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Processo Hydra, condanne per 62 imputati: inflitti oltre 500 anni di carcere

La sentenza chiude un maxi-processo che ha svelato la collaborazione tra ’ndrangheta, Cosa nostra e Camorra in Lombardia, con condanne per traffico illecito e riciclaggio

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Un mezzo della polizia penitenziaria

ANSA/MATTEO CORNER - Alanews.it

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Milano, 13 gennaio 2026 – È stata emessa la sentenza nel processo Hydra, uno dei procedimenti giudiziari più significativi degli ultimi anni sul fronte della criminalità organizzata in Lombardia. Il giudice per l’udienza preliminare di Milano, Emanuele Mancini, ha condannato 62 imputati per un totale di oltre 500 anni di carcere, riconoscendo l’esistenza di un «sistema mafioso lombardo» che ha unito membri di ’ndrangheta, Cosa nostra e Camorra in un’unica organizzazione criminale. La sentenza è arrivata dopo sei ore di camera di consiglio, con 18 assoluzioni e numerosi altri imputati coinvolti in patteggiamenti o rinvii a giudizio.

Il «sistema mafioso lombardo»: un’unica organizzazione a tre teste

L’inchiesta Hydra, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e condotta dal nucleo investigativo dei Carabinieri, ha documentato un sodalizio criminale in cui convivono e collaborano esponenti delle tre principali mafie italiane. L’accusa ha definito tale rete come una «supermafia» o «mafia a tre teste», ma i pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane hanno precisato che non si tratta di una nuova mafia o di una super organizzazione, bensì di una «mafiosità immanente» che vede le tre mafie storiche operare insieme sul territorio lombardo per gestire affari illeciti.

Durante il processo, sono emersi nomi di rilievo come Giuseppe Fidanzati, vicino a Cosa nostra palermitana, e Massimo Rosi, considerato il reggente della locale ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Tra gli imputati condannati anche membri della camorra legati alla famiglia di Michele Senese. La sentenza ha previsto pene fino a 16 anni di carcere, generalmente inferiori rispetto alle richieste dell’accusa, che a novembre 2025 aveva chiesto complessivamente 570 anni di reclusione.

Processo Hydra: svelate le attività illecite e l’impatto economico

L’organizzazione criminale, che si è radicata profondamente nel tessuto economico lombardo, ha operato in diversi settori criminali: traffico di droga e armi, estorsioni, frodi fiscali e riciclaggio. In particolare, è emerso il coinvolgimento in truffe legate ai crediti fiscali, come il superbonus 110%, e nella gestione di società di comodo per evadere il fisco e riciclare denaro sporco.

Un aspetto peculiare è stato il coinvolgimento di «banchieri» cinesi, imprenditori con ampi contatti nel sistema finanziario sotterraneo noto come «Chinese underground bank», che hanno facilitato il riciclaggio dei proventi illeciti. La cosiddetta «bacinella», una cassa comune per sostenere i detenuti dell’organizzazione, ha simboleggiato l’unità e la solidarietà trasversale tra le diverse componenti mafiose.

Gli investigatori hanno anche documentato ripetuti incontri tra rappresentanti delle mafie in diverse località lombarde tra il 2020 e il 2021, confermando la natura confederativa e orizzontale del sodalizio criminale.

Secondo i pubblici ministeri, Milano e l’intera Lombardia rappresentano oggi un contesto mafioso paragonabile a regioni tradizionalmente segnate dalla presenza mafiosa, come la Calabria. La sentenza Hydra evidenzia come le mafie abbiano saputo adattarsi al territorio lombardo, fondendo metodi criminali tradizionali con sofisticate operazioni di infiltrazione economica e finanziaria.

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