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Uccisione dell’orsa Amarena, rinviato a giudizio Andrea Leombruni

Il processo ad Andrea Leombruni, accusato di aver sparato all’orsa simbolo del Parco d’Abruzzo, riapre il dibattito sulla tutela della fauna e sulle pene per i reati contro animali

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Una protesta animalista contro l'uccisione dell'orsa Amarena

ANSA/EMANUELE VALERI

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Avezzano, 26 settembre 2025 – Il Tribunale di Avezzano ha disposto il rinvio a giudizio di Andrea Leombruni, accusato di uccisione di animale con l’aggravante della crudeltà, per la morte dell’orsa Amarena, avvenuta nella notte del 31 agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi, alla periferia del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

L’uccisione dell’orsa Amarena: il fatto e le accuse

Andrea Leombruni, 56 anni, è imputato per aver sparato all’orsa bruna marsicana Amarena con un fucile. L’animale, simbolo protetto del parco e specie tutelata, è morto poco dopo l’aggressione davanti alla sua abitazione. L’orsa aveva con sé due cuccioli quando è stata uccisa. L’udienza dibattimentale è fissata per il 19 gennaio 2026 alle ore 9.

Leombruni, dopo l’accaduto, ha ammesso di aver sparato all’orsa, dichiarando di aver agito d’impulso e di essere profondamente pentito. Ha inoltre denunciato di subire minacce e intimidazioni, che hanno coinvolto anche la sua famiglia. Contestualmente, la Procura ha nominato un perito balistico di fama per ricostruire con precisione la traiettoria del colpo e accertare le modalità dell’evento.

La reazione dell’ENPA

L’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) ha accolto con favore la decisione di rinviare a giudizio Andrea Leombruni, responsabile della cruenta uccisione dell’orsa Amarena avvenuta a San Benedetto dei Marsi il 1° settembre 2023.

Il provvedimento della Procura della Repubblica riconosce la gravità dei fatti contestati: un gesto compiuto con crudeltà e senza alcuna motivazione valida, che ha portato alla morte dell’orsa simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, madre di due cuccioli ancora incapaci di sopravvivere da soli. L’accusa evidenzia inoltre come il delitto sia aggravato dall’assoluta futilità dei motivi, rendendo ancora più insopportabile e grave quanto accaduto.

Amarena non era solo un animale selvatico: era un elemento fondamentale della biodiversità e un emblema della possibilità di convivenza tra fauna e comunità locali. La sua perdita ha colpito duramente l’equilibrio dell’ecosistema e messo in pericolo la vita dei suoi piccoli.

ENPA, che si è costituita parte civile tramite il proprio ufficio legale rappresentato dall’avvocata Claudia Ricci, seguirà con estrema attenzione lo svolgimento del processo per garantire che venga fatta piena giustizia. È fondamentale che la legge rappresenti un deterrente forte e inequivocabile verso chiunque pensi di poter colpire animali selvatici protetti senza conseguenze.

L’associazione ribadisce l’appello allo Stato affinché vengano rafforzate le misure di prevenzione, controllo e sensibilizzazione, per impedire che simili episodi possano ripetersi. Amarena non potrà più tornare, ma la sua vicenda deve segnare un cambiamento: gli orsi marsicani, come tutti i grandi carnivori e la fauna selvatica, meritano rispetto e tutela piena.

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