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Giornalisti in sciopero: “Chiediamo un contratto equo per tutelare pluralismo e democrazia”

I giornalisti italiani si fermano per chiedere il rinnovo del contratto, salari adeguati e maggiori tutele contro precarietà, tagli e mancata regolamentazione dell’IA

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Giornalisti in sciopero

alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 27 novembre 2025 – Domani, 28 novembre, i giornalisti italiani incroceranno le braccia per uno sciopero nazionale di 24 ore, proclamato dalla Federazione nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) per chiedere il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico, scaduto da oltre dieci anni. L’iniziativa coinvolgerà giornalisti dipendenti, collaboratori e precari, con manifestazioni e iniziative di sensibilizzazione in diverse città italiane, promosse dalle Associazioni regionali di Stampa.

Una donna intenta a usare un computer
Alanews.it

Le ragioni dello sciopero: dignità e futuro del giornalismo

La Fnsi denuncia una situazione critica per il settore dell’informazione, caratterizzata da una lunga assenza di rinnovo contrattuale, riduzione degli organici e retribuzioni bloccate che hanno subito una perdita di potere d’acquisto di quasi il 20% a causa dell’inflazione. La federazione sottolinea inoltre come la crisi del settore sia stata aggravata da tagli, prepensionamenti, licenziamenti e condizioni di lavoro precarie per i collaboratori, spesso pagati con compensi irrisori e privi di tutele.

Gli editori della Fieg – rappresentanti degli editori della stampa – sono accusati di non aver investito adeguatamente nel giornalismo, nonostante le consistenti sovvenzioni pubbliche ricevute, e di proporre aumenti salariali ritenuti inadeguati, oltre a voler peggiorare la condizione economica dei neoassunti. A ciò si aggiunge il rifiuto di regolamentare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle redazioni e di riconoscere un equo compenso per i contenuti ceduti al web, temi ormai centrali nel contesto digitale.

Le mobilitazioni e le prese di posizione delle associazioni regionali

In concomitanza con lo sciopero, molte associazioni regionali e comitati di redazione ribadiscono il valore del lavoro giornalistico e la necessità di stipendi dignitosi e tutele adeguate. Ad esempio, l’Associazione Stampa Romana evidenzia il contrasto tra la richiesta di aumenti decorosi e la volontà degli editori di tagliare ulteriormente i salari, soprattutto per i giovani. L’Assostampa Puglia denuncia l’atteggiamento di chiusura degli editori, che da vent’anni adottano politiche di tagli e precarizzazione, mentre l’Aser Emilia-Romagna segnala l’assenza di investimenti reali da parte delle aziende editoriali, limitandosi a ridurre il personale e a proporre salari bassi.

Il Sindacato giornalisti del Trentino-Alto Adige sottolinea come solo un investimento nell’informazione professionale di qualità possa rappresentare una soluzione efficace per superare la crisi del settore e contrastare la diffusione delle fake news.

L’assemblea dei redattori di askanews ha infine espresso all’unanimità il proprio sostegno allo sciopero, sottolineando che il rinnovo del contratto e il rispetto dei diritti sindacali sono fondamentali per garantire un’informazione libera, autonoma e di qualità.

Lo sciopero, quindi, si configura come una battaglia per la tutela della professione giornalistica e per un’informazione che rimanga un pilastro della democrazia, come sancito dall’articolo 21 della Costituzione italiana.

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