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Roccia marziana, NASA: “Il segno più chiaro finora di vita antica su Marte”

Il rover Perseverance individua composti organici e minerali in una roccia marziana nel cratere Jezero aprendo nuove ipotesi sull’abitabilità passata del Pianeta Rosso

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Nel cratere Jezero, Perseverance ha trovato sulla roccia “Cheyava Falls” macchie simili a pelle di leopardo, possibili indizi di antiche reazioni chimiche legate alla vita microbica - CREDIT: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Nato a Bologna nel 1996 è un giornalista specializzato in informazione digitale. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, ha iniziato a collaborare con alcune redazioni online occupandosi di cronaca e attualità. Negli ultimi anni ha concentrato il suo lavoro sul giornalismo web, seguendo l’evoluzione dei nuovi media e delle piattaforme digitali. Oggi cura contenuti, interviste e approfondimenti per testate e format che puntano a raccontare la realtà con un linguaggio fresco ma affidabile.

Pasadena, 11 settembre 2025 – Una scoperta rivoluzionaria nel cratere Jezero su Marte potrebbe rappresentare il segno più chiaro finora individuato di vita antica sul Pianeta Rosso, secondo quanto comunicato dalla NASA mercoledì scorso. Il rover Perseverance, attivo su Marte dal febbraio 2021, ha analizzato una roccia soprannominata Cheyava Falls, prelevata nel luglio 2024 da un affioramento roccioso lungo la valle fluviale di Neretva Vallis, un’antica regione modellata dall’acqua oltre 3 miliardi di anni fa. Questa pietra presenta delle particolari macchie, chiamate “macchie di leopardo”, che potrebbero essere la testimonianza di processi biologici primordiali.

Analisi scientifiche e strumenti avanzati a bordo di Perseverance

La roccia, dalla forma a punta di freccia e delle dimensioni di circa un metro per sessanta centimetri, è stata esaminata con diversi strumenti sofisticati montati su Perseverance, tra cui SHERLOC (Scanning Habitable Environments with Raman & Luminescence for Organics & Chemicals) e PIXL (Planetary Instrument for X-ray Lithochemistry). SHERLOC ha rilevato la presenza di composti organici, indicativi di molecole basate sul carbonio, fondamentali per la vita, mentre PIXL ha identificato ferro e fosfato nelle macchie nere che circondano le chiazze bianche presenti sulla roccia. Questi elementi minerali sono noti sulla Terra per essere coinvolti in reazioni chimiche capaci di fornire energia ai microbi.

Katie Stack Morgan, scienziata del progetto Perseverance presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL), ha sottolineato come questa scoperta rappresenti un possibile biosignature, ovvero una traccia che potrebbe indicare un’origine biologica, anche se sono necessari ulteriori studi per confermarlo. La complessità delle strutture osservate e la presenza di venature di solfato di calcio – un chiaro indicatore di passaggio dell’acqua – rafforzano la possibilità che in passato questo ambiente fosse abitabile.

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Selfie del rover Perseverance della NASA (23 luglio), con la roccia “Cheyava Falls” visibile a sinistra al centro dell’immagine: CREDIT: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Un ambiente antico e potenzialmente abitabile

Il sito di prelievo, Neretva Vallis, era un antico letto di fiume che convogliava acqua nel cratere Jezero, dove Perseverance ha effettuato l’atterraggio. Ken Farley, project scientist al Caltech, ha descritto la roccia Cheyava Falls come la più enigmatica e rilevante mai analizzata dal rover. Questa roccia testimonia un ambiente dinamico, in cui il fango depositato miliardi di anni fa si è successivamente cementato, incorporando composti organici. L’acqua che ha attraversato le sue fessure ha poi depositato minerali come il solfato di calcio, formando le venature bianche e le macchie irregolari, chiamate macchie di leopardo, riconducibili a reazioni di ossido-riduzione.

L’emissione di luce Raman da parte di SHERLOC è stata definita “il segnale più convincente mai osservato” per la presenza di materia organica su Marte, come evidenziato da Teresa Fornaro, ricercatrice INAF e partecipante alla missione. Tuttavia, la scienziata ha richiamato alla cautela, ricordando che queste molecole potrebbero anche derivare da processi non biologici e che solo un’analisi in laboratorio sulla Terra potrà fornire risposte definitive.

Verso il ritorno dei campioni e l’esplorazione futura

Uno degli obiettivi principali della missione Perseverance è proprio la raccolta e la conservazione di campioni di suolo e roccia da riportare sulla Terra tramite una futura missione di ritorno dei campioni. Tuttavia, le incertezze attuali sui finanziamenti e le tempistiche dei programmi NASA complicano il piano di recupero. Sean Duffy, amministratore ad interim della NASA, ha dichiarato che l’agenzia sta valutando le risorse disponibili e le tecnologie necessarie per accelerare il ritorno dei campioni.

Joel Hurowitz, autore principale dello studio e scienziato planetario alla Stony Brook University, ha evidenziato che il processo di revisione scientifica e pubblicazione su riviste come Nature e Scientific Reports è fondamentale per condividere i dati e stimolare ulteriori ricerche. Ad oggi, Perseverance ha utilizzato tutti gli strumenti disponibili per studiare Cheyava Falls, raggiungendo quasi il limite delle sue capacità sul suolo marziano.

Michael Tice, geobiologo e coautore dello studio, ha aggiunto che i minerali trovati – come vivianite e greigite, fosfati e solfuri di ferro – si formano tipicamente in ambienti a bassa temperatura con presenza di acqua, condizioni in cui i microbi terrestri si sviluppano “respirando” ferro e solfati. La presenza di tali minerali su Marte apre la suggestiva possibilità che processi simili siano avvenuti sul Pianeta Rosso miliardi di anni fa.

Perseverance e la ricerca di vita su Marte

Il rover Perseverance, sviluppato e gestito dal JPL, ha percorso finora diversi chilometri all’interno del cratere Jezero, esplorando antichi delta fluviali e siti sedimentari alla ricerca di microfossili e tracce di vita passata. Dotato di 23 telecamere, 8 strumenti scientifici principali, e di due microfoni, il rover è una delle missioni più avanzate mai inviate sul Pianeta Rosso. Tra i suoi strumenti chiave figurano Mastcam-Z, SuperCam, SHERLOC e PIXL, che permettono di analizzare la composizione mineralogica, individuare composti organici e raccogliere dati dettagliati sulla geologia marziana.

La scoperta delle macchie di leopardo e delle venature di solfato di calcio su Cheyava Falls rappresenta una tappa essenziale nel percorso scientifico volto a rispondere alla domanda più profonda: “Siamo davvero soli nell’universo?”. Gli scienziati continueranno ad analizzare i dati e a preparare nuove pubblicazioni per approfondire la comprensione di questi indizi straordinari, in attesa di poter riportare sulla Terra i campioni che potrebbero finalmente confermare o smentire la presenza di antica vita su Marte.

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