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La Lady Macbeth di Šostakovič conquista la Scala: 11 minuti di applausi per Chailly

Prima rappresentazione alla Scala per l’opera di Šostakovič, diretta da Chailly: una serata intensa tra innovazione scenica, critica sociale e grandi consensi del pubblico

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L'interno del teatro alla Scala

L'interno del teatro alla Scala | Photo by Wolfgang Moroder licensed under CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.en) - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Milano, 7 dicembre 2025 – Un evento storico ha segnato la Prima della stagione scaligera con la messa in scena, per la prima volta, dell’opera “Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Dmitrij Šostakovič, diretta da Riccardo Chailly. Il debutto è stato accolto con un successo entusiastico, confermato da un applauso durato oltre undici minuti, che ha coronato l’ultimo 7 dicembre di Chailly come direttore musicale della Scala.

Un trionfo musicale e artistico alla Scala

La serata ha rappresentato una tappa fondamentale per il Teatro alla Scala, che per la prima volta ha portato in scena questa opera del compositore sovietico Šostakovič, la cui musica era fino a oggi poco conosciuta dal grande pubblico italiano, anche a causa della censura staliniana che ne aveva impedito la rappresentazione integrale fino al 1992.

Il maestro Riccardo Chailly, figura di spicco nel panorama musicale internazionale, ha saputo guidare l’orchestra e il coro scaligero in un’interpretazione intensa e coinvolgente, capace di trasmettere ogni sfumatura emotiva della protagonista, Katerina, descritta come “una tigre” dalla soprano Sara Jakubiak. La protagonista ha ricevuto ampi consensi, così come il cast corale, con voci di rilievo quali Najmiddin Mavlyanov nel ruolo di Sergej e Alexander Roslavets come Boris. Il coro, diretto da Alberto Malazzi, ha sostenuto con vigore e precisione l’impianto drammatico dell’opera.

Il regista Vasili Barkhatov ha firmato una messa in scena innovativa, trasportando la vicenda da un villaggio russo della metà dell’Ottocento a un ristorante degli anni Cinquanta del Novecento, trasformando il racconto in una serie di flashback che si sviluppano attraverso le deposizioni dei protagonisti davanti a un ufficiale di polizia. La scenografia di Zinovy Margolin ha creato un ambiente polifunzionale che ha saputo rappresentare con efficacia i vari spazi della narrazione, dal ristorante al violento studio di Boris, fino alle cucine teatro di scene di violenza.

Tematiche di forte impatto e critica sociale

L’opera di Šostakovič si distingue per la sua crudezza e la critica sociale che emerge dalla storia di Katerina, protagonista di una tragedia personale e collettiva. La protagonista è una donna intrappolata in un matrimonio imposto, vessata dal suocero e insoddisfatta dal punto di vista sessuale, che la conduce a tradire il marito, avvelenare il suocero e uccidere quest’ultimo. La vicenda si conclude con l’arresto e il suicidio di Katerina, che si spegne tra le fiamme dopo aver cosparso di benzina sé stessa e la rivale, in una scena drammatica e potente che si discosta dal libretto originale.

Questa rappresentazione ha accettato senza riserve le scene di violenza e di sesso esplicito, elementi presenti nel libretto originale, ma sempre mantenuti lontani da ogni forma di cattivo gusto, grazie a una regia attenta che ha saputo dosare intensità e pathos.

La trama si configura come una feroce critica alla condizione femminile nella piccola borghesia del tempo, affrontando temi di oppressione, libertà e desiderio. La musica di Šostakovič accentua questi passaggi con sonorità impetuose e a tratti vorticose, dando voce a ogni emozione, dalla noia alla disperazione, dal tradimento al delitto efferato.

Presenze illustri in sala e nel palco reale

La serata ha mantenuto viva la tradizione del 7 dicembre, nonostante l’assenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel palco centrale erano presenti figure di rilievo istituzionale e culturale, tra cui Liliana Segre, il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, e i vicepresidenti di Senato e Camera Gian Marco Centinaio e Anna Ascani. Tra gli spettatori in sala si annoveravano anche personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo come Mario Monti, Barbara Berlusconi, Diana Bracco, Giacomo Campora, Claudio Descalzi, Marcello Foa, Melania Rizzoli, e artisti come Mahmood, Achille Lauro e Pierfrancesco Favino.

Il ministro Alessandro Giuli
Il ministro Alessandro Giuli | ANSA/Emanuele Valeri – Alanews.it

Il sovrintendente della Scala Fortunato Ortombina ha definito il successo di Chailly come “l’abbraccio del pubblico”, sottolineando l’importanza di questa nuova tappa per il teatro milanese e per la valorizzazione del repertorio novecentesco spesso trascurato.

La serata scaligera dedicata a “Lady Macbeth del distretto di Mcensk” ha dunque rappresentato un momento di grande rilievo culturale e artistico, con un cast e una regia capaci di valorizzare appieno la complessità e la potenza di questa opera, restituendo al pubblico un’esperienza emozionante e di alto livello interpretativo.

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