Momenti di tensione nella stazione scientifica sudcoreana Jang Bogo, in Antartide, dove un ricercatore avrebbe minacciato i colleghi con un’arma da taglio. L’episodio, avvenuto il 13 aprile, è stato reso noto nelle ultime settimane dai media coreani e confermato dal Korea Polar Research Institute, l’ente che gestisce le attività di ricerca polare della Corea del Sud.
La base coreana si trova nella baia di Terra Nova, non lontano dalla stazione italiana Mario Zucchelli. L’uomo, un membro della squadra di ricerca sulla cinquantina, avrebbe inseguito alcuni colleghi con una lama lunga circa 30 centimetri, presumibilmente realizzata sul posto partendo da una lamiera d’acciaio nell’officina della stazione.
Le immagini delle telecamere interne, riprese anche dai media sudcoreani, mostrerebbero il ricercatore muoversi all’interno della struttura con l’arma in mano. I colleghi sarebbero riusciti ad allontanarsi dalla mensa e a mettersi in salvo.
Nessun ferito, poi l’isolamento
L’incidente si è concluso senza feriti. Il personale della base è riuscito a separare l’uomo dal resto del gruppo e a riportare la situazione sotto controllo. Secondo il Korea JoongAng Daily, alcuni responsabili della stazione lo avrebbero calmato, convincendolo a consegnare l’arma.
Dopo l’episodio, il ricercatore è stato isolato dagli altri membri della missione in attesa di poter organizzare il rientro. La gestione logistica non è stata immediata: con l’arrivo dell’inverno australe, le operazioni aeree in Antartide diventano infatti molto più difficili e spesso vengono sospese o limitate.
Per questo motivo, secondo ABC News Australia, l’uomo è rimasto separato dal resto del team per circa tre settimane prima di essere evacuato. Il rimpatrio è stato possibile grazie alla cooperazione internazionale e alla pianificazione di un trasferimento d’emergenza. Una volta rientrato in Corea del Sud, il ricercatore è stato posto sotto indagine dalla polizia.
Il nodo dello stress nelle missioni isolate in Antartide
Le ragioni del gesto non sono ancora state chiarite. Le autorità sudcoreane stanno cercando di ricostruire l’accaduto, mentre i media locali parlano di possibili attriti con alcuni colleghi e di precedenti problemi di condotta. Al momento, però, si tratta di elementi da verificare nell’ambito dell’indagine.
L’episodio riporta l’attenzione sulle condizioni di lavoro nelle basi antartiche, dove piccoli gruppi di ricercatori e tecnici vivono per mesi in isolamento, in ambienti estremi e con possibilità di intervento esterno molto limitate. La convivenza forzata, la distanza dai centri abitati, le condizioni climatiche e la pressione della missione possono rendere più complessa la gestione dei conflitti interni.
Il Korea Polar Research Institute ha fatto sapere di aver garantito supporto psicologico al personale rimasto nella stazione e di voler rafforzare la formazione preventiva, i protocolli di gestione dei conflitti e le procedure di risposta agli incidenti.
Una base strategica per la ricerca sudcoreana
La stazione Jang Bogo è stata inaugurata nel 2014 ed è la seconda base antartica della Corea del Sud dopo King Sejong, sull’isola di King George. È però la prima base sudcoreana costruita sulla terraferma antartica e opera tutto l’anno, ospitando ricercatori e personale tecnico impegnati in attività scientifiche legate al clima, all’ambiente polare e alle dinamiche del continente ghiacciato.
Il caso non ha compromesso l’operatività della base, che secondo il Korea Polar Research Institute continua a funzionare normalmente. Resta però aperta l’inchiesta sul comportamento del ricercatore e sulle eventuali responsabilità. Un episodio isolato, ma sufficiente a ricordare quanto siano delicati gli equilibri umani nelle missioni scientifiche più remote del pianeta.
