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Diddy, verdetto della giuria: assolto dalle accuse più gravi, ma colpevole di traffico per la prostituzione

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Sean Diddy Combs

Sean Diddy Combs | EPA/ERIK S. LESSER - Alanews.it

Redazione di Redazione

Washington, 2 luglio 2025 – La giuria ha emesso il verdetto definitivo sui cinque capi d’imputazione a carico di Sean “Diddy” Combs, concludendo un processo ad alta visibilità che ha scosso il mondo dell’intrattenimento. Dopo tre giorni di deliberazioni, i dodici giurati hanno ritenuto l’ex icona dell’hip-hop non colpevole di associazione a delinquere e di traffico sessuale con coercizione, frode o forza. Sean “Diddy” Combs è stato invece giudicato colpevole di due capi d’accusa per aver trasportato persone con lo scopo di favorire la prostituzione. Le accuse più gravi, che avrebbero potuto portarlo all’ergastolo, sono quindi cadute. Ora, per i reati contestati, rischia fino a un massimo di 10 anni di reclusione.

Il declino della carriera di Diddy

Questo parziale verdetto di colpevolezza segna un brusco declino nella carriera di Combs, 55 anni, un tempo figura di spicco della musica hip-hop e fondatore della leggendaria etichetta Bad Boy Records. La sua ascesa da rapper autodidatta di Harlem a imprenditore multimilionario è stata bruscamente interrotta dalle gravi accuse mosse contro di lui, iniziate con la denuncia della sua ex compagna, la cantante R&B Cassie (Casandra Ventura). Il processo federale a New York ha esposto al pubblico una lunga sequenza di testimonianze su presunti abusi sessuali, violenze, intimidazioni e pratiche definite dai testimoni come “freak offs” sotto l’effetto di droghe.

Le accuse rivolte a Diddy e la strategia della difesa

Nel corso delle sette settimane di processo, l’accusa ha dipinto Sean “Diddy” Combs come il capo di un’impresa criminale durata vent’anni, che si sarebbe servita di potere, fama e ricchezza per soggiogare e abusare di donne. Tre donne, tra cui Cassie, hanno fornito resoconti dettagliati di abusi e minacce, mentre decine di altri testimoni – tra cui ex assistenti, stilisti e artisti dell’etichetta – hanno rafforzato la tesi dell’accusa.
La difesa, che non ha chiamato alcun testimone né ha fatto salire l’imputato sul banco, ha cercato invece di ridimensionare le accuse, sostenendo che i comportamenti contestati rientravano in uno stile di vita trasgressivo ma consensuale, etichettato come “da scambisti” e esasperato dai media.

Testimonianze chiave e accuse smentite

La procuratrice federale Christy Slavik, durante la sua lunga arringa finale, ha ricordato alla giuria i punti chiave della testimonianza dei testimoni protetti. Una ex assistente, indicata come “Mia”, ha raccontato di essere stata più volte vittima di abusi sessuali da parte di Combs. Un’altra collaboratrice, Capricorn Clark, avrebbe subito episodi di lavoro forzato e sequestro di persona. Slavik ha anche evocato un episodio in cui l’auto del rapper Kid Cudi, rivale di Combs, sarebbe stata incendiata come atto intimidatorio. Tuttavia, i giurati non sono stati convinti oltre ogni ragionevole dubbio circa l’esistenza di un’organizzazione criminale coordinata, necessaria per la condanna per associazione a delinquere.

L’aula e l’attesa della sentenza

Il processo, non trasmesso in diretta ma seguito da una fitta rete di cronisti, ha visto una sala d’udienza regolarmente gremita, con la costante presenza della madre di Combs e dei suoi sei figli. Combs, vestito spesso in modo informale, ha assistito alle udienze senza mai intervenire, scegliendo il silenzio come strategia processuale. L’ex magnate musicale ha comunicato affetto ai familiari attraverso gesti discreti, formando cuori con le mani e sussurrando parole d’amore.

Le conseguenze legali e personali

Il verdetto, seppur parzialmente favorevole, rappresenta comunque una condanna che avrà effetti duraturi sull’immagine pubblica e sulle prospettive imprenditoriali dell’ex artista. In attesa della sentenza definitiva, che stabilirà la pena da scontare per i due capi di imputazione legati alla prostituzione, Diddy affronta una nuova realtà ben distante da quella delle passerelle, dei reality e delle classifiche musicali. La sua caduta, iniziata con un’accusa isolata, è ormai divenuta un caso simbolo delle inchieste federali sui presunti abusi di potere nell’industria dell’intrattenimento.

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