La morte di Freddie Davis, 11 anni, avvenuta nel gennaio 2025 nella zona est di Londra, ha riacceso i riflettori su una pratica estremamente pericolosa diffusa tra i giovani: il chroming. Secondo le analisi, la causa del decesso è stata l’inalazione di butano presente in un deodorante spray. Questo episodio tragico mette in luce i rischi legati a challenge virali sui social network, che spingono gli adolescenti a sperimentare sostanze chimiche volatili.
L’inchiesta e il ritorno dell’allarme sociale
La chiusura dell’indagine sul caso di Freddie Davis ha riportato il tema al centro del dibattito pubblico. Il chroming, noto anche come huffing, consiste nell’inalare sostanze chimiche normalmente destinate ad altri usi per ottenere un breve stato di euforia e alterazione dei sensi. Nel 2024, la pratica era già stata oggetto di attenzione durante la conferenza nazionale dell’American Academy of Pediatrics negli Stati Uniti, dove uno studio ha analizzato 109 video sul chroming, con oltre 25 milioni di visualizzazioni complessive.
Il parere di Bassetti sul chroming
Sui social è intervenuto anche l’infettivologo Matteo Bassetti, primario all’ospedale policlinico San Martino di Genova, sottolineando la pericolosità della pratica. Secondo il medico, sostanze comunemente reperibili in casa come pennarelli indelebili, smalti per unghie, solventi, aria compressa spray, deodoranti, benzina o lacca per capelli possono provocare vertigini, dipendenza e, nei casi più gravi, la morte. Bassetti ha ribadito la necessità di vietare l’accesso ai social agli under 16 e di intensificare la vigilanza dei genitori sui contenuti online.
La testimonianza della madre
La madre di Freddie, Roseanne Thompson, aveva cercato di proteggere il figlio limitando l’uso dei deodoranti spray e monitorando i contenuti visionati online. Nonostante ciò, la donna ha raccontato che il ragazzino è stato probabilmente spinto da un amico a provare il chroming. Roseanne ha trovato Freddie morto nel letto e ha chiesto aiuto, rimanendo profondamente scossa. Le indagini hanno confermato che il bambino non aveva cercato informazioni online riguardo a aerosol o pratiche pericolose. Condividendo alcune foto del figlio con i media, la donna ha voluto sensibilizzare altri genitori, lanciando l’allarme: “Gli spray uccidono”.
I numeri dei decessi in Inghilterra e Galles
Il fenomeno delle inalazioni pericolose non è raro: tra il 2001 e il 2020 in Inghilterra e Galles sono stati registrati 716 decessi legati a sostanze volatili, con una media di 36 all’anno, in gran parte tra maschi (77,9%). La maggior parte dei decessi è associata a carburanti come butano e propano, presenti in 447 dei casi analizzati, mentre altre sostanze comuni negli aerosol hanno contribuito a numerosi episodi fatali.
Cos’è il chroming e perché è così pericoloso
Il chroming consiste nell’inalazione di sostanze chimiche tossiche, reperibili facilmente in casa, per sperimentare una sensazione di euforia temporanea e alterazione dei sensi. Diffuso soprattutto tra bambini e adolescenti, può provocare vertigini, dipendenza e danni permanenti al cervello, fino a portare alla morte. Il fenomeno ha origine recente, in particolare come sfida social virale, rendendo ancora più insidioso il rischio tra i giovanissimi.
Origini e diffusione tra i giovani
Secondo uno studio del Centro pediatrico Cohen di New York, il chroming si è diffuso negli ultimi anni principalmente tramite video sui social network. La facilità con cui si può praticare, unita alla disponibilità domestica delle sostanze, ne ha favorito l’adozione tra i minori. Anche se oggi viene amplificato dai social, l’uso di inalanti non è una novità assoluta: il National Survey on Drug Use and Health evidenzia come già negli anni Novanta questa pratica avesse raggiunto il picco di diffusione, per poi scemare e tornare in auge recentemente.
I rischi concreti del chroming
Quello che molti ragazzi vedono come un gioco è in realtà estremamente pericoloso. L’inalazione provoca un iniziale stato di euforia e benessere, ma porta rapidamente alla dipendenza psicologica e alla voglia di ripetere l’azione. Se praticata con frequenza, può causare vertigini, danni cerebrali permanenti e, nei casi più gravi, la morte. La morte di Freddie Davis rappresenta solo l’ultimo episodio di una lunga serie: nel marzo 2023, per esempio, Esra Haynes, una ragazza di 13 anni di Melbourne, è deceduta dopo aver inalato un deodorante spray.
La responsabilità dei genitori e delle istituzioni
Gli esperti sottolineano l’importanza di una vigilanza costante da parte dei genitori e di un controllo sui contenuti che i ragazzi consumano sui social. La facilità di reperimento delle sostanze chimiche e la loro legalità rendono difficile accorgersi del problema. Diventa quindi fondamentale combinare l’informazione alla prevenzione, incoraggiando una maggiore consapevolezza tra adolescenti e famiglie. Alcuni medici propongono addirittura restrizioni di accesso alle piattaforme digitali per gli under 16, per limitare l’esposizione a challenge potenzialmente letali.
Un fenomeno da monitorare
Il chroming non è solo una sfida social, ma un serio problema di salute pubblica che richiede attenzione medica, educativa e sociale. La tragedia di Freddie Davis, così come altri casi documentati, evidenzia quanto sia necessario parlare apertamente del rischio, sensibilizzare famiglie e scuole e promuovere interventi di prevenzione. Gli esperti raccomandano di affrontare il tema in maniera concreta, senza allarmismi eccessivi, ma con la consapevolezza che queste pratiche possono avere conseguenze irreversibili.
