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Rapporto Censis 2025: italiani tra debiti in aumento, attrazione per autocrati e desideri sessuali

Il Rapporto Censis 2025 analizza le tensioni sociali, il peso del debito pubblico e i cambiamenti nei valori degli italiani, tra desiderio di stabilità e ricerca di autenticità

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Rapporto Censis 2025: italiani tra debiti in aumento, attrazione per autocrati e desideri sessuali

alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 5 dicembre 2025 – Il 59° Rapporto Censis 2025, una radiografia ad alta definizione dello stato economico, sociale ed emotivo del Paese, è arrivato. L’Italia descritta è un territorio in bilico tra paure ancestrali e tensioni messianiche, tra fedi religiose veementi e nuovi fanatismi, tra sfiducia nelle istituzioni e seduzione verso modelli autoritari. Eppure, in questo scenario spesso crepuscolare, emergono anche inattesi segnali vitali: un edonismo liberato, un desiderio diffuso di intimità come antidoto alla paura, una resilienza quotidiana che resiste al pessimismo dominante. Il ritratto che ne deriva è quello di un Paese complesso, fragile ma ostinato, attraversato da contraddizioni profonde eppure ancora capace di reagire.

Il Grande Debito e la mancanza di fiducia politica

Il Rapporto Censis 2025 individua nel “Grande Debito” la matrice di una nuova fase storica: il secolo delle società post-welfare. L’Italia spende ormai più per gli interessi sul debito pubblico (85,6 miliardi) che per investimenti (78,3 miliardi), una sproporzione che comprime il presente e ipoteca il futuro. Colpisce anche il dato sugli investimenti ambientali: appena 7,8 miliardi, un decimo degli interessi pagati annualmente.

In questo contesto economico, si innesta una frattura politica profonda. Il 62% degli italiani non considera l’Unione europea decisiva negli equilibri globali; più della metà la ritiene destinata alla marginalità. Si afferma un sentimento di declino dell’Occidente: il 55% pensa che il progresso si sia spostato verso Cina e India, mentre il 39% ritiene inevitabile che le dispute tra potenze si risolvano tramite conflitti armati.

A preoccupare maggiormente è però la crescente attrazione verso i modelli autoritari: il 30% degli italiani considera le autocrazie “più adatte allo spirito dei tempi”. Parallelamente si riduce la disponibilità a sostenere la difesa nazionale: il 66% sarebbe contrario a rafforzare gli armamenti se questo comportasse tagli alla spesa sociale.

Questa sfiducia si traduce in comportamenti concreti. Alle elezioni politiche del 2022 l’astensione ha raggiunto il 36,1%, nove punti in più rispetto al 2018. Anche la partecipazione alle mobilitazioni di piazza è in declino costante, salvo rare eccezioni come le recenti manifestazioni pro-Palestina. Il corpo civico appare sfilacciato, disilluso, refrattario a visioni collettive.

Il Papa come unico leader e il tramonto della rappresentanza

Il Censis registra un vero crollo della fiducia verso la politica: per il 72% degli italiani partiti, leader e Parlamento non rappresentano più nessuno. Il 63% ritiene svanito ogni sogno collettivo. In questo vuoto di leadership, solo una figura emerge come riferimento globale: Papa Leone XIV, che raccoglie la fiducia del 60,7% degli italiani.

Papa Leone XIV
Papa Leone XIV | Alanews

Tutti gli altri leader internazionali appaiono relegati ai margini dell’immaginario nazionale. Il premier spagnolo Sánchez ottiene il 44,9%, seguono Merz (33,5%), von der Leyen (32,8%), Macron (30,9%) e Starmer (29%). Le grandi potenze extraeuropee scivolano ancora più indietro: Modi al 14,9%, Xi Jinping al 13,9%, Putin al 12,8%. Fino all’ultimo gradino occupato da Kim Jong-un, che raccoglie appena il 6,1%.

Il successo del Pontefice non è solo un fatto religioso: rappresenta l’unico punto di stabilità simbolica in una società frammentata. È l’indice di una crisi della rappresentanza che non trova ancora vie d’uscita e che alimenta ulteriormente la tentazione di rifugiarsi in autorità percepite come “forti” o carismatiche.

Il ceto medio febbrile tra impoverimento e declino demografico

Da anni il Censis osserva il progressivo sfarinamento del ceto medio, ma nel 2025 il fenomeno assume tratti più marcati. L’Italia invecchia rapidamente e fa sempre meno figli, con ricadute dirette sulla struttura produttiva. Una delle prime conseguenze è la scomparsa delle piccole imprese: in vent’anni i titolari sono passati da 3,4 milioni a poco più di 2,8 milioni, con una perdita del 17%. Tra i giovani imprenditori il crollo è ancora più drastico: –46,2%.

Anche il lavoro perde forza come motore di mobilità sociale. Le retribuzioni reali nel 2024 sono inferiori dell’8,7% rispetto al 2007; il potere d’acquisto pro capite è calato del 6,1%. Il risultato è un ceto medio “in stato febbrile”, bloccato nella stagnazione o minacciato da un possibile declassamento.

Il quadro demografico accentua queste fragilità. Oggi gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione e i centenari hanno superato quota 23 mila. Nel 2045 gli anziani saranno 19 milioni, il 34,1% degli italiani. Pur in presenza di oltre 5,4 milioni di immigrati residenti, l’Italia continua a invecchiare: un processo che rischia di comprimere ulteriormente dinamismo economico e sostenibilità fiscale.

La diffidenza verso gli stranieri, però, ostacola qualsiasi possibilità di riequilibrio: il 63% ne vuole limitare i flussi, il 54% li percepisce come minaccia culturale e solo una minoranza è favorevole a concedere diritti pienamente inclusivi.

Edonismo liberato: il sesso come rimedio all’“abisso”

C’è però un capitolo del Rapporto Censis che sorprende per vitalità: quello dedicato ai comportamenti intimi. Di fronte al “Grand Hotel Abisso”, come definito dal Censis, gli italiani reagiscono rifugiandosi nel piacere. Il sesso, liberato dalle antiche censure, diventa un antidoto sociale contro ansie e incertezze.

I numeri raccontano un Paese molto più attivo di quanto l’immaginario comune suggerirebbe. Tra i 18 e i 60 anni, il 62,5% degli italiani ha una vita sessuale intensa, con cadenza settimanale o superiore. I “performanti”, che fanno sesso ogni giorno, sono il 5,3%; gli “attivi”, due o tre volte a settimana, raggiungono il 29,9%. Appena l’8,5% rientra nella categoria degli astinenti.

Tra i giovani sotto i 35 anni la quota degli attivi sale al 72,4%. Le pratiche erotiche sono diversificate: il 78,8% mantiene i preliminari come rito consolidato, il 74,2% pratica sesso orale, il 58,2% la masturbazione reciproca. Crescono anche le pratiche non convenzionali: il 30,2% fa sexting, il 26,4% utilizza sex toys, il 26% guarda porno in coppia. Una minoranza — ma significativa — sperimenta feticismo, bondage e sadomasochismo (14%) o rapporti con più partner (7,7%).

In un Paese segnato da paure economiche, solitudini sociali e istituzioni indebolite, l’intimità diventa un terreno di libertà e autoaffermazione. È forse la reazione più spontanea e umana agli squilibri del presente: un ritorno al corpo per riconquistare un senso di vitalità e controllo sulla propria vita.

Cultura in ritirata, tecnologia in ascesa

Il Rapporto fotografa anche una significativa trasformazione nei consumi culturali. In vent’anni la spesa delle famiglie per cultura è crollata del 34,6%, riducendosi a poco più di 12 miliardi. Allo stesso tempo, la spesa per smartphone e computer è esplosa (+723,3%), raggiungendo 14,5 miliardi, mentre quella per servizi telefonici ha toccato 17,5 miliardi.

Il taglio colpisce soprattutto giornali (–48,3%) e libri (–24,6%). Eppure non tutto è in declino: la frequentazione di cinema, teatri ed eventi musicali resta viva, con quasi metà degli italiani che negli ultimi dodici mesi è andata almeno una volta al cinema.

La cultura non scompare, ma cambia forma: si sposta verso eventi esperienziali e consumi digitali, lasciando in difficoltà l’informazione tradizionale e il libro.

Rapporto Censis 2025, cosa ci dice?

Il Rapporto Censis 2025 consegna l’immagine di un’Italia spaventata ma ancora viva, smarrita ma reattiva, fragile ma non rassegnata. Una società ferita che, nell’età “del ferro e del fuoco”, cerca nuove forme di appartenenza, nuove vie per sentirsi ancora protagonista del proprio destino.

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