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Israele, le famiglie degli ostaggi a Netanyahu: “Basta inganni, portali a casa”

Israele, arriva l'appello delle famiglie degli ostaggi israeliani al governo per un’azione concreta e immediata: i dettagli

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Appello delle famiglie degli ostaggi a Netanyahu

Appello delle famiglie degli ostaggi a Netanyahu | Instagram @b.netanyahu - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Roma, 17 agosto 2025 – Prosegue la drammatica situazione legata agli ostaggi israeliani trattenuti a Gaza da 22 mesi. Il Forum delle famiglie degli ostaggi e dei dispersi israeliani ha rivolto un appello forte e diretto al premier Benjamin Netanyahu e al suo governo, chiedendo la fine degli inganni e un impegno concreto per il rilascio immediato dei propri cari.

Famiglie degli ostaggi in protesta: “Restituite i nostri cari”

In una nota diffusa oggi, il Forum ha espresso la propria esasperazione: “Da 22 mesi i rapiti languono a Gaza, davanti ai vostri occhi. Invece di ingannare l’opinione pubblica, diffondere voci e diffamare le famiglie dei rapiti, restituite i nostri cari con un accordo e ponete fine alla guerra. Questa è l’unica decisione che il popolo israeliano chiede, ed è l’unica decisione possibile”. Le famiglie sottolineano che gli ostaggi sono stati rapiti “dalla terra di Israele sotto la tua responsabilità, Netanyahu, e sono lì da 22 mesi. La responsabilità di riportarli a casa è tua“.

Questa richiesta arriva in un clima di crescente tensione sociale e politica in Israele. Il 17 agosto è stato indetto uno sciopero generale su impulso delle famiglie degli ostaggi e di larga parte della società civile, per denunciare la strategia militare a Gaza considerata un vicolo cieco e una fonte di aggravamento delle sofferenze per i civili palestinesi, gli ostaggi e i militari israeliani. Le manifestazioni e le proteste continuano a riflettere la frattura politica e sociale del Paese, mentre la guerra entra nel suo ventiduesimo mese.

La posizione del governo Netanyahu e le reazioni della società civile

Il premier Benjamin Netanyahu, in carica dal dicembre 2022 e già protagonista della politica israeliana da oltre vent’anni, ha mantenuto un discorso ufficiale in cui dichiara di non dimenticare mai i due obiettivi della guerra: la sicurezza del Paese e il salvataggio degli ostaggi. Tuttavia, secondo molte famiglie e osservatori, le azioni del governo sembrano smentire queste parole, generando crescente sfiducia nell’opinione pubblica.

Intanto, a Tel Aviv, migliaia di persone sono scese in piazza nei giorni scorsi, rispondendo all’appello del Forum delle famiglie, per chiedere l’immediata fine del conflitto e la liberazione degli ostaggi. I manifestanti hanno esposto cartelli e foto degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas, esprimendo un forte richiamo alla responsabilità politica e umanitaria del governo.

Nel frattempo, a livello internazionale, il governo italiano ha ribadito l’urgenza di un accesso umanitario senza ostacoli alla popolazione civile di Gaza, impegnandosi tramite l’iniziativa Food for Gaza e accogliendo ulteriori 50 civili palestinesi in Italia. Il dialogo diplomatico tra Italia e Israele continua, mentre la crisi umanitaria e politica si aggrava.

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