A quasi tre anni dalla morte di Andrea Purgatori, la vicenda giudiziaria legata alle cure ricevute dal giornalista entra in una nuova fase. Il gup di Roma ha disposto il rinvio a giudizio di quattro medici che ebbero in cura il giornalista, autore televisivo e volto de La7, scomparso il 19 luglio 2023. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo. Il processo è fissato per il 12 gennaio 2027.
Gli imputati sono il radiologo Gianfranco Gualdi, il suo assistente Claudio Di Biasi, la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, appartenente alla stessa équipe, e il cardiologo Guido Laudani. Secondo l’impianto accusatorio, nella gestione clinica di Purgatori sarebbero stati commessi errori diagnostici e terapeutici che avrebbero inciso sul percorso di cura del giornalista.
Cosa contestano i pm ai quattro medici
L’inchiesta si concentra sugli eventi della primavera del 2023, quando ad Andrea Purgatori viene diagnosticato un tumore al polmone con presunte metastasi cerebrali. Proprio su quel passaggio si concentra una parte centrale dell’inchiesta. La Procura di Roma contesta infatti la lettura di una risonanza magnetica dell’8 maggio 2023, dalla quale sarebbe derivata l’indicazione di una metastatizzazione cerebrale che, secondo i consulenti nominati dalla Procura, sarebbe stata erroneamente diagnosticata.
Il giornalista, dunque, si sarebbe sottoposto a trattamenti radioterapici che, secondo l’accusa, sarebbero stati effettuati sulla base di una diagnosi errata. Parallelamente, sarebbe stato trascurato un altro quadro clinico: la presenza di lesioni riconducibili a fenomeni ischemici e, soprattutto, l’endocardite infettiva che avrebbe poi causato il decesso.
La perizia: “catastrofica sequela di errori e omissioni”
Nella perizia medico-legale disposta nell’ambito dell’inchiesta si parla di una “catastrofica sequela di errori e omissioni”. Un passaggio molto forte, che sintetizza il cuore dell’accusa: Purgatori, pur affetto da una grave patologia oncologica, sarebbe morto per le conseguenze di una endocardite infettiva, cioè un’infezione del rivestimento interno del cuore.
Secondo i consulenti, l’endocardite avrebbe potuto essere individuata prima, almeno durante il ricovero tra il 10 e il 23 giugno 2023, o addirittura già nella seconda metà di maggio, se gli accertamenti fossero stati interpretati correttamente. La tesi dell’accusa è che una diagnosi tempestiva avrebbe consentito di avviare cure antibiotiche adeguate.
Il ruolo delle strutture sanitarie e le parti civili
Nel procedimento sono coinvolte anche alcune strutture sanitarie come responsabili civili. Nei mesi scorsi il gup aveva respinto le richieste di esclusione avanzate da cliniche e soggetti chiamati nel processo, mantenendoli quindi nel perimetro del procedimento. La famiglia di Purgatori si è costituita parte civile, così come Cittadinanzattiva.
I figli del giornalista, tramite i legali, hanno più volte espresso soddisfazione per le decisioni del giudice, sostenendo la necessità di chiarire fino in fondo quanto accaduto durante il percorso sanitario del padre.
Il processo per la morte di Purgatori
Con il rinvio a giudizio, la vicenda entra ora nella fase dibattimentale. Sarà il processo a stabilire se gli errori contestati dalla Procura abbiano avuto un ruolo causale nella morte di Andrea Purgatori e se vi siano responsabilità penali a carico dei quattro medici.
