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Cavo Dragone: “In Europa l’industria della difesa è l’anello debole”

Al forum “Open Dialogues For The Future” a Udine, l’ammiraglio Cavo Dragone sollecita una svolta nell’industria della difesa UE: innovazione e coesione per la sicurezza

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Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare NATO

Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare NATO | EPA/PRESIDENTIAL PRESS SERVICE - Alanews.it

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Udine, 5 marzo 2026 – Nel corso del forum internazionale “Open Dialogues For The Future”, l’ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare della NATO, ha lanciato un monito chiaro e diretto sull’attuale stato dell’industria della difesa europea definendola “l’anello debole” nella sicurezza continentale.

Industria della difesa: sfide e criticità secondo Cavo Dragone

Durante il suo intervento, l’ammiraglio ha sottolineato che l’industria della difesa non deve essere solo un supporto, ma una parte integrante del sistema di sicurezza europeo, evidenziando alcune criticità strutturali: “mancanza di attitudine al rischio, lentezza nel reagire ai requisiti, difesa delle sovranità e priorità al profitto”. Questi fattori, secondo Cavo Dragone, limitano l’efficacia complessiva del sistema di difesa.

Inoltre, l’ufficiale ha ricordato come la recente Conferenza di Monaco sulla sicurezza abbia ribadito l’importanza della coesione del rapporto transatlantico, affermando che “sicurezza e pace richiedono un impegno continuo da parte di tutti”. Per Cavo Dragone, la sicurezza non è un concetto astratto, ma “una condizione abilitante” fondamentale per garantire la stabilità regionale e globale.

Una difesa europea complementare e moderna

L’ammiraglio ha evidenziato la necessità di una difesa europea più forte, ma che rimanga complementare alla NATO e agli Stati Uniti. “Non si tratta di spendere di più o investire di più, ma di pensare diversamente”, ha spiegato, promuovendo una “deterrenza moderna” basata su “pianificazione, produzione e innovazione”, oltre a un’assunzione condivisa della sicurezza comune.

Tra le priorità indicate vi sono la riduzione delle frammentazioni e delle duplicazioni, la protezione dei domini cibernetico e spaziale, e la garanzia della resilienza della società nel suo complesso. Cavo Dragone ha infatti ricordato che le minacce non colpiscono solo i militari, ma anche “aziende, reti energetiche, porti, satelliti, dati, brevetti e reputazioni”.

Questi temi si inseriscono nel contesto delle più recenti discussioni sulla sicurezza globale, in cui la Cyber Security assume un ruolo cruciale. La Conferenza di Monaco, uno degli appuntamenti più rilevanti di politica di sicurezza internazionale, ha recentemente evidenziato il crescente rischio degli attacchi cyber e dell’intelligenza artificiale, che rappresentano alcune delle principali minacce emergenti per i Paesi del G7 e dei BRICS.

L’attenzione rivolta alla difesa europea e al rafforzamento delle capacità militari e tecnologiche riflette una consapevolezza crescente della necessità di adattarsi a un contesto geopolitico in rapido mutamento, in cui la sicurezza collettiva e la cooperazione transatlantica restano pilastri imprescindibili.

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