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Istat: nel 2024 sale al 23,1% la popolazione a rischio di povertà

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Aumento del rischio di povertà nel 2024: il 23,1% della popolazione coinvolto

Aumento del rischio di povertà nel 2024: il 23,1% della popolazione coinvolto

Redazione di Redazione

Istat: nel 2024, il 23,1% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale, in aumento rispetto al 2023. Rimane stabile il tasso di povertà (18,9%) e la deprivazione grave (4,6%). Disuguaglianza in crescita nella distribuzione dei redditi.

Secondo il report dell’Istat sulle “Condizioni di vita e reddito delle famiglie negli anni 2023-2024”, pubblicato il 26 febbraio 2025, il 23,1% della popolazione italiana vive in condizioni di rischio di povertà o esclusione sociale. Questo dato rappresenta un incremento rispetto al 22,8% registrato nel 2023, evidenziando un trend preoccupante che colpisce un numero crescente di famiglie. Ma quali sono le cause di questo fenomeno e quali sono le sue implicazioni sociali ed economiche?

Le condizioni di rischio di povertà

Il report analizza tre principali condizioni che definiscono il rischio di povertà:

  1. Povertà assoluta
  2. Grave deprivazione materiale e sociale
  3. Bassa intensità di lavoro

Quest’ultima categoria ha mostrato un lieve aumento, passando dall’8,9% nel 2023 al 9,2% nel 2024. È interessante notare che, sebbene il reddito annuale medio delle famiglie italiane sia aumentato nominalmente del 4,2%, in termini reali si è registrata una diminuzione del 1,6%. Questo significa che, nonostante un’apparente crescita, il potere d’acquisto delle famiglie sta diminuendo, rendendo difficile per molte di esse far fronte alle spese quotidiane.

Disuguaglianza e povertà lavorativa

Nel contesto economico attuale, il divario tra le fasce di reddito si fa sempre più marcato. Le famiglie più abbienti guadagnano, in media, 5,5 volte di più rispetto alle famiglie più povere, evidenziando una disuguaglianza crescente. I lavoratori a basso reddito, definiti come coloro che percepiscono un reddito netto inferiore al 60% della mediana, rappresentano il 21% del totale. Questa percentuale è rimasta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma nasconde dinamiche preoccupanti.

Le categorie maggiormente colpite includono:

  • Donne: rischio di lavorare per un salario basso del 26,6%
  • Giovani
  • Stranieri: rischio del 35,2%

Questi dati non solo evidenziano una questione economica, ma anche una problematica di equità e giustizia sociale. Inoltre, il fenomeno della povertà lavorativa riguarda il 10,3% degli occupati tra i 18 e i 64 anni, con le donne che continuano a guadagnare meno e a essere più vulnerabili.

Disuguaglianza regionale e soluzioni

A livello più ampio, la crescente disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è un’altra questione cruciale emersa dal report. L’indice di disuguaglianza, calcolato confrontando il reddito del 20% più ricco con quello del 20% più povero, ha mostrato un lieve peggioramento, passando da 5,3 a 5,5. Questo indice non solo riflette l’inequità economica, ma ha anche implicazioni sociali significative.

Il Mezzogiorno continua a registrare tassi di disuguaglianza più elevati rispetto al resto del Paese, con un rapporto che arriva a 5,0. Nel Nord-ovest, la disuguaglianza è di 4,4, e nel Centro di 4,5, dimostrando che le dinamiche economiche non sono uniformi su tutto il territorio nazionale.

In questo contesto di crescente precarietà, è essenziale che le istituzioni, le organizzazioni e la società civile lavorino insieme per affrontare queste sfide e costruire un futuro più equo per tutti i cittadini.

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