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Mara Maionchi stronca “Per sempre sì” di Sal Da Vinci: “Due cogl**i*”

Ospite del "De Core Podcast", Mara Maionchi commenta senza filtri la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo 2026. E le sue parole riaccendono il dibattito tra tradizione musicale e pop contemporaneo

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Un'immagine di Mara Maionchi sorridente presa dal suo account Instagram

Istangram @realmaramaionchi

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandosi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Mara Maionchi continua a essere una delle poche figure della musica italiana capaci di dividere il pubblico con una sola frase.

Ospite del De Core Podcast, la storica produttrice discografica ha commentato la vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 e il percorso all’Eurovision Song Contest di Vienna con Per sempre sì, usando parole che in poche ore sono diventate virali sui social.

La frase di Mara Maionchi che ha fatto esplodere i social

“Per sempre sì? Due cogl**i*”, ha detto Maionchi parlando del brano vincitore.
Subito dopo però ha anche spiegato meglio il suo pensiero: “Io amo le cose particolari. Questa era una canzone tradizionale. Era l’unica cosa precisa. Mi è piaciuto, ma non è che ci fossero i Beatles”. Parole che, come spesso accade quando parla Mara Maionchi, hanno immediatamente acceso il dibattito online tra chi considera il suo commento una provocazione lucida e chi invece lo ha giudicato troppo duro nei confronti del cantante napoletano.

Per sempre sì e il ritorno della canzone tradizionale

In realtà, dietro la battuta di Mara Maionchi, c’è anche una riflessione più ampia sulla musica italiana contemporanea. Per sempre sì ha infatti rappresentato una delle canzoni più tradizionali dell’ultimo Festival di Sanremo 2026: struttura classica; forte componente melodica; interpretazione emotiva; linguaggio molto popolare.

Elementi che hanno permesso al brano di parlare a un pubblico trasversale e di riportare al centro un immaginario musicale profondamente italiano. Ed è probabilmente proprio questo che Mara Maionchi stava criticando: non tanto il pezzo in sé, quanto la sensazione che Sanremo continui spesso a premiare brani rassicuranti più che realmente innovativi.

Il dibattito sulla musica italiana tra innovazione e tradizione

Le dichiarazioni di Maionchi hanno infatti riacceso uno dei dibattiti che accompagnano ormai ogni edizione del Festival: la musica italiana deve puntare sulla tradizione o cercare linguaggi più internazionali e contemporanei?

Negli ultimi anni Sanremo ha alternato artisti capaci di innovare il pop italiano ad altri più legati alla tradizione melodica. E proprio Sal Da Vinci, con il suo stile fortemente identitario e popolare, rappresenta quasi l’opposto della nuova scena urban ed elettronica che domina classifiche e streaming. E ancora una volta, dietro una battuta brutale di Mara Maionchi, si è aperta una discussione molto più grande sulla direzione della musica italiana di oggi.

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