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Terremoto in Myanmar, le testimonianze dei soccorritori italiani

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Un sismografo

Un sismografo | Photo by Petr Brož (Czech Academy of Science) licensed under CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en) - Alanews.it

Redazione di Redazione

TORINO, 28 MAR – Diverse Ong italiane sono in prima linea per soccorrere il Myanmar, devastato da un terremoto di magnitudo 7.7. La Medacross e altre organizzazioni stanno monitorando la situazione per offrire aiuti umanitari. Danni devastanti sono stati segnalati, inclusi crolli di edifici e infrastrutture fondamentali. Caritas e Fondazione Cesvi confermano la gravità della situazione, mentre la Farnesina segnala circa un centinaio di italiani registrati nel paese.

A seguito di un terremoto di magnitudo 7.7 che ha colpito il Myanmar, diverse organizzazioni non governative italiane sono tra le prime a intervenire per fornire soccorso alle popolazioni colpite. Le testimonianze raccolte dai volontari sul campo raccontano di una situazione drammatica, in particolare in un Paese già segnato da una crisi umanitaria e da un sistema sanitario fragile. Le Ong italiane, come Medacross e la Fondazione Cesvi, stanno lavorando incessantemente per monitorare i danni e fornire assistenza a chi ne ha più bisogno.

Un terremoto che devasta un paese fragile

Il terremoto ha colpito il Myanmar con una violenza tale da provocare danni imponenti. “Un terremoto di questa portata è sempre terribile – affermano i volontari di Medacross – ma quando colpisce una nazione come la nostra, già in difficoltà, le conseguenze possono essere devastanti”. Le prime ore dopo il sisma sono state critiche, con le squadre di soccorso che hanno immediatamente iniziato a valutare la situazione. “Stiamo cercando di offrire aiuti, ma è fondamentale ricevere sostegno anche dall’esterno”, continuano.

Medacross, che opera nel paese da anni, ha aperto un ambulatorio a Kawthoung e ha attivato cliniche mobili per raggiungere le comunità isolate, in particolare quelle delle isole dell’arcipelago delle Andamane, dove vivono molti pescatori. Queste cliniche su barca sono fondamentali per garantire assistenza medica in aree dove le strutture sanitarie sono praticamente inesistenti. La richiesta di aiuto da parte delle Ong è alta, e la necessità di risorse è urgente.

Danni ingenti e necessità di supporto

La Fondazione Cesvi ha confermato che la Dry Zone, una delle regioni più colpite, ospita circa 7 milioni di persone in un raggio di 100 chilometri dall’epicentro del terremoto, che si trova a ovest di Mandalay. “I danni alle infrastrutture sono significativi”, fanno sapere. “Tra i vari crolli, spicca quello del ponte di Sagaing, un’importante via di collegamento che ora è inagibile”. Anche la principale autostrada nazionale che collega Mandalay ad altre città è stata danneggiata, interrompendo le comunicazioni e complicando ulteriormente le operazioni di soccorso.

Un’altra Ong, Caritas, ha riportato che gli operatori sul campo sono al sicuro, ma alcune abitazioni nella diocesi di Mandalay sono crollate. “Le comunicazioni sono limitate”, spiegano. “Molti residenti sono ancora disperse e si teme per la loro vita. È impossibile contattare i propri familiari a causa dell’interruzione delle telecomunicazioni”. La situazione è critica e l’ansia cresce tra le famiglie che non hanno notizie dei propri cari.

Un contesto complesso da affrontare

La crisi in Myanmar non è solo il risultato del terremoto. Il paese è già provato da anni di conflitti interni e da una situazione politica instabile. La giunta militare al potere ha aggravato le difficoltà economiche e sociali, rendendo la popolazione vulnerabile a eventi catastrofici come questo. Le Ong italiane, già attive da tempo nel campo umanitario, si trovano ora ad affrontare una nuova emergenza in un contesto già sfidante.

“Il nostro ufficio a Kalaw, a circa 200 km a sud di Mandalay, ha subito danni, ma fortunatamente il personale è riuscito a evacuare in tempo”, afferma un rappresentante di Cesvi. Tuttavia, c’è grande preoccupazione per un team di sei persone che si trovava nella zona di Chauk, di cui si sono persi i contatti. “Le interruzioni nelle comunicazioni rendono difficile ottenere informazioni aggiornate sulla loro situazione”, aggiungono.

La Farnesina e i connazionali in Myanmar

In questo contesto di emergenza, la Farnesina ha comunicato che attualmente in Myanmar si trovano circa un centinaio di italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e registrati sul sito “Dove siamo nel mondo”. In Thailandia, invece, ci sono circa 7.000 connazionali iscritti all’AIRE e 700 registrati. Molte aziende italiane hanno abbandonato il paese negli anni passati e ora sono poche quelle rimaste attive.

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