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Sinner e altri top player faranno una protesta di 15 minuti al Roland Garros: il motivo

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Jannik Sinner

Instagram @janniksin

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Mancano pochi giorni all’inizio del Roland Garros, ma a Parigi si respira un’aria insolita, quasi tesa. I big del tennis hanno deciso di stringere i ranghi: le conferenze stampa dureranno appena 15 minuti. Niente chiacchiere, niente interventi prolungati, solo il minimo indispensabile. Un messaggio preciso, che arriva in un momento di crescente malumore attorno a questioni economiche e organizzative, e che riguarda tutte le telecamere, anche quelle che hanno sborsato milioni per i diritti del torneo. È un segnale forte, che racconta più di mille parole.

La scelta di limitare drasticamente il tempo delle conferenze stampa nasce da una crescente insoddisfazione, soprattutto sul fronte economico. Nei mesi scorsi, grandi nomi come Aryna Sabalenka, Jasmine Paolini e Jannik Sinner avevano anche lasciato intendere l’ipotesi di un boicottaggio totale del torneo, un modo per far sentire la propria voce agli organizzatori. Sinner ha riassunto bene il sentimento diffuso: “È una questione di rispetto: è un anno che chiediamo e non abbiamo ancora ricevuto risposta. Siamo delusi”. Nonostante il montepremi complessivo sia salito a 61,7 milioni di euro, con un aumento del 9,5% rispetto allo scorso anno e quasi il doppio rispetto al 2019 , la fetta destinata ai giocatori resta ferma intorno al 15%. Proprio questo dato ha scatenato la protesta: i tennisti chiedono una quota più alta, vicina a quella dei tornei ATP e WTA, che si aggira intorno al 22%. Il numero quindici diventa così un simbolo: è la durata minima imposta per le conferenze stampa, ma anche la percentuale ritenuta ingiusta.

Sinner e gli altri protestano, le tv si schierano e la Federazione apre al dialogo

Il primo giorno di media day vedrà la maggior parte dei giocatori rispettare la decisione di limitare le interviste a 15 minuti, interrompendo volontariamente qualsiasi confronto oltre quel tempo. Una mossa studiata per mettere pressione agli organizzatori, ma che conta anche sull’appoggio delle televisioni che detengono i diritti del torneo. Le emittenti, infatti, potrebbero far valere il proprio peso, minacciando ricorsi per eventuali violazioni contrattuali e richieste di penali salate. Questo mix di protesta da parte dei giocatori e possibile reazione delle tv alimenta una tensione palpabile alla vigilia del torneo. Intanto, questa mattina la Federazione Francese di Tennis ha convocato un incontro con alcuni agenti dei giocatori per discutere la situazione e cercare un’intesa. Un primo passo verso un possibile confronto dopo settimane di stallo.

La protesta delle conferenze stampa da 15 minuti non è solo un gesto simbolico, ma potrebbe essere solo l’inizio di una serie di iniziative per aumentare la pressione sulle istituzioni del tennis. Il calendario delle azioni future non è ancora chiaro, ma la determinazione degli atleti lascia presagire sviluppi importanti, con possibili ripercussioni sul mondo dello sport e sul futuro del tennis professionistico.

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