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Pignataro: “Con l’AI rischiamo di diventare superflui, ecco cosa serve”

L’imprenditore bolognese mette in guardia sui rischi di un’adozione indiscriminata dell’intelligenza artificiale e invoca più trasparenza e regolamentazione europea

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Intelligenza artificiale e lavoro

Intelligenza artificiale e lavoro | Pixabay @Khanchit_Khirisutchalual - alanews

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Bologna, 25 febbraio 2026 – Andrea Pignataro, recentemente confermato dall’ultima classifica di Forbes come l’uomo più ricco d’Italia con un patrimonio stimato in 42,8 miliardi di dollari, ha lanciato un monito inquietante riguardo all’impatto delle tecnologie di intelligenza artificiale nell’economia e nel mondo del lavoro. Fondatore e amministratore delegato di Ion Group, un colosso britannico nel settore dei software e dati finanziari, Pignataro ritiene che l’adozione massiccia di AI da parte di aziende di consulenza, studi legali e intermediari di sapere stia alimentando un circolo vizioso pericoloso: «Stiamo insegnando all’AI come renderci superflui», ha dichiarato, sottolineando il rischio di un effetto domino capace di stravolgere interi settori e l’economia globale.

Il paradosso dell’Intelligenza Artificiale: vantaggi e rischi

L’allarme di Pignataro si inserisce nel dibattito acceso dall’intervento di Dario Amodei, fondatore di Anthropic, un altro leader nel campo dell’AI generativa. Amodei aveva prospettato un futuro in cui l’intelligenza artificiale potrebbe sostituire fino al 50% degli impiegati “colletti bianchi” entro cinque anni, assicurando però la continuità dei salari anche in assenza di lavoro diretto. Pignataro, pur riconoscendo i benefici in termini di produttività e riduzione dei costi, evidenzia come le tecnologie attuali non siano ancora in grado di sostituire completamente la complessità dei processi comunicativi e organizzativi interni alle aziende. Ad esempio, strumenti come PowerPoint rimangono indispensabili perché forniscono un linguaggio comune e standardizzato che facilita interazioni, revisioni e controlli di qualità.

Tuttavia, la minaccia più insidiosa, secondo Pignataro, è che le aziende stesse, nel tentativo di restare competitive, “nutrono i modelli di AI con le loro prassi e linguaggi specifici”, insegnando così all’intelligenza artificiale come replicare i loro ruoli e, in prospettiva, sostituirli. Questo fenomeno potrebbe accelerare la disintermediazione di intere industrie, con ripercussioni a cascata che coinvolgerebbero trasporti, ristorazione, formazione e molto altro.

Le soluzioni prospettate da Pignataro: open source e regolamentazione europea

Per limitare questi impatti, Pignataro suggerisce due direzioni: da un lato, preferire modelli di AI open source, che permettono maggior controllo e trasparenza rispetto alle piattaforme proprietarie come quelle di OpenAI o Anthropic, spesso percepite come “sistemi privi di integrità” perché non allineati agli interessi delle imprese clienti. Dall’altro, l’imprenditore vede nell’Europa un possibile argine grazie alla sua frammentazione regolamentare, che, pur criticata per la sua complessità, crea attriti utili a evitare una rottura strutturale del sistema economico. Le differenze linguistiche, i diversi regimi legali e la tutela dei lavoratori, insieme al GDPR, rappresentano elementi di difesa contro un’adozione incontrollata e uniforme dell’AI.

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