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Solo un americano su tre approva l’intervento Usa in Venezuela

Un recente sondaggio Reuters/Ipsos rivela forti divisioni politiche e timori diffusi tra gli americani sull’intervento militare in Venezuela e sulle sue conseguenze energetiche

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Gli USA intercettano un'altra petroliera al largo del Venezuela

Le bandiere degli Stati Uniti e del Venezuela | Pixabay @Jorge_Villalba - alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Washington, 5 gennaio 2026 – Solo un americano su tre approva l’attacco militare statunitense contro il Venezuela, che ha portato al rovesciamento del presidente venezuelano. È quanto emerge da un recente sondaggio Reuters/Ipsos che evidenzia un diffuso scetticismo tra la popolazione statunitense riguardo alle recenti azioni degli Stati Uniti nel Paese sudamericano.

Il sondaggio Reuters/Ipsos

Secondo la rilevazione, il 72% degli americani teme un eccessivo coinvolgimento degli Stati Uniti in Venezuela. Il sostegno all’operazione militare è profondamente diviso lungo le linee politiche: il 65% dei repubblicani appoggia l’azione ordinata dal presidente Donald Trump, mentre solo l’11% dei democratici e il 23% degli indipendenti condividono questa posizione. Inoltre, circa il 43% dei repubblicani si dichiara favorevole a una politica estera statunitense che eserciti una forma di dominio sugli affari dell’emisfero occidentale, riflettendo un orientamento interventista nel contesto regionale. Il 19% invece si oppone a questa visione, mentre il resto degli intervistati non ha espresso un’opinione chiara.

Il sondaggio registra anche un aumento del gradimento per il presidente Trump, con un indice di approvazione del 42%, il più alto dall’ottobre precedente e in crescita rispetto al 39% di dicembre 2025.

Il contesto energetico e geopolitico: la guerra del petrolio

Parallelamente all’azione militare, l’amministrazione Trump ha imposto un blocco totale alle petroliere venezuelane soggette a sanzioni, una misura che ha fatto immediatamente aumentare le quotazioni del petrolio (Brent +1,75%, WTI +2%). Il Venezuela detiene le riserve petrolifere più grandi al mondo, ma la produzione è in declino a causa della crisi economica e della riduzione degli investimenti sotto il regime di Maduro.

Gli Stati Uniti mirano a indebolire il controllo venezuelano sul petrolio per favorire un governo amico che possa permettere la revoca delle sanzioni e la ripresa della produzione. La compagnia americana Chevron è attualmente l’unica autorizzata a operare e esportare petrolio in Venezuela, estraendo quasi un quarto della produzione nazionale. Tale strategia si inserisce in un più ampio piano geopolitico che unisce pressioni militari, economiche e diplomatiche per ristabilire l’influenza statunitense nella regione.

L’approccio di Trump al Venezuela, quindi, si caratterizza per una combinazione di interventismo militare e controllo delle risorse energetiche, ma incontra un ampio dissenso nell’opinione pubblica statunitense, che appare preoccupata per le implicazioni di un impegno prolungato nel Paese sudamericano.

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