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Anche la Francia ha riconosciuto la Palestina: perché l’Italia non lo fa?

Anche la Francia ha riconosciuto lo Stato di Palestina all'ONU, mentre l'Italia continua a temporeggiare: per quale motivo?

23 Settembre 2025
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Riconoscimento della Palestina: perché l’Italia resta cauta dopo la decisione della Francia

Riconoscimento della Palestina: perché l’Italia resta cauta dopo la decisione della Francia | Pixabay @Viktor_Sidorov - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Nel contesto della Conferenza di alto livello all’ONU sulla soluzione a due stati, promossa da Francia e Arabia Saudita, si è assistito a un significativo impulso diplomatico per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il presidente francese Emmanuel Macron ha ufficialmente annunciato il riconoscimento della Palestina, seguito da una decina di Paesi occidentali tra cui Regno Unito, Canada e Portogallo. Tuttavia, l’Italia guidata dalla premier Giorgia Meloni mantiene una posizione differente.

La conferenza ONU e la posizione della Francia sul riconoscimento della Palestina

La conferenza convocata all’ONU ha visto la partecipazione attiva del presidente Macron e del principe Faisal bin Farhan dell’Arabia Saudita. La Francia ha anticipato il proprio riconoscimento dello Stato palestinese già alcune settimane fa, con altri paesi europei come Belgio, Finlandia e Malta che hanno seguito l’esempio nelle ultime ore. Durante i lavori ONU la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato l’importanza del sostegno finanziario europeo all’Autorità Palestinese con un pacchetto senza precedenti da 1,6 miliardi di euro.

Le ragioni dell’Italia: perché Giorgia Meloni non aderisce al riconoscimento

Nonostante le pressioni internazionali e le adesioni crescenti al riconoscimento palestinese nel mondo occidentale, la premier italiana Giorgia Meloni si è espressa chiaramente in merito alla scelta dell’Italia. In un’intervista recente al Corriere della Sera ha spiegato che non si tratta di opposizione ideologica ma piuttosto di una questione pragmatica: “Bisogna intendersi su cosa significhi realmente uno Stato”, afferma Meloni sottolineando come attualmente manchino condizioni concrete per definire uno Stato palestinese pienamente sovrano.

Meloni evidenzia infatti che “la costruzione diplomatica deve precedere ogni atto formale” poiché “il territorio è frammentato” tra Cisgiordania sotto Autorità Nazionale Palestinese limitata dall’occupazione israeliana e Gaza amministrata da Hamas dal 2007. Per questo motivo ritiene più opportuno attendere risultati tangibili prima di procedere a un eventuale riconoscimento formale.

Cos’è uno Stato secondo gli standard internazionali

Secondo la Convenzione di Montevideo (1933), per essere considerato uno stato sovrano occorrono quattro requisiti fondamentali: popolazione permanente, territorio definito, governo effettivo ed autonomia nelle relazioni internazionali. Sebbene oltre 150 paesi abbiano già formalmente riconosciuto lo Stato palestinese come espressione del diritto all’autodeterminazione dei palestinesi, lo status politico rimane complesso data l’attuale situazione territoriale frammentaria.

Il gesto diplomatico assume quindi soprattutto valore simbolico-politico volto ad isolare ulteriormente il governo israeliano guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu ma difficilmente incide immediatamente sulle dinamiche sul terreno o sulla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza.

Riconoscere formalmente lo stato comporta inoltre implicazioni pratiche quali apertura d’ambasciate o uffici consolari bilaterali; può influenzare accordi commerciali relativi ai territori occupati ed estendere il ruolo internazionale della Palestina che gode dello status osservatore presso le Nazioni Unite dal 2012 senza però essere membro pienamente accreditato nell’organismo globale.

In questo quadro complesso emerge dunque una netta divergenza tra Parigi – impegnata nel rafforzamento delle relazioni con i territori palestinesi – e Roma che preferisce adottare cautela in attesa degli sviluppi concreti necessari alla formazione stabile dello stato richiesto dalla comunità internazionale.

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