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Garlasco, la madre di Stasi: “Andremo insieme sulla tomba di Chiara quando sarà libero”

A più di un anno dalla riaperura del caso Garlasco, Elisabetta Ligabò esprime fiducia nei nuovi inquirenti e spera nella liberazione del figlio Alberto Stasi

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Garlasco, la madre di Stasi: "Quando sarà libero andremo insieme sulla tomba di Chiara" - nella foto Alberto Stasi

Alberto Stasi | Instagram @redazioneiene - alanews

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

7 giugno 2026 – Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, ha detto oggi a La Repubblica che andrà con il figlio sulla tomba di Chiara Poggi a Garlasco quando lui sarà libero. Ha motivato la decisione con la fiducia nei nuovi inquirenti e con gli “elementi forti” recentemente emersi a carico di Andrea Sempio. La dichiarazione arriva a più di un anno dall’avvio dei nuovi accertamenti della Procura di Pavia sul delitto del 13 agosto 2007; Ligabò ha ribadito la fiducia nei magistrati e negli investigatori e ha confermato di aver sempre sostenuto l’innocenza del figlio. Il delitto di Garlasco risale al 13 agosto 2007 e la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna di Alberto Stasi nel 2015.

Le dichiarazioni della madre di Stasi

Ligabò ha detto di aver vissuto “l’ultimo anno con trepidazione” e di aver riposto “piena fiducia in questi nuovi inquirenti e investigatori“. Ha riferito che, dopo la condanna del 2014, la sua fiducia nella giustizia era venuta a “traballare“, ma che ora riconosce alla Procura di Pavia di aver “lavorato in modo eccellente“.
Sulla persona ritenuta indagata nella nuova fase, Ligabò si è limitata a osservare che gli “elementi sono forti” e che spera che le indagini possano portare a una definitiva liberazione del figlio. Ha anche ricordato che, in passato, se lei o suo marito avessero avuto il “minimo sospetto” sulla colpevolezza di Stasi lo avrebbero portato dai carabinieri. Ligabò ha poi fatto rifrimento al marito, Nicola e al loro legame con il figlio: “Forse è stato lui a dare più forza a me“, ha detto parlando del sostegno reciproco durante gli anni dei processi e della detenzione. Sul futuro ha aggiunto: “Penso che andremo al cimitero da Chiara quando Alberto otterrà la libertà“

Le posizioni familiari: dalla madre di Stasi a Marco Poggi

Nell’intervista, Ligabò ha rifiutato la richiesta di rivolgere messaggi specifici alla famiglia Poggi. Alla domanda su un contatto con i familiari di Sempio la donna non ha risposto. Si è però espressa con fermezza sulle responsabilità dell’assassino dell’allora 26enne Chiara: “Mi auguro che lo abbia vissuto male questo tempo, e io non sono abituata ad augurare il male a nessuno. Ma mi auguro non li abbia passati bene, se ha una coscienza. Speranza che parli? Non so. E per il resto non saprei cosa dirgli“.

Il fratello di Chiara, Marco Poggi, in un’intervista rilasciata a Quarto Grado in onda il 5 giugno 2026 ha invece affermnato “Siamo convinti che Stasi sia colpevole e che le sentenze a cui siamo arrivati siano la realtà. Le intercettazioni le ho sentite e resto della mia idea“. Poggi ha raccontato di non aver creduto inizialmente alla colpevolezza di Stasi, tanto che, quando arrivò la scarcerazione dopo il primo arresto, si dichiarò “contento perché ero convinto che non c’entrasse nulla”. Negli anni la sua posizione si modificò: “Il convincimento nasce dall’aver seguito un po’ tutti i processi e le discussioni in aula. Tutte le prove che sono state discusse  ci hanno convinto in maniera definitiva”.

L’iter processuale e gli accertamenti noti fino ad ora

Il delitto di Chiara Poggi avvenne il 13 agosto 2007 nella villetta di via Giovanni Pascoli a Garlasco. La vittima fu trovata senza vita nella casa di famiglia; il fidanzato, Alberto Stasi, fu indagato, processato e, dopo vari gradi di giudizio, condannato in appello-bis e poi dalla Corte di Cassazione. La sentenza definitiva di conferma della condanna è del 2015. Nel tempo sono stati eseguiti accertamenti tecnici e sono emerse contestazioni procedurali: prime perizie collocarono la morte in una fascia oraria diversa da quella successivamente ritenuta compatibile con alcuni riscontri; furono sollevate critiche sulle modalità di rilevamento della scena del crimine e sulla conservazione delle prove.

Nei periodi successivi furono eseguite nuove analisi su tracce biologiche, sul materiale sequestrato e su elementi informatici. Nell’ultima fase, come riferito dalla madre di Stasi, la Procura di Pavia ha vagliato nuovi accertamenti che coinvolgerebbero Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi. Già oggetto di indagini archiviate in passato, Sempio è tornato nel mirino degli inquirenti nel 2025 sulla base di nuovi accertamenti su DNA, impronte e intercettazioni ambientali, tra cui una in cui avrebbe detto “Quando sono andato io… il sangue c’era” – frase che i carabinieri ritengono compatibile anche con “quando sono andato via“, ma che secondo l’accusa implica una conoscenza diretta della scena del crimine.

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