Qualche settimana fa, Gabriela Mabel De Los Santos aveva acceso i riflettori su Nicole Minetti con un racconto esplosivo. Oggi, invece, la massaggiatrice uruguaiana cambia completamente versione. Davanti a un notaio in Uruguay, ha giurato di non sapere nulla dei festini nella villa di Punta del Este, né di Minetti né di Giuseppe Cipriani. Un passo indietro clamoroso, che arriva proprio mentre la Procura di Milano ha già chiuso le indagini. Le sue nuove dichiarazioni sono state inviate in queste ore al Quirinale, scuotendo nuovamente una vicenda già al centro dell’attenzione.
A maggio 2026, davanti a un notaio di Montevideo, la massaggiatrice uruguaiana ha formalizzato la sua nuova versione. Nella dichiarazione giurata, ha cancellato ogni riferimento ai presunti festini e all’uso di droga nel ranch Gin Tonic di Cipriani, smentendo quanto aveva raccontato a un quotidiano italiano. La novità è giunta a Milano solo dopo che la Procura generale aveva già chiuso l’istruttoria e pubblicato un comunicato in cui smentiva le voci uscite sulla stampa. Le autorità uruguaiane hanno trasmesso le sue parole ai magistrati milanesi tra venerdì pomeriggio e sabato mattina, che le hanno poi girate direttamente alla Presidenza della Repubblica, senza chiedere ulteriori approfondimenti.
Questo cambio di versione è importante perché riguarda uno dei punti chiave considerati nel momento in cui si è valutata la concessione della grazia a Nicole Minetti. L’ex consigliera del PdL, condannata per favoreggiamento della prostituzione e peculato, ha presentato un presunto cambiamento di vita. Le indagini difensive e i controlli dei carabinieri non avevano trovato conferme a quanto raccontato in origine da Gabriela, e ora questa svolta conferma quanto le sue prime dichiarazioni fossero in realtà molto contraddittorie e ora completamente riviste.
Politica, giustizia e reazioni: il caso che non si placa
La questione non riguarda solo Minetti e la sua difesa. Ha acceso un acceso scontro politico e richieste di chiarezza da parte delle istituzioni. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha espresso in questi giorni un netto disappunto per la durata eccessiva di alcune inchieste che coinvolgono personaggi come Silvio Berlusconi e la stessa Minetti. Secondo Nordio, indagini che si prolungano troppo finiscono per danneggiare la credibilità dello Stato di diritto. Il ministro ha anche criticato l’opposizione, accusandola di aver frainteso i segnali politici legati a queste vicende, definendo alcune posizioni “ridicole” e incapaci di vedere che l’attacco vero era rivolto alla Presidenza della Repubblica, non ai singoli protagonisti.
In un’intervista a Il Giornale, Nordio ha sottolineato l’importanza di affidare le indagini successive a magistrati diversi per evitare pregiudizi e ripetizioni inutili. Il caso Minetti, insieme alla grazia concessa a febbraio 2026, ha scatenato un dibattito acceso sulla correttezza dell’iter giudiziario e amministrativo che ha portato al provvedimento del presidente Mattarella. Nella bilancia pesa anche lo stato di salute del figlio adottivo di Minetti, un elemento chiave per la protesta della famiglia e motivo ufficiale alla base della richiesta di clemenza.
Il rapporto tra politica e magistratura resta teso e complicato, mentre la posizione legale di Minetti sembra rafforzarsi. Anche la Procura generale di Milano ha recentemente confermato l’assenza di elementi contrari alla concessione della grazia, nonostante le prime accuse esplose sui media. In questo quadro, la dichiarazione notarile uruguaiana rappresenta un tassello decisivo per chiarire molti dubbi e delineare lo stato attuale della vicenda.
