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Polemica in aereo: dal 2026 chi è in sovrappeso pagherà due biglietti (e il rimborso è quasi impossibile)

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Polemica in aereo: dal 2026 chi è in sovrappeso pagherà due biglietti (e il rimborso è quasi impossibile)
Andrea Casamassima di Andrea Casamassima

Una linea è stata tracciata, e si misura in centimetri: quelli tra i braccioli di un sedile aereo. La compagnia statunitense Southwest Airlines ha sganciato una bomba che sta scuotendo il mondo dei viaggi: a partire dal 27 gennaio 2026, i passeggeri che non riescono a sedersi comodamente nel proprio posto dovranno acquistare obbligatoriamente un secondo biglietto.

Una decisione drastica che mette fine a una delle policy più inclusive del settore e che introduce di fatto una “tassa sul corpo”, sollevando una domanda scomoda: in un mondo dove i sedili degli aerei diventano sempre più stretti, di chi è la responsabilità dello spazio?

Come funziona la nuova, spietata regola: addio al rimborso facile

La nuova politica di Southwest è un cambiamento radicale rispetto al passato. Fino ad ora, la compagnia offriva un secondo posto gratuito o rimborsava completamente il costo anche se il volo era pieno. Ora lo scenario è molto diverso:

  • Acquisto Obbligatorio: Il secondo biglietto, non rimborsabile, deve essere acquistato al momento della prenotazione.
  • Rimborso a Rischio: Il rimborso del secondo posto sarà concesso solo a tre, rigidissime condizioni: il volo non deve essere al completo, entrambi i biglietti devono essere della stessa classe e la richiesta deve essere fatta entro 90 giorni.

Considerando che la larghezza media di un sedile Southwest è di circa 17,5 pollici (meno di 45 cm), e che secondo i dati ufficiali il 74% degli adulti americani è in sovrappeso o obeso, questa regola rischia di rendere il viaggio in aereo economicamente proibitivo per milioni di persone.

È discriminazione o giustizia? La battaglia tra diritti e centimetri

La notizia ha immediatamente spaccato l’opinione pubblica, innescando una feroce battaglia.

  • L’accusa di discriminazione: Le associazioni per i diritti civili sono sul piede di guerra. Tigress Osborn, direttrice della National Association to Advance Fat Acceptance, ha dichiarato che la misura è “discriminatoria e stigmatizzante”. “Per molte persone, pagare il doppio senza la certezza di un rimborso non significa pagare di più, significa non poter più volare“, ha spiegato.
  • La voce di chi è a favore: Dall’altra parte, c’è una fetta di passeggeri che approva. Sondaggi condotti in passato da compagnie come Ryanair hanno mostrato che una parte significativa dei viaggiatori è favorevole a tariffe extra. Le argomentazioni principali sono tre: il comfort del passeggero seduto accanto, la sicurezza (le cinture devono chiudersi e i braccioli abbassarsi) e i costi operativi legati al peso.

La verità nascosta: la colpa è nostra o dei sedili che si restringono? 

C’è un elefante nella stanza di cui pochi parlano: non sono solo le persone ad essere cambiate, ma anche gli aerei. Per massimizzare i profitti, negli ultimi decenni le compagnie aeree hanno sistematicamente ridotto lo spazio e la larghezza dei sedili.

Se negli anni ’80 la larghezza media era di circa 18,5 pollici, oggi molte compagnie low-cost (e non solo) si sono assestate su 17 pollici (43 cm) o anche meno. Questo significa che la “norma” per cui si paga è diventata sempre più stretta, rendendo difficile il viaggio non solo per le persone obese, ma anche per chiunque abbia una corporatura robusta.

Il giro del mondo delle policy: chi sconta, chi regala e chi è stato costretto dalla legge 

Southwest non è la prima ad affrontare il problema, ma la sua soluzione è tra le più rigide. Altri vettori hanno adottato approcci diversi:

  • Air France: Offre uno sconto del 25% sul secondo sedile, rimborsabile solo se il volo non è pieno.
  • Virgin Atlantic: Permette di ottenere un secondo posto senza costi aggiuntivi, previa disponibilità.
  • Canada (il modello opposto): Qui la questione è diventata legge. La Canadian Transportation Agency ha stabilito che l’obesità può essere considerata una disabilità ai fini del trasporto aereo. Di conseguenza, le compagnie sono obbligate per legge a fornire un secondo sedile gratuitamente a chi ne ha bisogno, secondo il principio “Una Persona, Una Tariffa”.

La scelta di Southwest potrebbe creare un effetto domino, spingendo altre compagnie ad adottare misure simili. Il dibattito è appena iniziato e tocca il cuore stesso del diritto a viaggiare: il biglietto aereo copre il trasporto di una persona o l’affitto di uno spazio standardizzato sempre più piccolo?

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