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È morto Vittorio Messori: addio al celebre scrittore cattolico

Vittorio Messori, scomparso a 84 anni, ha lasciato un'impronta indelebile nel dibattito culturale italiano

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È morto Vittorio Messori

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Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Vittorio Messori si è spento a 84 anni, nella sua casa di Desenzano sul Garda, poco dopo le 21.45 di venerdì santo. A dare l’annuncio è stata Rosalia Bontà, la sua assistente personale, che ha spiegato come un improvviso attacco cardiaco, aggravato dal pacemaker che portava da tempo, abbia chiuso il suo cammino. La coincidenza con la scomparsa della moglie, Rosanna Brichetti, avvenuta proprio di sabato santo quattro anni fa, sembra quasi un segno del destino. Messori non amava la ribalta, non rincorreva mode o titoli facili. Eppure, con la sua penna, ha saputo scuotere il dibattito culturale italiano, affrontando con passione e rigore temi difficili come il rapporto tra fede, ragione e storia.

La vita e la carriera di Vittorio Messori

Nato a Sassuolo il 16 aprile 1941, Messori crebbe in una famiglia con un forte anticlericalismo, tipico dell’Emilia del dopoguerra. Dopo la guerra, la famiglia si trasferì a Torino, dove lui frequentò il liceo classico D’Azeglio. Poi l’Università di Torino, dove si iscrisse a Scienze Politiche, seguendo maestri come Luigi Firpo, Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Si laureò nel 1965 in Storia del Risorgimento. Apparentemente un percorso tutto razionale e agnostico, ma nel luglio del 1964 una lettura attenta dei Vangeli lo portò a una svolta radicale: la conversione al cattolicesimo. Un punto di non ritorno che segnò il suo cammino e la sua ricerca, sempre tesa a costruire un dialogo tra fede e ragione. Nel 1970 iniziò a lavorare in redazioni come quella di Stampa Sera, passando dalla cronaca nera a quella bianca, e nel 1975 partecipò alla nascita di “Tuttolibri”, l’inserto culturale de La Stampa, su invito di Arrigo Levi. L’anno seguente uscì “Ipotesi su Gesù”, un libro che in poco tempo vendette oltre un milione di copie solo in Italia e fu tradotto in 22 lingue. Un’opera che divenne un punto di riferimento nel confronto culturale sul cristianesimo, capace di riportare la figura di Gesù al centro del dibattito in modo rigoroso ma accessibile. Dopo il successo, Messori si ritirò nel Monferrato per dedicarsi allo studio e alla riflessione, dando vita nel 1978 al mensile “Jesus”, uno spazio di confronto tra credenti, atei e agnostici.

Vittorio Messori: dall’intervista a Ratzinger al dialogo con Giovanni Paolo II

Messori mantenne sempre una posizione indipendente: critico verso il clericalismo ma difensore appassionato della Chiesa. Si definiva un “anticlericale cattolico”, contrario ai dogmi imposti e favorevole al libero esame. Il mensile “Jesus” divenne un laboratorio di idee e dialoghi su Gesù, aprendo un ponte tra diverse fedi. Nel 1982 pubblicò “Scommessa sulla morte”, provocando una riflessione profonda su morte e resurrezione. Nel 1985 arrivò “Rapporto sulla fede”, che segnò una tappa importante: la prima intervista concessa da un prefetto dell’allora Sant’Uffizio, il cardinale Joseph Ratzinger. Il libro, tradotto in molte lingue, scatenò polemiche soprattutto tra i più progressisti della Chiesa, ma consolidò la reputazione di Messori come voce indipendente e rigorosa. Nel 1994 arrivò un altro traguardo: il primo e unico libro-intervista con un pontefice vivente, Giovanni Paolo II, con “Varcare la soglia della speranza”. Un testo che affrontava con chiarezza temi centrali della fede, dalla dottrina alle relazioni con le altre religioni, riscosse un enorme successo editoriale e valse a Messori il prestigioso Premio internazionale medaglia d’oro al merito della cultura cattolica.

Una vita tra inchieste, libri e un impegno costante tra cronaca e fede

Negli anni successivi Messori allargò i suoi interessi, alternando inchieste, opere di apologetica e una lettura della cronaca alla luce della fede. Collaborò con “Avvenire” firmando la rubrica “Vivaio”, una raccolta di riflessioni e appunti poi raccolti in volumi come “Pensare la storia” , “La sfida della fede” e “Le cose della vita” . Nel 1994 pubblicò “Opus Dei. Un’indagine”, per sfatare miti e accuse sull’istituzione fondata da san Josemaría Escrivá de Balaguer, grazie all’accesso a documenti riservati. La sua carriera non fu mai priva di polemiche, come quella scatenata da una frase attribuitagli al Meeting di Rimini nel 1990, o il dibattito acceso per “Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX” , che affrontava il caso Mortara. Nel corso degli anni continuò a pubblicare libri su apparizioni mariane, documentari e approfondimenti, mantenendo un impegno costante anche con la rivista “Il Timone”. Tra i suoi ultimi titoli si ricordano “Bernadette non ci ha ingannati” e “La Luce e le tenebre” , una raccolta di articoli pubblicati nel tempo. La scomparsa della moglie nel 2022 ha segnato profondamente gli ultimi anni della sua vita, segnati da un lento peggioramento della salute. Ma il lascito culturale, intellettuale e spirituale di Vittorio Messori resta di grande peso nel panorama italiano contemporaneo.

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