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Groenlandia, la missione di Rutte da Trump irrita la Danimarca: “Non tratta per noi”

Groenlandia, l’asse Rutte-Trump agita l’Europa: Bruxelles chiude a metà, la Danimarca si irrita e la Nato ora è in crisi

23 Gennaio 2026
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L'asse Rutte-Trump sulla Groenlandia irrita la Danimarca

L'asse Rutte-Trump sulla Groenlandia irrita la Danimarca | EPA/GIAN EHRENZELLER - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Un confronto fiume, durato oltre quattro ore e conclusosi ben dopo la mezzanotte, non è bastato ai leader europei per sciogliere il nodo Groenlandia. Al centro del dibattito, l’attivismo del segretario generale della Nato Mark Rutte e il suo dialogo diretto con Donald Trump, che ha prodotto segnali distensivi da Washington ma anche nuove tensioni all’interno dell’Unione. La spaccatura tra i Ventisette è emersa con chiarezza: da un lato i governi più inclini a evitare lo scontro con il tycoon americano, come quelli guidati da Giorgia Meloni e Friedrich Merz; dall’altro posizioni nettamente più critiche, incarnate soprattutto dal premier spagnolo Pedro Sánchez. Nonostante le differenze, un punto fermo è stato fissato: pieno sostegno alla Danimarca, che non può essere scavalcata né marginalizzata in alcun negoziato sul futuro della Groenlandia.

Groenlandia: la “cornice” dell’accordo e il nervosismo di Copenhagen

È proprio qui che si innesta l’irritazione danese. L’incontro riservato tra Rutte e Trump, avvenuto a margine del Forum di Davos, ha portato alla definizione di quella che il presidente statunitense ha definito una “cornice per un accordo”, sufficiente – almeno per ora – ad abbassare i toni più aggressivi sulla Groenlandia. Ma il contenuto di questa cornice resta opaco, e soprattutto non è passato da Copenhagen.

La reazione danese non si è fatta attendere. “Siamo uno Stato sovrano, e su questo non si negozia”, ha dichiarato senza mezzi termini la premier Mette Frederiksen. Ancora più esplicito il ministro della Difesa Troels Lund Poulsen: “Rutte non ha alcun mandato per trattare a nome nostro”. Parole che fotografano il disagio di un Paese che teme di essere messo all’angolo mentre altri discutono del suo territorio.

Non a caso, il segretario generale della Nato non era presente alla riunione dei leader Ue, diversamente da quanto accaduto in altri vertici. Un’assenza che riflette l’ambiguità del suo ruolo: interlocutore privilegiato di Trump, ma senza un chiaro via libera politico da parte dell’Unione.

Bruxelles alza la voce sulla Groenlandia, ma mancano i dettagli

Dal Consiglio europeo è arrivato comunque un messaggio di fermezza. Il presidente Antonio Costa ha ribadito che l’Ue “difenderà i propri interessi, i suoi Stati membri e i suoi cittadini da qualsiasi forma di coercizione”, sottolineando che solo la Danimarca e la Groenlandia hanno titolo per decidere sulle questioni che le riguardano. Una dichiarazione di principio che, però, non chiarisce cosa sia davvero sul tavolo.

L'Ue sulla Groenlandia
L’Ue sulla Groenlandia | Pixabay @iantfoto – alanews

 

Secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, l’amministrazione Trump punterebbe a rimuovere i limiti alla presenza militare statunitense sull’isola, oggi regolata dall’accordo di difesa del 1951. L’obiettivo sarebbe rinegoziarlo sul modello di Cipro, dove il Regno Unito esercita piena sovranità su alcune basi militari. Un precedente che consentirebbe agli Stati Uniti di controllare direttamente porzioni di territorio groenlandese, ipotesi che suscita forti resistenze sia a Copenhagen sia a Nuuk.

Militari e terre rare: le vere poste in gioco

Accanto al dossier sicurezza resta aperto quello delle risorse naturali. Le terre rare della Groenlandia continuano ad attirare l’attenzione di Trump, ma anche in questo caso mancano proposte ufficiali. Tra le opzioni ventilate, la possibilità di concedere una sorta di corsia preferenziale alle aziende americane per lo sfruttamento dei giacimenti, lasciando formalmente invariata la sovranità danese. Un equilibrio delicato, tutto da verificare.

Per ora, più che di negoziati, si parla di manovre preliminari e contatti informali. Il dialogo vero deve ancora cominciare, così come resta incerto chi avrà l’ultima parola. Una cosa, però, è già chiara: l’asse Rutte-Trump ha riacceso il dossier Groenlandia, ma ha anche incrinato la fiducia della Danimarca, che teme di pagare il prezzo più alto di una partita giocata sopra la sua testa.

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