Una confessione a cuore aperto, drammatica e senza filtri, quella rilasciata da Cicinho in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. L’ex terzino brasiliano di Roma e Real Madrid ha ripercorso le tappe della sua carriera calcistica, tragicamente segnata da una profonda dipendenza dall’alcol e dalla depressione. Un tunnel buio iniziato da giovanissimo dal quale, tuttavia, l’ex calciatore è riuscito a uscire ormai da quattordici anni, cambiando radicalmente la sua vita e abbracciando la fede.
Gli anni della dipendenza e gli allenamenti da ubriaco
Il racconto di Cicinho comincia dall’adolescenza, quando a soli 13 anni si innamora dell’alcol a una festa. Con il passaggio al Botafogo nel 2001, la situazione precipita: “Bevevo venti birre e dieci caipirinha al giorno”, ha confessato, svelando che dei suoi trentatré tatuaggi solo otto sono stati fatti da sobrio. Per l’ex difensore il calcio era solo un mezzo per fare soldi e divertirsi. Nonostante i ritmi folli – andava a letto alle quattro del mattino per poi presentarsi agli allenamenti ancora ubriaco – nessuno sospettava nulla, nemmeno Fabio Capello. Per coprire l’odore dell’alcol, il brasiliano ricorreva a tre o quattro caffè e a un intero pacchetto di chewing-gum prima di scendere in campo, dove riusciva comunque a mantenere prestazioni elevate.
Il periodo alla Roma, la depressione e la svolta spirituale
Nel 2007 arriva il trasferimento alla Roma, convinto da una chiamata Skype con Francesco Totti. Nella Capitale, dopo un buon inizio con Luciano Spalletti, il grave infortunio al ginocchio del 2009 lo fa ripiombare nel baratro dell’alcol e della depressione. Dirigenti come Bruno Conti e Daniele Pradè cercarono di stargli vicino e spronarlo, ma la vera svolta è arrivata grazie alla moglie Marry, che lo ha avvicinato alla religione portandolo in chiesa. Oggi Cicinho si è messo alle spalle i vecchi demoni: fa l’opinionista televisivo e, soprattutto, è diventato un pastore evangelico che guida i culti e diffonde la storia di Gesù, con il desiderio profondo di purificarsi dal male attraverso la fede.
