Il parlamento ungherese ha approvato a Budapest lunedì 15 giugno 2026 un emendamento costituzionale. La modifica fissa a otto anni complessivi, anche non consecutivi, il mandato del primo ministro. La proposta è passata con 135 voti a favore, 50 contrari e 6 astensioni. Il risultato pratico è che Viktor Orbán, alla guida del paese per sedici anni consecutivi fino alla sconfitta elettorale dello scorso aprile e per un totale di vent’anni considerando anche un precedente mandato degli anni ’90, non potrà più tornare a ricoprire la carica.
L’emendamento approvato e le modifiche alla Costituzione
L’emendamento, il sedicesimo modificativo della Legge fondamentale dal 2011, stabilisce che una stessa persona non potrà esercitare la funzione di primo ministro per più di otto anni complessivi. La norma computa anche i periodi in carica a partire dal 2 maggio 1990 e si applica retroattivamente. Chi ha già superato la soglia non potrà essere ricandidato alla guida del governo. Il testo prevede che i primi ministri in carica interrompano il mandato al raggiungimento dell’ottavo anno complessivo. La norma sarebbe operativa subito dopo l’approvazione parlamentare, ma per entrare formalmente in vigore è necessaria la firma del presidente della Repubblica.
L’emendamento autorizza anche lo scioglimento dell’Ufficio per la Protezione della Sovranità, organismo creato nel 2023 con il mandato di indagare e monitorare persone, partiti e organizzazioni sospettate di agire nell’interesse di attori stranieri. La Commissione europea aveva già messo in dubbio la compatibilità dell’Ufficio con il diritto comunitario. Opposizioni e gruppi per i diritti avevano denunciato il suo uso come strumento di controllo su ong e media.
Magyar al governo
La riforma arriva a circa due mesi dalle elezioni di aprile 2026, nelle quali Péter Magyar, ex alleato di Orbán passato all’opposizione e fondatore del partito Tisza, ha posto fine a sedici anni di governo Fidesz con un’affluenza definita storica. La vittoria ha garantito a Tisza una maggioranza dei due terzi in Parlamento, la soglia necessaria per modificare la Costituzione ereditata dall’era Orbán senza il concorso di altre forze politiche. Pochi giorni prima del voto sull’emendamento, Orbán era stato comunque riconfermato alla guida di Fidesz nonostante la sconfitta elettorale. Il nuovo governo ha già avviato alcuni cambi di rotta sul piano internazionale, tra cui l’impegno a condurre il paese verso l’adozione dell’euro e la revoca del veto ungherese al percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione europea, ufficialmente avviato lunedì.
Reazioni di Bruxelles e il nodo dei fondi Ue
La nomina di Magyar e le prime mosse del nuovo governo segnano una svolta anche nelle relazioni con Bruxelles. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha scritto su X congratulandosi per la nomina e sollecitando la collaborazione per sbloccare i fondi europei congelati. Il governo di Magyar ha indicato come priorità il ripristino dello stato di diritto e il recupero dei finanziamenti europei, tra cui tranche del Next Generation e sovvenzioni per circa 17 miliardi segnalate nelle settimane scorse come sospese. Su questo punto si apre un confronto tra Budapest e Bruxelles nelle prossime settimane. Il dossier costituzionale è ora sul tavolo del presidente Tamás Sulyok. Per l’entrata in vigore dell’emendamento è necessaria la firma presidenziale; la normativa prevede inoltre la possibilità di rinvio alla Corte costituzionale, che ha trenta giorni per pronunciarsi.
