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Vance a Budapest: “Stati Uniti e Ungheria difendono i valori della civiltà occidentale”

In visita a Budapest, il vicepresidente USA elogia l’alleanza con Orbán su valori tradizionali, autonomia energetica e gestione della crisi ucraina, criticando Bruxelles

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JD Vance condurrà una puntata del "The Charlie Kirk Show"

Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance | Instagram @jdvance - alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Budapest, 7 aprile 2026 – Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance è intervenuto oggi in conferenza stampa a Budapest, sottolineando il ruolo fondamentale degli Stati Uniti e dell’Ungheria come baluardi della civiltà occidentale. L’incontro con il premier ungherese Viktor Orbán si è svolto in occasione della Giornata dell’amicizia ungherese-americana, momento in cui Vance ha ribadito l’importanza della collaborazione tra i due Paesi nel difendere valori condivisi e principi fondamentali.

Difesa dei valori occidentali e collaborazione transatlantica

Secondo Vance, Stati Uniti e Ungheria rappresentano insieme, sotto la leadership di Donald Trump e Viktor Orbán, la difesa della civiltà occidentale. Il vicepresidente ha evidenziato come questa alleanza si basi sulla tutela di alcuni pilastri fondamentali: l’educazione dei bambini senza indottrinamento, il diritto delle famiglie a vivere dignitosamente e la libertà di movimento, nonché il rispetto dei valori cristiani che permeano la società occidentale. Tra questi valori, ha citato la libertà di espressione, lo stato di diritto, la protezione delle minoranze e la tutela delle persone più vulnerabili.

Vance ha sottolineato che, in un contesto internazionale complesso, pochi leader si sono dimostrati disponibili a difendere questi principi, citando Orbán come “una rara eccezione” e motivando proprio questo come ragione della sua visita a Budapest.

L’alleanza tra Stati Uniti e Ungheria si estende anche al campo della diplomazia internazionale, in particolare riguardo alla guerra tra Russia e Ucraina. Il vicepresidente americano ha affermato che, anche se il conflitto probabilmente non sarebbe scoppiato se Trump fosse stato presidente quattro anni fa, oggi i due leader che hanno maggiormente lavorato per la pace sono proprio Trump e Orbán. Attraverso un dialogo con le parti in causa, hanno cercato di comprendere le esigenze sia degli ucraini sia dei russi per giungere a una soluzione del conflitto.

Energia, politica europea e ruolo di Orbán

Sul fronte energetico, Vance ha definito Viktor Orbán come “il leader più autorevole d’Europa in materia di sicurezza e indipendenza energetica”. Ha elogiato l’Ungheria per essere riuscita a contenere l’aumento dei prezzi dell’energia molto meglio rispetto ad altri Paesi europei, grazie alla leadership di Orbán. Un modello che, secondo il vicepresidente, potrebbe rappresentare un esempio da seguire per l’intero continente.

Vance ha ribadito la necessità che l’Europa sviluppi un proprio percorso di autonomia energetica, capace di garantire prosperità e sicurezza alle famiglie europee. Tuttavia, ha anche criticato le politiche europee del passato, ritenute fallimentari, e ha accusato la burocrazia di Bruxelles di un’ingerenza “vergognosa” negli affari interni ungheresi. In questo contesto, ha espresso il suo sostegno a Orbán in vista della imminente stagione elettorale ungherese, dichiarando di essere stato inviato proprio per aiutare il premier ungherese e per inviare un segnale ai burocrati europei che, secondo Vance, hanno tentato di ostacolare il popolo ungherese.

La posizione di Orbán

Queste dichiarazioni si inseriscono in un quadro di crescente tensione tra Budapest e Bruxelles. Orbán è noto per la sua posizione critica verso l’Unione Europea, in particolare per il suo rifiuto di sostenere il prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina, decisione che ha isolato l’Ungheria nel contesto europeo. Il premier ungherese ha giustificato la sua posizione con la necessità di proteggere la sicurezza energetica del Paese, dopo il blocco del flusso di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba, che rifornisce anche Ungheria e Slovacchia. Questa scelta ha provocato dure reazioni, come quella del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha definito l’atteggiamento di Budapest “un atto di grave slealtà”.

Nonostante le pressioni e l’isolamento politico, Orbán continua a mantenere una posizione ferma, sostenendo che l’Ungheria è pronta a sostenere l’Ucraina solo quando potrà nuovamente ricevere il proprio petrolio bloccato. Il premier ha inoltre accusato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky di mettere a rischio la sicurezza energetica ungherese per motivi politici legati alle prossime elezioni.

La questione energetica e la posizione ungherese sul conflitto in Ucraina rappresentano dunque un elemento cruciale nella politica estera di Budapest, che si distingue per un approccio sovranista e conservatore, in netto contrasto con le direttive e le aspettative delle istituzioni europee.

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