aveva puntato su un audio registrato alle 22:13 e su un ignoto ripreso alle 22:17, mentre difesa e consulenti hanno evidenziato l’assenza di Dna riconducibile all’imputato e i rilievi sulle immagini della Cam3.
Omicidio Pierina Paganelli: la sentenza e i numeri del caso
Pierina Paganelli, 78 anni, fu trovata uccisa la mattina del 4 ottobre 2023 nel garage del condominio; il referto medico citò 29 coltellate. L’imputato, detenuto dal 16 giugno 2024, è stato assolto per non aver commesso il fatto.
La Corte si è ritirata in camera di consiglio dopo le repliche e ha emesso il verdetto nella notte; la Procura ha già annunciato la possibilità di impugnare la sentenza in appello.
Prove contestate: audio, telecamere e Dna
Tra gli elementi discussi in aula c’è l’audio registrato da una telecamera privata, sul quale una perizia della procura aveva indicato la voce di Dassilva. I consulenti difensivi e i «super consulenti» nominati dal gip hanno però formulato osservazioni tecniche sulle registrazioni, segnalando incertezze sui tempi e sulle interpretazioni.
Sulle immagini della Cam3 la Procura ha identificato un «ignoto1» ripreso alle 22:17, quattro minuti dopo l’ora ritenuta dell’omicidio; la difesa ha sostenuto che l’uomo nel video è troppo basso per essere Dassilva e ha richiamato test comparativi con filmati del 29 e 30 settembre che hanno aperto dubbi sull’identificazione.
Le ricerche di profili biologici sull’abbigliamento della vittima sono state complicate dal deterioramento dei capi: l’armadio essiccatore non funzionante ha favorito la formazione di muffe, ostacolando l’isolamento di Dna utili agli accertamenti.
Alibi, ruoli e testimonianze
La moglie di Dassilva, Valeria Bartolucci, ha ribadito in aula e ai giornalisti l’alibi fornito: «era con me», ha affermato, e al termine della sentenza ha detto di aver «acquistato molta fiducia nella giustizia». La nuora, Manuela Bianchi, è indagata per favoreggiamento: fu lei a trovare il corpo la mattina del 4 ottobre 2023 e in incidente probatorio ha riferito di aver incontrato Dassilva la stessa mattina.
Nel corso dell’istruttoria sono emersi anche altri elementi contestati: la difesa ha citato verifiche sulle attività dei cellulari, visualizzazioni Netflix e dati dei contapassi che, secondo l’accusa, non forniscono una prova puntuale dell’impossibilità di allontanarsi dall’abitazione.
Il processo si chiude così al primo grado con una sentenza che sovverte la richiesta di condanna del pm: resta ora aperta la possibilità di appello da parte della Procura, che aveva invocato l’ergastolo.
