La vicenda della Global Sumud Flotilla continua a far discutere sul piano internazionale. Da una parte aumentano le richieste di intervento per ottenere il rilascio degli attivisti bloccati in Libia, dall’altra emergono nuove testimonianze di volontari rientrati in Europa che denunciano presunti maltrattamenti e violenze subiti durante la missione. Intanto, familiari, amministratori locali e organizzazioni umanitarie seguono con apprensione l’evolversi della situazione.
La richiesta di un intervento diplomatico immediato
La delegazione italiana della Global Sumud Flotilla ha rivolto un appello ai governi di diversi Paesi, tra cui Italia, Spagna, Polonia, Stati Uniti, Argentina, Uruguay, Portogallo e Tunisia, chiedendo contatti urgenti con le autorità della Libia orientale con sede a Bengasi.
L’obiettivo è ottenere la liberazione senza condizioni dei dieci attivisti fermati e garantire il proseguimento in sicurezza della missione umanitaria. Secondo il movimento, i volontari coinvolti sarebbero civili disarmati impegnati esclusivamente in attività di assistenza e la loro detenzione non avrebbe alcun fondamento giuridico.
Global Sumud Flotilla, le accuse alle autorità della Libia orientale
Nella ricostruzione fornita dalla Flotilla, il fermo degli attivisti sarebbe arrivato dopo una serie di tentativi falliti di dialogo con le autorità locali. Il convoglio avrebbe cercato in due occasioni di avviare negoziati formali prima dell’ingresso nell’area controllata dalle forze della Libia orientale.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori, un primo contatto avrebbe ricevuto una risposta positiva senza però tradursi in un incontro concreto, mentre un secondo tentativo si sarebbe concluso con l’invito a lasciare immediatamente la zona. Solo dopo il mancato esito dei canali ufficiali, il convoglio avrebbe deciso di dirigersi verso il valico di frontiera per cercare un confronto diretto.
I volontari della Flotilla rientrati raccontano la loro esperienza
Nel frattempo sono tornati in Italia alcuni degli attivisti coinvolti nella missione. All’aeroporto Marco Polo di Venezia sono arrivati i due volontari veneti della Global Sumud Flotilla, accolti da amici e familiari.
Beatrice Lio ha descritto le condizioni vissute durante la detenzione parlando di un sistema che, a suo dire, avrebbe assunto caratteristiche assimilabili a una forma di tortura. Secondo la sua testimonianza, vi sarebbe stato un trattamento particolarmente duro nei confronti di persone di origine turca o con tratti riconducibili al mondo arabo-musulmano, senza distinzione di età, genere o condizioni fisiche.
Simone Zambrin ha invece sottolineato la necessità di fornire assistenza a tutte le persone coinvolte nella missione, evidenziando le conseguenze fisiche e psicologiche che l’esperienza avrebbe lasciato sui partecipanti.
Il ritorno di Giuseppina Branca
Una delle notizie più attese riguarda il rientro in Italia di Giuseppina Branca, infermiera volontaria di 79 anni residente a Cannero, nel Verbano-Cusio-Ossola.
L’attivista era rimasta bloccata per diversi giorni nei pressi di Sirte, in Libia, mentre partecipava alla carovana diretta verso Gaza. Amici e conoscenti hanno confermato il suo ritorno a casa, esprimendo al tempo stesso preoccupazione per la sorte dei dieci attivisti ancora fermati.
Secondo quanto riferito in precedenza dal marito, una parte della delegazione composta da personale sanitario e carichi di medicinali e generi alimentari aveva ottenuto il permesso di proseguire il viaggio oltre il confine tra le diverse aree di controllo libiche. Altri partecipanti, invece, avrebbero dovuto fare ritorno a Tripoli.
Global Sumud Flotilla, ad Albugnano si attendono notizie di Dina Alberizia
Grande apprensione anche in Piemonte per Leonarda “Dina” Alberizia, pensionata e volontaria della missione umanitaria.
La sindaca di Albugnano, Aurora Angilletta, ha raccontato di essere rimasta in contatto quotidiano con la donna fino a poche ore prima della perdita dei collegamenti. L’ultimo contatto telefonico risalirebbe alla mattina precedente alla partenza verso la Libia orientale.
Da quel momento il telefono risulta spento e non è stato più possibile parlare con lei. Secondo le informazioni disponibili, Alberizia sarebbe stata fermata insieme all’altro cooperante italiano Domenico Centrone nella zona di Sirte. Le autorità locali li considererebbero entrati nell’area senza le autorizzazioni richieste.
La vicenda ha colpito profondamente la comunità di Albugnano, piccolo centro dell’Astigiano dove la donna viveva da alcuni anni dopo il pensionamento.
Otto Paesi islamici contro Ben-Gvir
Sul caso è intervenuta anche una coalizione di otto Paesi islamici. In una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri di Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno condannato il comportamento attribuito al ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir nei confronti dei partecipanti alla Flotilla.
Nel documento si parla di umiliazioni pubbliche considerate lesive della dignità umana e incompatibili con gli obblighi previsti dal diritto internazionale e dalle norme sulla tutela dei diritti umani.
I firmatari hanno inoltre criticato le posizioni e le iniziative del ministro israeliano nei confronti dei palestinesi, chiedendo che venga chiamato a rispondere delle proprie azioni e che vengano adottate misure per evitare il ripetersi di simili episodi.
I timori per i dieci attivisti della Flotilla ancora fermati
Resta alta infine la preoccupazione per i dieci membri del convoglio trattenuti dalle autorità della Libia orientale. Amina Tridente, portavoce della Global Sumud Flotilla Puglia, ha spiegato che gli attivisti sarebbero considerati privi del necessario permesso di sicurezza e per questo trattati come clandestini.
Secondo le informazioni raccolte dagli organizzatori, nelle prossime ore un giudice dovrebbe pronunciarsi sulla loro posizione, con l’ipotesi di un’espulsione che resta sul tavolo.
Nel frattempo il resto della carovana, composta da circa 400 persone provenienti da diversi Paesi e comprendente anche dodici italiani, rimane accampato nei pressi del posto di blocco dove sono stati fermati i volontari. L’attesa è tutta concentrata sull’esito delle decisioni delle autorità libiche e sulla possibilità che gli attivisti possano tornare presto in libertà.
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