L’INPS, l’istituto nazionale per la previdenza sociale, ha dovuto rivedere 270mila Certificazioni Uniche relative agli assegni previdenziali. Non è il primo scivolone del 2026: sempre a maggio era successo con la NASpI, cassa integrazione e maternità.
Cos’è la Certificazione Unica
La Certificazione Unica, che ha sostituito il vecchio CUD, è un documento fiscale rilasciato annualmente dai sostituti d’imposta, come i datori di lavoro e gli eventi previdenziali (tra cui l’INPS). È necessario per certificare i redditi percepiti nel corso dell’anno precedente, oltre alle ritenute fiscali operate e ai contributi previdenziali versati. Inoltre, si tratta di uno dei documenti usati dall’Agenzia delle Entrate per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata (modello 730).
Gli eredi con la certificazione sbagliata
I 270mila soggetti coinvolti sono in larga parte eredi di pensionati. L’errore riguarda infatti le addizionali comunali trattenute sulle pensioni di persone decedute nel 2025.
Queste persone, quindi, si sono trovate in mano una Certificazione Unica incompleta, quella del proprio caro defunto, in cui l’addizionale comunale risultava assente, come se non fosse mai stata pagata. Se qualcuno di loro avesse già scaricato il documento e lo avesse utilizzato per compilare il 730, avrebbe costruito la dichiarazione su dei dati sbagliati, con il rischio di vedersi addebitare una tassa in realtà già trattenuta mensilmente dalla pensione del defunto.
La risposta dell’INPS sulla Certificazione Unica
L’INPS ha già provveduto ad aggiornare le Certificazioni Uniche e a trasmetterle all’Agenzia delle Entrate, che sta ora procedendo ad adeguare le dichiarazioni precompilate. L’Istituto nazionale di previdenza ha comunicato a Il Sole 24 ore che gli “importi interessati risultano di entità estremamente contenuta e, nella maggior parte dei casi, inferiori alla soglia di rilevanza fiscale pari a 12 euro”.
Non è il primo scivolone del 2026
Non si tratta del primo errore commesso dall’INPS nel corso del 2026. Solo qualche settimana fa, il 2 maggio 2026, era emerso un altro caso: circa due milioni di percettori di NASpI, cassa integrazione e maternità avevano ricevuto Certificazioni Uniche con un codice sbagliato – sembrava una voce perlopiù tecnica ma in realtà questo errore rischiava di escludere dal bonus chi ne aveva diritto.
Anche in quel caso l’INPS è dovuto correre ai ripari, aggiornando le certificazioni trasmesse all’Agenzia delle Entrate.
