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L’Italia riduce il divario uomo-donna, ma sul lavoro è ultima in Ue

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Riunione di lavoro

alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

L’Italia fa progressi sull’uguaglianza di genere: in base all’indice di uguaglianza di genere (Gei) prodotto dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige), l’Italia raggiunge il 12esimo posto.

Ma restano alcune “criticità” a partire dai divari nel dominio del lavoro, dove l’Italia rimane ultima tra i Paesi europei. E’ quanto emerge dall’ultimo Bilancio di genere pubblicato sul sito della Ragioneria di Stato del Ministero dell’Economia.

L’indice Gei pubblicato nel 2025 misura un progresso per l’Italia, con 61,9 punti rispetto a una media europea di 63,4. “L’Italia è, comunque, il Paese che dal 2010 ha conseguito i maggiori progressi, guadagnando tredici posizioni nella graduatoria, con un aumento complessivo dell’indice di 17 punti percentuali”, evidenzia il rapporto.

Nei vari domini e sottodomini (lavoro, conoscenza, denaro, potere e salute) l’Italia però si posiziona sopra la media solo nella salute e nel potere. Nel lavoro emerge come le donne siano “dal punto di vista finanziario in gran parte molto più vulnerabili degli uomini, anche considerando che lavorano molto di più a tempo parziale”.

Gli altri dati della classifica europea

Nella classifica europea dell’indice di uguaglianza di genere, l’Italia guadagna 3,9 punti percentuali rispetto al 2020 e 9,4 punti rispetto al 2015. L’avanzamento più evidente si osserva nel dominio del potere decisionale (+39,2 punti) e in maniera meno marcata per il dominio salute (+5,9 punti).

Il dominio del tempo non ha mostrato, per contro, alcun miglioramento rimanendo stazionario dal 2010. Per l’ambito del denaro il progresso è stato molto lieve (+1,4 punti), per il dominio della conoscenza c’è stata una diminuzione di 1,4 punti e per quello del lavoro la diminuzione è stata più accentuata con un calo di 2,4 punti. Per quanto riguarda in particolare il dominio del lavoro, nel sottodominio della partecipazione (che include il tasso di occupazione equivalente a tempo pieno24, su cui incide la “maggiore incidenza dell’occupazione a tempo parziale tra le donne”, e la durata della vita lavorativa), l’Italia si colloca nella ventisettesima posizione con un punteggio di 69,0 punti, ultima tra i Paesi dell’Ue, con un divario molto marcato a svantaggio delle donne (di circa 13 punti percentuali).

Guardando alla segregazione settoriale, emerge che “le donne continuano a concentrarsi in settori e occupazioni legati soprattutto alla cura, caratterizzati, peraltro, da salari più bassi e minore riconoscimento, nei quali, peraltro, le posizioni di vertice restano in prevalenza maschili”.

Inoltre, che settori ad alta crescita come le Ict “continuano ad essere appannaggio di un’occupazione soprattutto maschile”. Sul fronte della qualità del lavoro, misurato con l’indicatore di basso reddito, “emerge con chiarezza un divario che penalizza le donne, essendo spesso percettrici di un reddito secondario o integrativo rispetto al reddito primario del capofamiglia, secondo un consolidato stereotipo sociale”.

Metà dei contribuenti è donna, ma con solo il 38,5% dei redditi totali

“Il divario socioeconomico donne-uomini trova evidenza nei dati delle dichiarazioni Irpef: le donne percepiscono redditi inferiori a quelli degli uomini”. E’ quanto emerge dalle evidenze sulla base dei dati delle dichiarazioni fiscali contenute nel Bilancio di genere 2025 pubblicato dalla Ragioneria dello Stato.

Mentre in termini di numerosità dei contribuenti, le donne costituiscono quasi la metà del totale (il 47,7%), in termini di reddito complessivo nel 2023, quello dichiarato dalle donne è pari a solo il 38,5%: “questo dato conferma, sostanzialmente – si legge nel rapporto, che fa riferimento ai dati dell’anno di imposta 2023 -, la disparità di remunerazione percepita dalle donne rispetto agli uomini che si riflette anche nella minore imposta netta versata dalle donne, a causa della progressività del sistema fiscale”.

I dati evidenziano anche una “sostanziale eterogeneità nella distribuzione del reddito per genere”: le donne, infatti, tendono a concentrarsi nelle classi a basso reddito, a differenza di quanto avviene per i contribuenti uomini. Il 44,7% delle donne si colloca nelle classi di reddito fino a 15 mila euro, mentre nelle stesse classi di reddito sono presenti solo il 28% degli uomini. Nelle classi di reddito più elevate si colloca il 10% degli uomini che dichiarano redditi superiori ai 50 mila euro, contro il 4,3% delle donne.

I dati confermano poi il dualismo territoriale nel Paese: se per un verso, infatti, al Nord e nell’Italia centrale si rileva un sostanziale equilibrio nella numerosità di uomini e donne in base al reddito complessivo (con una differenza tra i due sessi di circa 3 punti percentuali), al Sud e nelle Isole, la quota di contribuenti di sesso maschile supera quella femminile di circa 9 punti percentuali.

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