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Per la Corte costituzionale: “Sei mesi di indennità per i licenziamenti illegittimi sono insufficienti”

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La sede della corte costituzionale

La sede della corte costituzionale | Photo by Monticiano licensed under CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en) - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Roma, 21 luglio 2025 – La Corte costituzionale ha recentemente dichiarato incostituzionale il limite massimo di sei mensilità per l’indennità risarcitoria nei casi di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese. La decisione si riferisce all’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo n. 23 del 2015, che stabilisce un tetto fisso e insuperabile all’importo del risarcimento, indipendentemente dalla gravità del vizio del licenziamento.

Il quadro normativo e la sentenza della Consulta

La normativa vigente, prima della pronuncia della Corte, prevedeva che i datori di lavoro con un numero di dipendenti inferiore a determinate soglie – 15 lavoratori per unità produttiva o ambito comunale e comunque meno di 60 in totale – potessero applicare un risarcimento massimo di sei mensilità dell’ultima retribuzione per ogni anno di servizio. Tuttavia, la Consulta ha evidenziato come tale limite fisso, unito al meccanismo di dimezzamento degli importi previsto dal decreto legislativo 23/2015, impedisca al giudice di personalizzare il risarcimento in base alle specificità del caso concreto.

Secondo la Corte, questa rigidità normativa non consente di rispettare i principi di personalizzazione, adeguatezza e congruità del risarcimento del danno subito dal lavoratore, né assicura efficacemente la funzione deterrente nei confronti del datore di lavoro.

La richiesta di intervento legislativo e le implicazioni per le piccole imprese

La Corte ha inoltre espresso l’auspicio di un intervento legislativo che riveda la disciplina dei licenziamenti nelle imprese sotto soglia, sottolineando che il numero di dipendenti non può essere l’unico criterio per valutare la forza economica dell’impresa e la sua capacità di sostenere i costi dei licenziamenti illegittimi.

Questa sentenza si inserisce in un più ampio contesto di pronunce della Consulta che, a partire dal 2018, hanno modificato profondamente il sistema sanzionatorio dei licenziamenti, spesso intervenendo in maniera creativa e manipolativa rispetto alla volontà originaria del legislatore.

Nel caso delle piccole imprese, il sistema attuale rischia di mantenere una forbice di risarcimento troppo ristretta, non adeguata alla realtà contemporanea in cui molte aziende con pochi dipendenti dispongono di elevate capacità economiche. Di conseguenza, la decisione della Corte costituzionale rappresenta un passo importante verso una maggiore equità nella tutela del lavoratore licenziato ingiustamente, consentendo al giudice di determinare un risarcimento più adeguato alla situazione specifica.

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