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Trump: “Alleati pronti a sostenerci nello stretto di Hormuz. Vi dirò chi è contrario”

Trump annuncia il sostegno di vari leader mondiali per la sicurezza nello stretto di Hormuz, mentre la crisi con l’Iran fa schizzare i prezzi dell’energia e preoccupa i mercati

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Trump avverte l'Iran

Trump | Shutterstock - alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Washington, 16 marzo 2026 – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha reso noto che diversi leader mondiali hanno offerto il loro supporto per la gestione della crisi nello stretto di Hormuz, punto strategico fondamentale per il trasporto del petrolio mondiale. “Mi piacerebbe dire i loro nomi, ma francamente non so se lo vogliano, perché temono di essere presi di mira”, ha dichiarato Trump dalla Casa Bianca, aggiungendo che alcuni Paesi si stanno già dirigendo verso Hormuz e che “sono molti entusiasti” di collaborare.

Trump e la critica alla sicurezza degli alleati sullo Stretto di Hormuz

In merito alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, cruciale via di transito per il commercio energetico mondiale, Trump ha ribadito un concetto già espresso in passato: “Non abbiamo bisogno di nessuno, siamo la nazione più forte del mondo”. Il presidente ha descritto la questione come un vero e proprio “test per gli alleati” e ha ammesso di essere deluso da alcuni Paesi che non hanno offerto il loro sostegno, annunciando che presto rivelerà i nomi di tali nazioni.

Tuttavia, Trump ha confermato che diversi leader mondiali hanno manifestato la loro disponibilità ad aiutare gli Stati Uniti nella tutela dello stretto, pur mantenendo riserbo sui loro nomi per timore di ritorsioni. Tra questi, si è detto convinto del supporto della Francia, con cui ha avuto un colloquio telefonico, definendo il presidente Emmanuel Macron come un interlocutore “8 su 10” per l’impegno nel garantire la sicurezza marittima.

Il presidente ha inoltre ordinato alla United States Development Finance Corporation di fornire assicurazioni finanziarie per il commercio marittimo nella regione, comprese le petroliere, sottolineando che gli Stati Uniti sono pronti a scortare tutte le navi se necessario.

La campagna contro l’Iran e i raid in Medio Oriente

Donald Trump ha affermato che la campagna militare contro l’Iran prosegue con vigore, evidenziando il successo nella riduzione significativa delle capacità missilistiche e dei droni nemici: “Abbiamo ridotto del 90% i lanci di missili balistici e del 95% gli attacchi con droni”. Inoltre, ha dichiarato che oltre 100 navi iraniane sono state affondate o distrutte e che tutte le 30 navi posamine sono state eliminate, pur avvertendo che Teheran potrebbe utilizzare altre imbarcazioni per minare il Golfo Persico.

Trump ha anche diffuso un duro monito, dichiarando che “basta una parola per distruggere gli impianti petroliferi iraniani”, un’azione che, ha precisato, non intende compiere per via di una futura ricostruzione del Paese, ma che potrebbe essere messa in atto se la situazione lo richiedesse.

Parallelamente, è stata confermata la ripresa degli attacchi israeliani su obiettivi in Libano e a Teheran, con bombardamenti mirati contro centri di comando di Hezbollah e depositi di armi nel sud di Beirut. Israele ha inoltre colpito la sede della televisione di Stato iraniana Irib a Teheran, mantenendo la pressione sul regime degli ayatollah.

Secondo fonti di intelligence, l’Iran dispone di un arsenale di circa 5.000 missili sotterranei, con strategie di lancio che prevedono l’impiego di tunnel per proteggere i lanciamissili e complicare la neutralizzazione da parte delle forze occidentali. Gli 007 italiani segnalano che la guerra potrebbe protrarsi per un medio periodo, soprattutto a causa del consolidamento del potere da parte dei Pasdaran e della recente nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema, segnando un rafforzamento dell’influenza militare nel Paese.

Attacchi contro ambasciate Usa e risposta americana

La tensione si è ulteriormente acuita con l’attacco di due droni iraniani contro l’ambasciata Usa a Riyadh, senza causare vittime, ma segnando una nuova escalation degli scontri diplomatici e militari. Anche il consolato americano a Dubai è stato colpito da un drone, provocando un incendio domato senza feriti.

In risposta, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato che a breve sarà resa nota la lista dei Paesi che parteciperanno alla coalizione a guida Usa per garantire la sicurezza dello stretto di Hormuz. Rubio ha inoltre sottolineato che “i colpi più duri all’Iran devono ancora arrivare”, confermando una fase successiva degli attacchi ancora più intensa.

L’ambasciata Usa in Giordania è stata evacuata temporaneamente per una minaccia non specificata, mentre le vittime militari statunitensi dall’inizio del conflitto sono salite a sei.

Trump: “Putin ha paura degli Stati Uniti, non della Nato”

Durante la stessa giornata, Trump ha commentato la situazione geopolitica globale, affermando che il presidente russo Vladimir Putin ha paura degli Stati Uniti, non della Nato, e ha enfatizzato la forza e l’autosufficienza militare americana, dichiarando: “Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo i più forti e abbiamo l’esercito più potente al mondo”.

Queste dichiarazioni si inseriscono in un quadro di crescente isolamento e determinazione degli Stati Uniti nella gestione delle crisi internazionali, in particolare nel Medio Oriente, dove la crisi tra Iran, Israele e Paesi alleati continua a rappresentare una delle principali sfide per la sicurezza globale.

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