Guerra in Iran, la diretta di oggi, 25 maggio
Nuovi sviluppi nella Guerra in Iran sul fronte diplomatico: Teheran conferma progressi nei colloqui con gli Stati Uniti mediati dal Pakistan, ma avverte che un accordo “non è imminente” a causa delle divergenze ancora aperte. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei parla di diffidenza reciproca, mentre Marco Rubio sostiene che sul tavolo ci sia una proposta “piuttosto solida”. Donald Trump ribadisce di non voler accettare un’intesa sfavorevole con l’Iran.
Cosa sta succedendo nella guerra in Iran:
- Teheran: progressi nei colloqui ma accordo ancora lontano
- Iran: “Persistono diffidenza e divergenze con gli Usa”
- Mediazione del Pakistan nei negoziati tra Washington e Teheran
- Marco Rubio: “Esiste una proposta molto solida”
- Trump: “L’accordo con l’Iran sarà grandioso oppure non ci sarà”
Cosa sta succedendo
La tensione in Medio Oriente resta alta con un possibile accordo Usa-Iran che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, una tregua di 60 giorni e l’alleggerimento delle sanzioni. Intanto, Israele intensifica le misure di sicurezza contro la minaccia di droni esplosivi da Beirut.
Ultimi sviluppi: un raid israeliano vicino a Khan Younis ha ucciso due palestinesi, tra cui una bambina di sei anni, mentre Donald Trump afferma che i negoziati con l’Iran procedono bene e invita Arabia Saudita e Qatar a firmare subito gli Accordi di Abramo.
- Khan Younis: due palestinesi uccisi, tra cui una bambina, in raid israeliano con 17 feriti
- Trump: negoziati con l’Iran procedono bene, possibile grande accordo o nessun accordo
- Accordi di Abramo: Trump invita Arabia Saudita e Qatar a firmare immediatamente per normalizzare rapporti con Israele
L'ex presidente Donald Trump invita Arabia Saudita e Qatar ad avviare «la firma immediata» degli Accordi di Abramo per normalizzare i rapporti con Israele, secondo un post su Truth Social. Trump afferma che «tutti gli altri Paesi dovrebbero seguire l'esempio» e avverte che chi non lo farà «mostrerà cattive intenzioni». L'ex presidente aggiunge che sarebbe un onore includere anche l'Iran nella coalizione mondiale degli Accordi, qualora firmasse un accordo con lui come presidente degli Stati Uniti. Trump definisce l'intesa «il più importante accordo mai firmato da questi Paesi storicamente in conflitto».
Donald Trump afferma su Truth che i negoziati con l'Iran stanno procedendo bene e che si potrebbe raggiungere un grande accordo o nessun accordo. Trump avverte che in assenza di un'intesa si tornerà a un conflitto più intenso, ma sottolinea che nessuno desidera questa escalation, secondo quanto riportato dal suo post.
Almeno due palestinesi, tra cui una bambina di sei anni, sono stati uccisi da raid di elicotteri Apache israeliani vicino a via 5, a ovest di Khan Younis, nel sud di Gaza, riferisce l'agenzia Wafa. Fonti mediche parlano di 17 feriti e di diverse tende incendiate. Le vittime sono Menna Allah Nabil Abu Labda, sei anni, e Hanan Abdel Nasser Mahmoud, 31 anni; i loro corpi sono stati trasferiti all'ospedale da campo specializzato kuwaitiano.
Il presidente Donald Trump afferma di aver detto ai leader di Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto e Giordania che «dovrebbe essere obbligatorio che tutti questi Paesi, almeno simultaneamente, firmino gli Accordi di Abramo» dopo l’intesa con l’Iran, normalizzando le relazioni con Israele. Trump ha definito questa adesione una ricompensa «dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti per mettere insieme questo puzzle molto complesso», secondo quanto riportato dal suo profilo Truth Social. Ha precisato che «alcuni Paesi potrebbero avere motivi per non aderire, e questo sarà accettato, ma la maggior parte dovrebbe essere pronta a rendere questo accordo con l’Iran un evento storico».
Secondo l'agenzia di stampa di Ramallah Wafa, un bambino è stato ucciso lunedì in un attacco di droni israeliani a Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale, e altre 17 persone sono rimaste ferite. L'agenzia palestinese Shehab aveva segnalato un attacco contro una tenda di sfollati nella stessa area. Fonti ospedaliere di Gaza riferiscono sei morti e otto feriti nelle ultime 24 ore.
Stati Uniti e Iran discutono un accordo che prevede la riapertura dello stretto di Hormuz, secondo fonti ufficiali. L'intesa includerebbe una tregua di 60 giorni, la riapertura delle rotte marittime, un alleggerimento delle sanzioni e nuovi negoziati sul programma nucleare iraniano. Il passaggio è strategico per circa un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa di gas naturale liquefatto. La posta in gioco riguarda la stabilità dell'economia globale, minacciata da crisi energetiche, alimentari e di costo della vita.
David Ignatius, opinionista del Washington Post, definisce azzardata la exit strategy di Donald Trump sull’Iran, pur riconoscendo l’assenza di alternative migliori per il presidente. Ignatius sottolinea che un accordo di pace eviterebbe un vicolo cieco militare, ma dubita che i Pasdaran possano contribuire alla costruzione di uno stato moderno. L’analista evidenzia inoltre la scarsa chiarezza di Israele e Stati Uniti nel sostenere il popolo iraniano negli ultimi tre mesi.
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi sono a Doha per discutere con il primo ministro del Qatar di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran. I colloqui riguardano la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’uranio arricchito e i beni iraniani congelati, secondo fonti ufficiali. Alla delegazione partecipa anche Abd al-Nasser Hemmati, governatore della Banca Centrale iraniana.
Benny Gantz ha dichiarato che «la migliore difesa contro Hezbollah è un attacco», riferendosi alla minaccia dei droni esplosivi. Il leader centrista israeliano ha aggiunto che «se i droni continuano a colpire Israele, nessun aereo deve decollare da Beirut», secondo media locali.
La marina iraniana ha comunicato che 32 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz dopo aver ottenuto il permesso coordinato con la sicurezza della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Il rapporto, pubblicato dall'agenzia semi-statale Tasnim, indica che le imbarcazioni comprendevano petroliere, portacontainer e altre navi commerciali. Le autorità iraniane mantengono chiuso il passaggio per il traffico marittimo generale, mentre l'IRGC valuta le richieste di transito per un numero limitato di navi, secondo Al Jazeera.
Il board editoriale del Wall Street Journal definisce un «tradimento degli interessi americani e del popolo iraniano» un eventuale salvataggio economico del regime iraniano, aggravato dalla guerra e dalle crisi interne. Il quotidiano commenta le indiscrezioni su un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, che prevede 60 giorni di trattative e concessioni americane prima di un'intesa sul nucleare. Il giornale si interroga se Donald Trump stia effettivamente salvando il regime con questo accordo, secondo il board editoriale.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non voler «affrettare un accordo» per porre fine alla guerra con l’Iran, sottolineando la necessità di evitare errori, riporta la corrispondente Viviana Mazza da New York. I repubblicani lo hanno avvertito che una mossa frettolosa potrebbe rivelarsi un «errore disastroso». Trump punta a un «reset» delle relazioni con Teheran e a una possibile normalizzazione tra Iran e Israele, confidando in un indebolimento dell’economia iraniana come leva negoziale.
Un funzionario iraniano anonimo ha detto al Washington Post che la riapertura dello Stretto di Hormuz avverrà in più fasi. La prima prevede lo sblocco di 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, operazioni di sminamento e la revoca del blocco navale statunitense. Secondo il quotidiano Usa, non è chiaro quando lo Stretto sarà completamente navigabile, ma un alto funzionario americano ha definito il piano un modo per «alleviare i costi del carburante per le famiglie americane». Il Wp riferisce che i beni congelati saranno sbloccati solo se l'Iran inizierà a cedere l'uranio arricchito e rispetterà gli altri punti dell'accordo.
L'esercito israeliano ha ordinato lo sfollamento di alcuni residenti di Tiro e delle aree limitrofe nel sud del Libano, annunciando imminenti attacchi nella zona. Lo ha riferito il portavoce in arabo dell'esercito, Avichay Adraee, che ha pubblicato su X una mappa con due edifici indicati come obiettivi. I residenti devono allontanarsi di almeno 300 metri dagli edifici segnalati, secondo quanto riportato dal portavoce.
L'esercito israeliano ha avvertito i residenti di Tiro e dintorni, nel sud del Libano, di evacuare in vista di attacchi imminenti, secondo il portavoce in arabo Avichay Adraee. Su X, Adraee ha scritto che «chiunque si trovi vicino a elementi, infrastrutture o mezzi da combattimento di Hezbollah mette a rischio la propria vita».
Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze israeliano di estrema destra, ha chiesto di distruggere dieci edifici a Beirut per ogni drone esplosivo lanciato da Hezbollah. Smotrich ha sottolineato l'approvazione di un budget speciale di circa 2 miliardi di shekel (692 milioni di dollari) per soluzioni tecnologiche contro la minaccia dei droni, secondo quanto riferito da media israeliani. Il ministro ha collegato la richiesta all'attacco con drone di Hezbollah nel sud del Libano, che ha causato la morte di un soldato israeliano. «La risposta a una minaccia significativa deve essere significativa», ha scritto Smotrich su X, aggiungendo che Israele deve imporre un prezzo deterrente e sproporzionato al nemico per cambiare l'equilibrio su tutti i fronti.
Un funzionario iraniano anonimo ha riferito al Washington Post che la riapertura dello Stretto di Hormuz avverrà in più fasi. Nella prima, gli Stati Uniti sbloccheranno 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, avvieranno operazioni di sminamento e revoceranno il blocco navale americano. Il quotidiano Usa segnala che non è chiaro quando lo Stretto tornerà navigabile, mentre un alto funzionario Usa definisce il piano un modo per «alleviare i costi del carburante per le famiglie americane». Lo sblocco dei beni iraniani dipenderà dall'avvio della riduzione dell'uranio arricchito da parte di Teheran, secondo la fonte citata dal Washington Post.
Aerei israeliani hanno sganciato missili incendiarî al fosforo sulle foreste del comune di Qalila, nel sud del Libano, provocando incendi in agrumeti e terreni agricoli, riferisce l’Agenzia nazionale libanese (NNA). I missili al fosforo si accendono a contatto con l’ossigeno e il loro impiego in aree popolate è oggetto di ampie condanne internazionali.
Donald Trump ha dichiarato di non voler «affrettare un accordo» per porre fine al conflitto con l'Iran, sottolineando la necessità di evitare errori, secondo quanto riferito da media statunitensi. Alcuni esponenti repubblicani hanno avvertito che una fretta eccessiva potrebbe causare un «errore disastroso». Trump mira a un «reset» delle relazioni con Teheran e a una possibile normalizzazione con Israele, offrendo in cambio opportunità economiche simili a quelle con il Venezuela. Tuttavia, fonti indicano che la leadership iraniana adotta una visione differente sulla crisi economica del paese.
Il primo ministro libanese Nawaf Salam invita alla solidarietà con «le famiglie dei martiri, i feriti, i prigionieri, gli sfollati e il popolo resistente del sud» in occasione della Giornata della Resistenza e Liberazione. Salam denuncia che Israele continua ad attaccare il Libano nonostante il «cessate il fuoco», e afferma che «non festeggeremo fino al completo ritiro israeliano e al ritorno sicuro e dignitoso della nostra gente». La giornata ricorda il ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano nel 2000, che pose fine all’occupazione.
L'agenzia palestinese Shehab riferisce che un attacco dell'Idf contro una tenda di sfollati a Khan Yunis ha causato la morte di un uomo e il ferimento di diverse persone. L'episodio è avvenuto nella Striscia di Gaza, secondo fonti locali.
Secondo due funzionari israeliani citati da Reuters, Benjamin Netanyahu ha confidato a collaboratori che Israele ha limitate possibilità di influenzare le scelte del presidente Usa Donald Trump sull'Iran. Fonti del New York Times indicano che Netanyahu è stato in gran parte escluso dai negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto.
Centinaia di residenti della Galilea, nel nord di Israele, hanno cambiato domicilio e trasferito i figli in scuole lontane per sfuggire ai continui lanci di droni di Hezbollah, rinunciando ai benefici fiscali, riferisce Channel 12. Le comunità si trovano vicino al confine con il Libano e spesso non hanno tempo di raggiungere i rifugi dopo le sirene. Sono state diffuse immagini di studenti nascosti sotto i banchi durante le esplosioni.
Due droni israeliani hanno attaccato il comune di al-Shahabiya e le periferie di Bazouriyeh nel distretto di Tyre, secondo Al Jazeera Arabic. Separatamente, l’esercito israeliano ha colpito anche i comuni di ad-Doueir e Kafr Reman nel distretto di Nabatieh, riferiscono media locali.
Il Libano celebra il 25 maggio la Giornata della Resistenza e Liberazione, in ricordo del ritiro delle forze israeliane dal sud nel 2000, secondo fonti locali. Ventisei anni dopo, la liberazione è minacciata da una campagna militare israeliana in espansione e da un tentativo sistematico di cancellare le prove di presunti crimini di guerra passati. Immagini satellitari recenti mostrano bulldozer israeliani che hanno raso al suolo i resti del centro di detenzione di Khiam, noto per torture operate da Israele e milizie proxy, riferisce Al Jazeera. Il giornalista Obaida Hitto ha incontrato ex prigionieri a Tiro.
Abdolnaser Hemmati, governatore della Banca Centrale iraniana, si è recato a Doha per discutere dello sblocco dei fondi iraniani congelati, riferisce l'emittente statale Irib. La visita segue i recenti colloqui a Teheran con una delegazione qatarina sullo stesso tema.
Il ministero degli Esteri iraniano ha negato l’esistenza di piani per una visita ufficiale in Pakistan o per l’arrivo di mediatori pachistani a Teheran, secondo media locali. Il parlamentare Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale, ha affermato che «il tempo gioca contro gli americani» e ha invitato gli Stati Uniti a negoziare la fine della guerra. L’esercito israeliano ha riferito che un drone ha colpito una zona dove operano le sue truppe nel sud del Libano. Forze israeliane hanno lanciato bombe incendiarie contro il comune di al-Haniyah e dintorni nel distretto di Tiro, secondo Al Jazeera Arabic. Il governo malese si prepara a portare Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia per il presunto rapimento e tortura di attivisti della flottiglia per Gaza, riporta Malay Mail.
Itamar Ben-Gvir, ministro della sicurezza nazionale israeliano di estrema destra, ha chiesto il ritorno a una «guerra intensa» in Libano, secondo quanto scritto sul suo profilo X. Ben-Gvir ha invitato il premier Netanyahu a «battere il pugno sul tavolo di Trump» per annunciare la ripresa del conflitto. Il ministro ha inoltre chiesto di interrompere l’elettricità in Libano e di conquistare Dahiyeh. Secondo fonti israeliane, droni a basso costo usati da Hezbollah hanno superato più volte il sistema radar israeliano durante il conflitto.
Donald Trump ha dichiarato su Truth che l'accordo con l'Iran sarà «grandioso e significativo» o non esisterà, definendo il precedente Jcpoa un «disastro» che avrebbe favorito il nucleare iraniano. Ha criticato duramente senatori e deputati repubblicani e democratici, accusandoli di ignoranza e slealtà, secondo quanto riportato dai media statunitensi. Trump ha inoltre anticipato che alcuni esponenti politici perderanno presto i loro incarichi.
Il primo ministro pakistano Nawaz Sharif ha iniziato a Pechino il suo tour in Cina, accompagnato dal negoziatore Munir. Imtiaz Gul, direttore del Center for Research and Security Studies di Islamabad, riferisce che i colloqui con Xi Jinping si concentreranno sulla mediazione per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Gul sottolinea che Islamabad gode della fiducia di capitali chiave come Teheran, Washington, Pechino e Mosca, che sostengono apertamente il ruolo di mediazione pakistano. L'analista evidenzia tuttavia il dilemma di Islamabad nel bilanciare i rapporti tra Cina e Stati Uniti.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che Teheran non accetterà pressioni o richieste eccessive durante i negoziati con gli Stati Uniti, secondo media locali. «La Repubblica islamica non cederà in alcun caso alle pressioni e alle richieste eccessive», ha aggiunto Pezeshkian.
Il ministro israeliano Itamar Ben Gvir ha chiesto di «tornare a una guerra spietata» in Libano e di occupare la zona di Zahrani, a circa 40 chilometri dal confine con Israele. Ben Gvir ha invitato il primo ministro Benjamin Netanyahu a procedere senza l'ok del presidente Usa Donald Trump, scrivendo che «è ora che Netanyahu batta i pugni sulla scrivania di Trump». L’area indicata è quattro volte più estesa rispetto agli ultimi avanzamenti israeliani in Libano.
Il Cogat, organismo israeliano per l'amministrazione civile nei Territori, afferma che ogni giorno entrano 600 camion di aiuti nella Striscia di Gaza, secondo dati del Cmcc guidato dagli Usa. Il 35% dei tir è gestito dall'Onu e organizzazioni internazionali, il resto dal settore privato, con il 70-80% del carico costituito da cibo. Dall'inizio della tregua sono entrate oltre 1,6 milioni di tonnellate di alimenti. Il Cogat accusa Hamas di usare gli abitanti di Gaza per una «campagna di menzogne» sulla carestia, secondo quanto riportato su X.
I raffinatori indiani hanno incrementato le importazioni di petrolio da Venezuela, Brasile, Angola e Nigeria dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, secondo Reuters che cita dati preliminari dell’analista Kpler. Prima dell’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran a febbraio, l’India acquistava la maggior parte del greggio dai paesi mediorientali vicini. Ad aprile e maggio, l’India ha inoltre continuato a importare petrolio dalla Russia per compensare la riduzione delle forniture regionali.
L’esercito israeliano comunica che un drone ha colpito una zona dove erano impegnate le sue truppe nel sud del Libano, dopo l’attivazione di sirene per un’infiltrazione aerea nemica nel nord di Israele, secondo fonti militari. Non si registrano feriti e l’incidente è sotto indagine.
Andrea Dessi, docente di relazioni internazionali all’American University di Roma, definisce «fluide» le trattative tra Stati Uniti e Iran, senza un accordo imminente, ma con segnali di «allentamento delle posizioni» da entrambe le parti, riferisce Al Jazeera. Dessi sottolinea che gli Usa si stanno distanziando da alcune «linee rosse» storiche, concentrandosi sulla separazione delle questioni. Tuttavia, avverte che «non siamo ancora fuori pericolo» e invita a mantenere l’attenzione sui canali diplomatici.
Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, riferisce l’agenzia statale Xinhua. La visita segue i colloqui con il premier Li Qiang e si inserisce negli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Sharif è arrivato oggi a Pechino accompagnato dal negoziatore capo, il maresciallo Asim Munir.
Le dighe in Iran sono piene al 67%, ma cinque bacini presentano livelli inferiori al 10%, secondo l'agenzia Isna. Le città di Teheran, Karaj, Mashhad, Arak, Qom, Isfahan, Yazd e Hamadan subiscono restrizioni nell'approvvigionamento idrico a causa della distribuzione irregolare delle precipitazioni. Isna riporta che la gestione dei consumi resta una priorità per far fronte alla situazione sfavorevole nelle province interessate.
Ross Harrison, esperto del Middle East Institute, afferma ad Al Jazeera che l’Iran punta a prolungare il conflitto per preservare una «linea di vita economica». Harrison sottolinea che Teheran cerca una nuova forma di deterrenza, diversa da quella indiretta esercitata tramite i proxy. Le dichiarazioni seguono quelle del portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, che ha escluso un accordo imminente.
Mohammad Bagher Ghalibaf è stato rieletto presidente del parlamento iraniano per il settimo anno consecutivo, riferisce l’agenzia Fars News. Ghalibaf è anche uno dei principali negoziatori nei colloqui per porre fine al conflitto, secondo fonti ufficiali.
Le forze israeliane hanno colpito con bombe incendiarie il comune di al-Haniyah e le aree circostanti nel distretto di Tiro, nel sud del Libano, secondo Al Jazeera Arabic. L’agenzia nazionale libanese ha riferito che anche la periferia di Qatrani è stata oggetto di un raid israeliano.
Ali Abtahi, ex vicepresidente iraniano, afferma in un'intervista esclusiva che il programma nucleare iraniano proseguirà. Secondo Abtahi, l’arricchimento dell’uranio per usi civili non può essere contestato.
I mercati finanziari globali registrano guadagni mentre i prezzi del petrolio scendono di oltre 5 dollari, con il Brent a 98,45 dollari al barile, il livello più basso dal 7 maggio, secondo dati delle 07:05 GMT. L’indice MSCI dei mercati emergenti asiatici sale dello 0,3%, mentre quello globale avanza dello 0,6% in Asia. Le valute regionali, tra cui rupia indiana e dollaro di Singapore, si apprezzano ai livelli di metà maggio. Il prezzo dell’oro aumenta oltre l’1% a 4.557,46 dollari l’oncia, con il dollaro Usa in calo. Il Nikkei giapponese supera per la prima volta quota 65.000 punti, registrando il miglior rialzo in tre giorni da oltre sei anni, riferiscono operatori di Seoul.
Il gabinetto politico-di sicurezza israeliano si riunirà domani alle 18.30 per discutere i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran. Lo riferiscono media nazionali israeliani, che sottolineano l'importanza della riunione nel contesto delle trattative diplomatiche.
Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il capo dell’esercito Asim Munir sono in Cina per discutere un accordo di pace sul conflitto in Iran, riferisce la stampa locale. A Pechino, Sharif ha definito il momento «critico» e ha dichiarato che «le cose stanno andando nella giusta direzione». Ha inoltre ringraziato la Cina per il suo sostegno nel promuovere la pace.
Il ministero degli Esteri iraniano ha precisato che Teheran applica tariffe per i «servizi di navigazione» alle navi che transitano nello Stretto di Hormuz, escludendo pedaggi. Il portavoce Esmaeil Baghei ha spiegato che le tariffe coprono i servizi di navigazione e le misure per proteggere l’ambiente dello Stretto, del Golfo Persico e del Mar di Oman. Baghei ha aggiunto che l’Iran «non sta cercando di riscuotere pedaggi».
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei esclude visite ufficiali tra Pakistan e Iran e avverte che Israele potrebbe «ostacolare» i colloqui tra Stati Uniti e Teheran, secondo media locali. Baghaei accusa le «entità sioniste» di cercare di minare l’accordo e segnala possibili ripercussioni sull’atteggiamento dei funzionari statunitensi.
Il presidente Donald Trump e la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei non hanno ancora finalizzato un accordo quadro, riferisce il Telegraph citando un funzionario statunitense anonimo. La bozza generale è pronta, ma manca l'approvazione finale di entrambi i leader. Una fonte del Golfo Persico ha detto che i leader regionali hanno esortato Trump ad accettare un cessate il fuoco per stabilizzare la regione. Fox News ha riferito che l'accordo è «completo al 95 per cento», ma restano divergenze su Hormuz e il materiale nucleare.
Benjamin Netanyahu torna oggi in aula a testimoniare nel processo per corruzione e frode, a sei anni dall’avvio del procedimento. I media israeliani evidenziano che le deposizioni del primo ministro sono iniziate il 10 dicembre 2024 e, dopo diversi rinvii legati anche alla guerra, dovrebbero concludersi entro due settimane. Il procuratore Yonatan Tadmor ha detto ai giudici che il controinterrogatorio potrebbe durare quattro o cinque giorni. Oggi Netanyahu risponde sul Caso 2000, dove è accusato di frode e abuso di fiducia per un presunto accordo con l’editore di Yediot Aharonot.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che la gestione dello Stretto di Hormuz spetta ai Paesi che si affacciano sulla zona. Baghaei ha aggiunto che Teheran è in contatto con questi Stati per garantire la sicurezza e tutelare i loro interessi. Pur escludendo l’applicazione di un pedaggio, ha precisato che «è normale che i servizi forniti richiedano un prezzo».
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che l’Iran e gli Stati Uniti hanno raggiunto intese su molte questioni per porre fine alla guerra, ma ha escluso che un accordo sia imminente. Baghaei ha aggiunto che non sono ancora state discusse le questioni relative al programma nucleare. «Nessuno può affermare che la firma di un accordo sia imminente», ha detto.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che l'obiettivo dei negoziati è porre fine alla guerra e che al momento non si discutono i dettagli sul nucleare. Secondo Baghaei, minacce e pressioni fanno parte della politica regionale, ma l'Iran continua a lavorare sul campo osservando i fatti. Un alto diplomatico iraniano ha aggiunto all'agenzia Isna che Teheran discuterà del programma nucleare con Washington solo se gli Stati Uniti rispetteranno gli impegni di un possibile memorandum d'intesa, con negoziati di 60 giorni in cambio della revoca delle sanzioni e della liberazione di beni esteri.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha riferito che Iran e Stati Uniti hanno raggiunto «un accordo di massima», ma ha precisato che la firma non è imminente. Baghaei ha spiegato che «abbiamo raggiunto un accordo su gran parte degli argomenti discussi, questo è corretto, ma ciò non significa che la firma di un accordo sia imminente».
Gli Stati Uniti ritengono che l’Iran abbia accettato in linea di principio i punti principali dell’accordo, ma la definizione del testo richiede ancora tempo, secondo un alto funzionario citato dalla Cnn. La Cbs riferisce analoghe informazioni, aggiungendo che l’intesa prevede lo smaltimento dell’uranio altamente arricchito. La fonte Usa attribuisce i ritardi alla lentezza del processo di approvazione iraniano sulle modifiche richieste dagli Stati Uniti. Il completamento dipenderà dalla rapidità con cui Teheran risponderà alle richieste.
L'Iran indica quattro elementi fondamentali nella sua strategia negoziale con gli Stati Uniti, secondo fonti diplomatiche. Tra questi, lo Stretto di Hormuz rappresenta una leva per discutere il programma missilistico. Il paese mostra cautela sull'eventuale arricchimento dell'uranio. Gli iraniani appaiono meno frettolosi nel concludere un accordo rispetto alla controparte.
Ali Abtahi, ex vicepresidente iraniano, afferma in un'intervista esclusiva che gli Stati Uniti e Israele hanno sottovalutato l'Iran. Secondo Abtahi, Mojtaba Khamenei è ferito ma resta in grado di guidare il paese. Conferma inoltre che il programma nucleare iraniano continuerà e che l'arricchimento dell'uranio per scopi civili non può essere contestato.
Milena Gabanelli e Giuseppe Sarcina approfondiscono il ruolo strategico degli stretti marittimi, tra cui Hormuz, nel commercio globale. Secondo gli autori, le tensioni geopolitiche mettono a rischio la libertà di navigazione, un principio finora ritenuto consolidato a livello internazionale. Il loro studio evidenzia come questi passaggi influenzino gli equilibri economici e politici mondiali.
Washington e Teheran hanno «concordato in linea di principio» i punti principali di un’intesa per superare il conflitto, ma manca ancora «l’approvazione finale» del presidente Usa Donald Trump e della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, scrive il Telegraph citando un funzionario americano. La bozza prevede la riapertura dello stretto di Hormuz e la consegna da parte di Teheran delle scorte di uranio altamente arricchito.
Il capo dell'esercito pakistano Asim Munir e il primo ministro Shehbaz Sharif sono arrivati in Cina per colloqui con i leader locali, riferiscono fonti ufficiali. Munir aveva visitato Teheran insieme al ministro degli Interni Mohsin Naqvi per tentare una mediazione tra Iran e Stati Uniti. Pechino ha confermato la collaborazione con il Pakistan per «dare un contributo positivo al rapido ripristino della pace e della stabilità in Medio Oriente».
Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha dichiarato che «o raggiungeremo un buon accordo, oppure dovremo trovare un'altra soluzione», riferendosi ai negoziati con l'Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente, secondo media tra cui Al Jazeera e Ndtv. Rubio ha aggiunto che «il presidente non concluderà un cattivo accordo» e che «daremo alla diplomazia ogni possibilità di successo prima di esplorare le alternative», ha riportato l'Indian Express.
Le autorità iraniane hanno giustiziato Abbas Akbari, condannato per un presunto colpo di stato a gennaio, riferisce l’agenzia Tasnim citata da Al-Jazeera. Akbari è stato impiccato dopo una sentenza della Corte Suprema per «moharebeh» (inimicizia contro Dio), danneggiamento di proprietà pubblica e aver sparato contro le forze di sicurezza nella provincia di Isfahan.
Il Tribunale Rivoluzionario di Teheran ha condannato a morte quattro persone per l'accoltellamento mortale di Arman Aliverdi, membro dei Basij, durante le proteste del 2022 in Iran. Nove arrestati sono accusati di aver aggredito Aliverdi, minato la sicurezza e fatto propaganda contro il sistema, secondo fonti ufficiali. Quattro imputati hanno ricevuto la pena capitale, mentre gli altri cinque sono stati condannati a uno-cinque anni di carcere.
Tre pescatori palestinesi sono rimasti feriti ieri dopo che navi della marina israeliana hanno aperto il fuoco contro la loro imbarcazione nelle acque al largo di Gaza City, riferisce Al-Jazeera. Il Palestinian Information Center ha pubblicato su X un video che mostra il momento dello sparo contro le barche dei pescatori, secondo media locali. Le tensioni nella regione restano elevate.
Il presidente Donald Trump e la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei non hanno ancora finalizzato un accordo quadro, riferisce The Telegraph citando un funzionario statunitense anonimo. Secondo il quotidiano, una bozza generale è stata elaborata, ma manca l'approvazione definitiva di entrambi i leader. Una fonte del Golfo Persico ha aggiunto che i leader regionali hanno invitato Trump ad accettare un cessate il fuoco per stabilizzare l'area. Fox News ha riportato domenica che l'intesa è «completa al 95 per cento», ma restano divergenze su Stretto di Hormuz e scorte nucleari iraniane.
Due navi cargo per il trasporto di gas naturale liquefatto hanno attraversato lo stretto di Hormuz, riferisce Al Jazeera. La metaniera «Fuwairit», registrata alle Bahamas, ha lasciato lo stretto e dovrebbe arrivare in Pakistan entro domani, con un carico imbarcato a marzo nel terminal qatariota di Ras Laffan. La nave «Al Rayyan» ha superato il passaggio e si trova ora tra Oman e Iran, con arrivo previsto in Cina il 27 giugno.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito che Israele avrà «sempre» il diritto di difendersi, indipendentemente dagli accordi con l'Iran. Da Nuova Delhi, Rubio ha affermato che Israele può reagire se Hezbollah lancia missili contro il Paese, in linea con le dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Netanyahu aveva riferito che Trump ha confermato il diritto di Israele a combattere in Libano contro Hezbollah, sostenuto dall'Iran.
Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio afferma che «l'accordo con l'Iran è ancora possibile, già lunedì», cioè oggi, 25 maggio. Secondo Rubio, l'intesa garantirà il diritto di difesa dello Stato di Israele. Il segretario ha aggiunto che, pur sperando in notizie già ieri sera, non attribuisce troppa importanza allo slittamento dell'accordo, riferisce la sua dichiarazione.
L'agenzia iraniana Tasnim riferisce che l'ostruzionismo statunitense sta rallentando i negoziati di pace, con alcune clausole ancora in discussione, tra cui lo sblocco dei beni iraniani congelati. Secondo Tasnim, queste questioni «non sono ancora risolte» e «c'è ancora la possibilità che non si raggiunga un accordo».
Il prezzo del petrolio registra un calo significativo: il Wti scende a 90,72 dollari al barile, con una flessione del 6,09%. Il Brent si attesta a 94,59 dollari, in calo del 5,61%, secondo dati di mercato.
Miliziani libici hanno bloccato un gruppo di attivisti della Flotilla impegnati in una missione terrestre verso Gaza, secondo il Tgr Rai Puglia. Il convoglio tentava di aprire un corridoio umanitario in Cirenaica ma è stato fermato e alcuni membri, tra cui due italiani, sarebbero stati arrestati. La portavoce italiana Maria Elena Delia riferisce che i contatti si sono persi a Sirte e tra gli arrestati ci sono un pugliese e una piemontese.
La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei si trova in un luogo segreto e utilizza una rete di corrieri per comunicare, riferisce Cbs News citando funzionari americani. Secondo le fonti, pochi iraniani conoscono la sua posizione, motivo dei ritardi nelle risposte di Teheran alle proposte statunitensi per un accordo sul conflitto.
L'esercito israeliano ha comunicato la morte del sergente Nehoray Leizer, 19 anni, nel sud del Libano, portando a 23 il numero dei militari israeliani caduti nel conflitto contro Hezbollah. Secondo un comunicato dell'Idf su Telegram, durante l'incidente un altro soldato è rimasto gravemente ferito. Dall'inizio delle ostilità, il 2 marzo, sono morti 24 israeliani, tra cui un civile.
L'agenzia iraniana Tasnim, citata da Al-Jazeera, riferisce che Abbas Akbari è stato giustiziato per impiccagione in seguito a una sentenza della Corte Suprema. Akbari era stato condannato per «moharebeh» (inimicizia contro Dio), danneggiamento di proprietà pubblica e aver sparato contro le forze di sicurezza a Nain, nella provincia di Isfahan, durante i disordini di gennaio. Le autorità lo avevano identificato come leader armato di un presunto colpo di stato.
Marco Rubio ha dichiarato a India Today, durante il suo viaggio in India, che esiste una proposta solida per riaprire gli stretti del Golfo, sostenuta dai Paesi della regione. Rubio ha espresso fiducia in un negoziato «molto reale, significativo e a tempo limitato» con l'Iran sulla questione nucleare. Secondo il segretario di Stato americano, l'accordo prevede due fasi: la riapertura totale dello stretto di Hormuz e l'impegno iraniano a rinunciare alle armi nucleari, accettando restrizioni sull'arricchimento dell'uranio.
Secondo Al-Jazeera, tre pescatori palestinesi sono rimasti feriti ieri dopo che navi della marina israeliana hanno aperto il fuoco contro la loro imbarcazione al largo di Gaza City. Il Palestinian Information Center ha pubblicato su X un video che mostra il momento dello sparo contro le barche. Le tensioni nella regione rimangono elevate, riferiscono fonti locali.
Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha dichiarato che «l'accordo con l'Iran è ancora possibile, già lunedì», riferendosi al 25 maggio. Rubio ha aggiunto che qualsiasi intesa «garantirà il diritto di difendersi dello Stato di Israele». Il segretario ha minimizzato lo slittamento delle trattative, spiegando che non attribuisce «troppa importanza» al rinvio delle decisioni.
Secondo media statunitensi come New York Times, Cbs e Cnn, Usa e Iran avrebbero raggiunto un «accordo di principio» per porre fine alla guerra in Medio Oriente, ma l'approvazione finale potrebbe richiedere giorni. Un alto funzionario Usa anonimo ha riferito che Teheran avrebbe accettato in linea di principio lo smaltimento dell'uranio altamente arricchito, anche se le modalità restano in trattativa. Le fonti confermano che le parti stanno lavorando per un accordo definitivo.
Una fonte legata alle Guardie Rivoluzionarie iraniane, citata dall’agenzia Tasnim e ripresa da Iran International, afferma che l’Iran mantiene una profonda diffidenza verso gli Stati Uniti. La fonte riferisce che la Repubblica Islamica non nutre «alcun ottimismo» e definisce gli scambi con Washington «condotti con profondo pessimismo». Secondo il rapporto, non è stato raggiunto un accordo definitivo e permangono divergenze su varie disposizioni.
L'accordo quadro con l'Iran è completato al «95%», riferisce Fox citando un funzionario americano. Secondo la fonte, Donald Trump intende concedere all'Iran «5, 6 o 7 giorni» per finalizzare l'intesa.
La Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, si trova «in una località segreta, con scarso accesso al mondo esterno e raggiungibile solo tramite una fitta rete di corrieri», riferiscono funzionari statunitensi a Cbs. Secondo l’intelligence americana, i funzionari iraniani autorizzati a trattare con Washington incontrano difficoltà a comunicare con il vertice di Teheran. Persino i membri di alto livello del governo iraniano non saprebbero dove si trovi Khamenei, spiegano le fonti.
