“Non sappiamo quando potremo uscire da qui”. Così raccontano due degli italiani bloccati tra Sirte e Bengasi, in Libia, insieme ad altri otto attivisti. Stavano cercando di aprire un corridoio umanitario verso Gaza, ma il loro convoglio è stato fermato da miliziani armati, fedeli al generale Khalifa Haftar. La Global Sumud Flotilla, un gruppo di circa duecento persone – medici, ingegneri, difensori dei diritti umani – si è trovata intrappolata in mezzo alla Cirenaica, in una situazione che si fa sempre più tesa. Nel frattempo, la Farnesina ha attivato un’unità di crisi per seguire da vicino ogni sviluppo.
Flotilla, italiani fermarti: l’accaduto
Il gruppo è partito nel primo pomeriggio, intorno alle 14:30, da una località non precisata, con sette ambulanze e dieci camion pieni di aiuti destinati alla Striscia di Gaza. L’obiettivo era raggiungere Sirte, città sotto il controllo di Haftar, ma a pochi chilometri dal traguardo il convoglio è stato fermato dalla 604esima brigata, miliziani armati schierati con cecchini e veicoli pesantemente armati. L’atmosfera si è fatta subito tesa e intimidatoria.
Nonostante ciò, un piccolo gruppo di dieci persone – tra cui italiani, statunitensi, spagnoli, polacchi, portoghesi e greci – ha cercato di avvicinarsi a un posto di blocco per trattare il passaggio con le autorità locali. Da quel momento, però, le comunicazioni si sono interrotte bruscamente. Familiari e colleghi sono rimasti nel panico e nel silenzio più totale.
Il convoglio assicura di agire in modo pacifico, rispettando il diritto internazionale, e sostiene che ogni azione è documentata e finalizzata al recupero delle infrastrutture civili e sanitarie di Gaza. Ma i tentativi di negoziare un accesso sicuro con le autorità libiche sono rimasti senza risposta. Il gruppo si è trovato così davanti a una quarantina di miliziani fedeli a Haftar. La situazione rischia di degenerare in una crisi diplomatica e umanitaria dalle conseguenze imprevedibili.
Due italiani trasferiti a Bengasi, espulsione dietro l’angolo
Fonti locali e la portavoce italiana Maria Elena Delia confermano che tra i dieci bloccati della Flotilla ci sono due italiani: Domenico Centrone, 33 anni, di Molfetta, e Dina Alberizia, originaria del Piemonte. Sono stati trasferiti a Bengasi, la capitale della Cirenaica sotto il controllo di Haftar, dove rischiano di essere trattati come clandestini. Le autorità libiche sembrano orientate a espellerli a breve, aumentando così l’incertezza sul loro destino e su quello degli altri membri del convoglio.
Sara Suriano, 33 anni di Andria e compagna di viaggio, si trova a pochi metri dal checkpoint e racconta di aver perso i contatti con il gruppo poco dopo l’ingresso in Libia orientale. Intanto, l’unità di crisi della Farnesina è al lavoro per verificare ogni dettaglio e mantenere aperti i canali diplomatici.
Il clima in Cirenaica resta molto teso. L’azione del governo di Haftar si inserisce in un contesto di conflitto armato e instabilità politica che rende ogni passo estremamente delicato. La situazione è in continuo divenire, mentre la comunità internazionale segue con crescente preoccupazione.
