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Ex Ilva, Fiom: “Impianti fermi, senza intervento pubblico rischio chiusura e posti a rischio”

Vertice a Roma tra governo e sindacati per affrontare la crisi dell’ex Ilva: impianti fermi, cassa integrazione record e pressing su una gestione pubblica della transizione

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Davide Di Carlo di Davide Di Carlo

Mi chiamo Davide Di Carlo e sono nato ad Avezzano (Aq) nel 1986. Sono un giornalista pubblicista e dal 2022 collaboro con l’agenzia media Alanews, per la quale mi occupo di politica come videomaker. Sono appassionato di Medio Oriente e nell’aprile del 2019 è uscita una mia pubblicazione universitaria dal titolo ‘Storia e sistema dei media in Libano’. Nel 2020 è stato pubblicato un mio romanzo dal titolo ‘Aida. La primavera in inverno’. Entrambe le opere sono uscite grazie alla casa editrice Aracne editrice. In passato sono stato assistente universitario per il corso ‘Teorie e tecniche del giornalismo’ all’Università di Tor Vergata dove ho avuto modo di tenere il corso ‘Laboratorio di giornalismo’

Roma, 11 novembre 2025 – La situazione dell’ex Ilva si presenta oggi come la più critica mai registrata negli ultimi anni, con impianti fermi e migliaia di lavoratori a rischio. In vista del vertice convocato nella Sala Monumentale a Roma tra governo e sindacati, il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, ha espresso un duro monito sulle difficoltà che attanagliano l’azienda siderurgica e le esigenze di una gestione pubblica per la sua fase di transizione.

Crisi e impasse nel confronto tra governo e sindacati

immagine

Secondo De Palma, “la situazione dell’ex Ilva è la peggiore che possiamo ricordare”. Il sindacalista ha evidenziato due problemi principali: la mancanza di risorse necessarie per gestire gli impianti e garantire le manutenzioni ordinarie e straordinarie, e l’assenza di prospettive industriali concrete. “L’unica soluzione per noi è un’azienda partecipata pubblica. Il ministro Urso sostiene che la nazionalizzazione non sia possibile per Costituzione, ma noi abbiamo sempre affermato che va costituita una società a maggioranza pubblica che gestisca la fase di transizione”, ha dichiarato De Palma, che guida la Fiom dal 6 aprile 2022 e vanta una lunga esperienza sindacale e politica.

Il quadro si aggrava ulteriormente con l’annuncio che “da oggi ci sono tutti gli impianti fermi”, con il massimo storico di lavoratori in cassa integrazione (Cig). Da qui l’esortazione a non perdere altro tempo: “Se non arriveranno elementi di garanzia per il piano di transizione previsto, non discuteremo del futuro dell’ex Ilva, ma della sua chiusura”.

Presidio dei lavoratori e appelli alla responsabilità del governo

In concomitanza con il rinvio del vertice governativo, i lavoratori e i sindacati Fim, Fiom e Uilm si sono riuniti in presidio davanti a Palazzo Chigi, manifestando con slogan e striscioni per “rispetto” e risposte concrete. L’autoconvocazione è stata motivata dall’urgenza di ottenere chiarezza sul futuro degli stabilimenti e degli oltre 4mila operai ancora in cassa integrazione.

Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ha criticato aspramente l’esecutivo: “Il governo Meloni brancola nel buio, sull’ex Ilva non sa più cosa dirci. Se continuiamo così, l’unico altoforno ancora in funzione si fermerà e ci sarà la chiusura totale. Ma noi non accetteremo scuse”. Loris Scarpa, coordinatore siderurgia della Fiom, ha aggiunto: “La situazione è di una gravità assoluta, il rischio è la compromissione degli impianti. Il governo non si sta confrontando con noi e non ci sta capendo niente”.

Anche il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, ha sottolineato come “l’Italia non può permettersi la chiusura di questo stabilimento” e ha chiesto al governo di “farsi carico e diventare imprenditore di un progetto di ripartenza di un asset strategico come quello siderurgico”. Uliano ha inoltre evidenziato che “non può essere strategica solo la questione militare in questo Paese”, richiamando l’attenzione sull’importanza economica e occupazionale del polo siderurgico di Taranto e degli altri stabilimenti di Acciaierie d’Italia.

Le parole di De Palma e le proteste dei lavoratori confermano la drammatica fase che attraversa l’ex Ilva, ora parte del gruppo Acciaierie d’Italia, che continua a vivere una complessa transizione tra amministrazione straordinaria, incertezze industriali e la necessità di rilanciare la produzione nel rispetto delle nuove sfide ambientali e tecnologiche.

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