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WhatsApp vieta l’uso di chatbot IA come ChatGPT dalla piattaforma

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Il logo di WhatsApp

Il logo di WhatsApp | Pixabay @M. H. - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 22 ottobre 2025 – Meta annuncia una svolta significativa nelle politiche d’uso di WhatsApp Business API: a partire dal 15 gennaio 2026, sarà vietato l’accesso e l’utilizzo di chatbot di intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT e simili, sulla propria piattaforma di messaggistica. Questa decisione segna la fine delle conversazioni automatizzate e generaliste basate su IA all’interno di WhatsApp, con un impatto rilevante sulle modalità di interazione tra aziende e utenti.

Meta e il divieto ai chatbot IA su WhatsApp Business

Con un aggiornamento dei termini di servizio, WhatsApp impone un divieto esplicito all’uso di fornitori di IA generativa, compresi nomi noti come OpenAI (ChatGPT), Perplexity, Luzia e Poke, sulla propria infrastruttura Business API. Questa soluzione è utilizzata da sviluppatori e aziende per integrare bot e servizi automatizzati nella gestione delle comunicazioni aziendali.

Il logo di Meta
Meta | Shutterstock

Meta giustifica questa scelta sottolineando che l’API Business è stata concepita per casi d’uso specifici come assistenza clienti, prenotazioni o comunicazioni funzionali, non per ospitare chatbot conversazionali “generalisti” che consumano risorse senza produrre ritorni economici significativi. L’azienda californiana, che nel 2024 ha raggiunto un fatturato di 164,5 miliardi di dollari e un utile netto di oltre 71 miliardi, difende così il proprio modello di monetizzazione basato sulle interazioni a pagamento tra imprese e consumatori, limitando l’utilizzo della piattaforma a bot aziendali mirati.

Una conseguenza immediata sarà la rimozione di tutte le soluzioni IA di terze parti che permettono conversazioni libere su qualsiasi argomento, mentre sarà mantenuto l’assistente proprietario Meta AI, già integrato in WhatsApp, Messenger, Instagram e Facebook. Questa mossa consolida ulteriormente il controllo dell’ecosistema Meta sull’intelligenza artificiale, escludendo la concorrenza esterna.

La risposta di OpenAI e l’evoluzione dell’esperienza ChatGPT

OpenAI, che ha visto crescere fino a 50 milioni il numero di utenti che utilizzavano ChatGPT tramite WhatsApp, ha annunciato che non sarà più possibile usufruire del servizio sulla piattaforma dopo la scadenza del 15 gennaio 2026. L’azienda invita gli utenti a migrare all’app ufficiale di ChatGPT, disponibile su iOS, Android, web e macOS tramite ChatGPT Atlas.

Queste piattaforme offrono funzionalità avanzate non supportate da WhatsApp, come chat vocali, ricerche approfondite e caricamento di file. OpenAI consiglia inoltre di collegare il proprio numero WhatsApp all’account ChatGPT per mantenere accessibile la cronologia delle conversazioni fino alla data di interruzione, dopodiché WhatsApp non permetterà più il recupero o l’esportazione delle chat.

WhatsApp tra sicurezza, funzionalità e le sfide dell’IA

WhatsApp continua a puntare sulla sicurezza e sulla privacy, con la crittografia end-to-end che garantisce che solo mittente e destinatario possano leggere o ascoltare i messaggi, escludendo persino la stessa piattaforma. Questo si inserisce in un contesto in cui l’integrazione di intelligenze artificiali deve essere bilanciata con l’efficienza dell’infrastruttura e la tutela degli utenti.

La scelta di Meta si inserisce in un panorama globale in evoluzione, dove la competizione tra colossi tecnologici si gioca anche sul terreno dell’intelligenza artificiale proprietaria e delle sue applicazioni commerciali. Il rafforzamento di Meta AI all’interno delle app di messaggistica del gruppo dimostra come l’azienda voglia mantenere saldamente il proprio ruolo di protagonista nel settore, proteggendo al contempo la sostenibilità economica del servizio.

In attesa dell’entrata in vigore della nuova policy, il mondo digitale si prepara dunque a una transizione che modificherà profondamente il modo in cui le aziende e gli utenti interagiscono su WhatsApp, aprendo la strada a nuove forme di conversazione automatizzata, ma più controllate e mirate.

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