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Duplice omicidio a Pietracatella, ricina nel sangue: indagini su dark web e pista familiare

Le analisi confermano l’uso di ricina, sostanza letale difficile da reperire. Gli inquirenti seguono la pista del web sommerso e indagano su movente e rapporti familiari

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Una foto, tratta da Facebook e risalente a 8 anni fa, mostra Antonella Di Ielsi (S) e Sara Di Vita (in basso al centro)

Una foto, tratta da Facebook e risalente a 8 anni fa, mostra Antonella Di Ielsi (S) e Sara Di Vita (in basso al centro) | Ansa - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Campobasso, 1 aprile 2026 – Proseguono con intensità le indagini sulla tragica morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi, madre e figlia di Pietracatella trovate avvelenate poco dopo il Natale 2025. Nuovi sviluppi confermano che non si è trattato di una semplice intossicazione alimentare, ma di un duplice omicidio premeditato con l’uso di ricina, una sostanza altamente tossica.

Tracce di ricina nel sangue e approfondimenti sul dark web

Gli accertamenti tossicologici, condotti presso il Centro Antiveleni Maugeri di Pavia e in laboratori svizzeri, hanno evidenziato la presenza di tracce di ricina nel sangue delle due vittime e in un capello di Antonella Di Ielsi. La sostanza, estratta dai semi della pianta del ricino, è estremamente potente e letale anche in piccole dosi. Vista la difficoltà di reperimento della ricina, gli investigatori stanno concentrando le ricerche anche sul dark web, considerato un possibile canale di approvvigionamento della tossina.

L’ipotesi dell’omicidio volontario è rafforzata dal fatto che la ricina richiede competenze specifiche per la sua preparazione e che la famiglia aveva consumato pasti privi di anomalie nei giorni precedenti. Le indagini si estendono anche all’analisi dei rapporti familiari e sociali, con particolare attenzione a eventuali dissapori o motivazioni nascoste che potrebbero aver portato all’uso della sostanza velenosa.

Il contesto familiare e l’indagine in corso

Sara Di Vita, 15 anni, e sua madre Antonella, 50 anni, appartenevano a una famiglia molto nota nella comunità di Pietracatella, piccolo centro molisano di circa 1.200 abitanti. Il padre, Gianni Di Vita, ex sindaco e commercialista, è l’unico sopravvissuto e ha riportato sintomi meno gravi. La sorella maggiore, Alice, di 19 anni, al momento del presunto avvelenamento non era in casa e non ha manifestato sintomi.

La casa della famiglia è ancora sotto sequestro e gli investigatori stanno ricostruendo nel dettaglio i movimenti della famiglia e i pasti consumati nei giorni precedenti al decesso. Nel frattempo, è aperto un secondo filone d’indagine per presunte responsabilità mediche, con cinque medici indagati per omicidio colposo, anche se questa pista potrebbe essere archiviata alla luce degli ultimi sviluppi.

La comunità di Pietracatella rimane scossa da questa vicenda, mentre gli inquirenti proseguono nella difficile ricerca della verità su un caso che ha sconvolto l’intera regione molisana.

Potrebbe interessarti anche questo articolo: Cos’è la ricina e perché è uno dei veleni più pericolosi al mondo

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