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Enzo Iacchetti diffida Meta: “Rimuovete i post diffamatori che mi accostano al nazismo”

Il conduttore avvia azioni legali contro Meta per la diffusione di post falsi e offensivi sui social, chiedendo tutela dell’immagine e misure contro l’odio online

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Enzo Iacchetti

Enzo Iacchetti | ANSA/CLAUDIO PERI - Alanews.it

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Milano, 11 febbraio 2026 – Continua la battaglia legale di Enzo Iacchetti, storico volto di Striscia la Notizia, contro Meta Platforms, il colosso tecnologico americano che gestisce Facebook e Instagram. Il noto conduttore ha formalmente inviato una diffida a Meta, esigendo la rimozione immediata di post diffamatori che lo associano ingiustamente al nazismo, un’accusa gravissima che mina la sua immagine e reputazione.

Enzo Iacchetti contro la diffamazione social

Nella diffida indirizzata a Meta Platforms Ireland Ltd e Meta Platforms, Inc., Enzo Iacchetti denuncia la diffusione di contenuti offensivi e falsi, molti dei quali realizzati tramite fotomontaggi che lo ritraggono con i caratteristici baffi di Adolf Hitler o in atteggiamenti contrari all’Italia. Questi post, pubblicati da vari profili su Facebook, secondo i legali del conduttore violano il diritto all’immagine e gli standard della community della piattaforma, configurandosi come istigazione all’odio e denigrazione gratuita.

Il documento legale richiede non solo la cancellazione immediata dei contenuti, ma anche l’adozione di misure per prevenire ulteriori violazioni, riservandosi di procedere con azioni giudiziarie d’urgenza per il risarcimento dei danni morali e materiali subiti da Iacchetti.

Parallelamente, il comico ha annunciato querela contro gli autori dei post diffamatori, accusati di diffamazione aggravata e di aver diffuso consapevolmente notizie false con l’intento di ledere la sua immagine pubblica. Nella querela si sottolinea come Iacchetti abbia sempre accettato critiche e confronto nel rispetto della libertà di espressione, ma rigetti con fermezza ogni forma di aggressione basata su mistificazione e incitamento all’odio, fenomeni amplificati dall’uso improprio dei social.

L'Ue avvisa Meta sull'IA
L’Ue avvisa Meta sull’IA | Shutterstock – alanews

Il profilo e il contesto attuale

Nato a Castelleone nel 1952, Vincenzo “Enzo” Iacchetti è un artista poliedrico, attivo dal 1978 come cabarettista, cantante e attore. Dal 1994 è uno dei conduttori storici di Striscia la Notizia, programma satirico di riferimento della televisione italiana. Oltre alla televisione, Iacchetti si dedica al teatro, alla musica demenziale e ha al suo attivo diversi album e partecipazioni cinematografiche. Negli ultimi anni è stato anche ospite fisso di programmi come Che tempo che fa e protagonista di spettacoli teatrali come Buongiorno Ministro! (2026).

La sua immagine pubblica è stata oggetto di numerosi attacchi ingiustificati sui social, fenomeno che ha portato alla presente azione legale per contrastare la disinformazione e tutelare la propria integrità personale e professionale.

Meta Platforms e la responsabilità nella gestione dei contenuti

Fondata nel 2004 e ribattezzata Meta nel 2021, la società americana ha recentemente rafforzato le politiche di moderazione per contrastare la diffusione di contenuti offensivi e disinformazione sulle sue piattaforme, che includono Facebook, Instagram e WhatsApp. Con un fatturato di oltre 164 miliardi di dollari e quasi 70.000 dipendenti, Meta è sotto crescente pressione per migliorare il controllo sui contenuti pubblicati dagli utenti.

Il caso di Iacchetti evidenzia le sfide che Meta deve affrontare nel bilanciare la libertà di espressione con la protezione delle persone dalle campagne diffamatorie e dall’odio online. L’azienda ha ora l’opportunità di dimostrare concretamente il proprio impegno nell’applicazione delle norme comunitarie, rimuovendo tempestivamente i contenuti segnalati e prevenendo abusi futuri.

La vicenda resta aperta e potrebbe segnare un precedente importante nella lotta contro la diffamazione digitale in Italia.

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