La vicenda degli audio privati di Raoul Bova, finiti sui social dopo essere stati sottratti e diffusi senza il consenso dell’attore, entra in una nuova fase giudiziaria. La Procura di Roma ha infatti concluso le indagini nei confronti dell’imprenditore e pr Federico Monzino, al quale viene contestata la presunta tentata estorsione ai danni dell’attore.
L’inchiesta sugli audio privati di Raoul Bova
Al centro del procedimento ci sono alcune registrazioni di una conversazione privata avvenuta via chat tra Bova e una fotomodella. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il materiale sarebbe stato acquisito senza autorizzazione e successivamente avrebbe iniziato a circolare, fino ad arrivare sui social network. L’inchiesta era partita dopo che sul telefono dell’attore era comparso un messaggio proveniente da un numero sconosciuto. Il mittente avrebbe avvertito Bova della possibile pubblicazione degli audio, prospettandone la diffusione con l’obiettivo di provocargli un danno.
Monzino indagato per tentata estorsione
La posizione di Federico Monzino è ora al centro della conclusione delle indagini firmata dalla sostituta procuratrice di Roma Eliana Dolce. Le ipotesi contestate sono la tentata estorsione e la violazione della corrispondenza. Secondo l’accusa, l’imprenditore e pr avrebbe cercato di ottenere denaro facendo pressione sull’attore attraverso la minaccia di rendere pubbliche conversazioni considerate riservate. Il procedimento riguarda quindi non soltanto la successiva circolazione degli audio, ma anche la presunta richiesta economica collegata alla possibilità della loro divulgazione.
La ricostruzione del 5 luglio
Gli accertamenti della Procura collocano un passaggio centrale della vicenda al 5 luglio 2025. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Monzino avrebbe acquisito le conversazioni private riprendendole direttamente dal telefono della vittima. Il materiale sarebbe poi rimasto nella sua disponibilità prima di un ulteriore passaggio che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe contribuito alla successiva diffusione pubblica degli audio.
L’incontro con Fabrizio Corona
Il 9 luglio, sempre secondo la ricostruzione della Procura, Monzino avrebbe fatto ascoltare le registrazioni a Fabrizio Corona. L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di favorire la successiva circolazione del contenuto attraverso i social network. La contestazione ruota dunque intorno alla presunta pressione esercitata nei confronti di Bova e alla minaccia di divulgare materiale appartenente alla sua sfera privata. Sarà ora l’ulteriore percorso giudiziario a stabilire gli eventuali sviluppi della vicenda e le responsabilità.
La posizione dell’avvocato di Raoul Bova
L’avvocato David Leggi, legale di Raoul Bova, ha definito la vicenda un grave episodio di “sciacallaggio mediatico”. Secondo il difensore, il lavoro della Procura ha permesso di ricostruire quanto accaduto e di fare luce sull’origine della diffusione degli audio. Leggi ha inoltre sottolineato l’importanza di rivolgersi alle istituzioni e di denunciare situazioni di questo tipo, soprattutto quando vengono avanzate pressioni o minacce. Il messaggio rivolto a chi dovesse trovarsi in circostanze analoghe è quindi quello di non cedere ai tentativi di ricatto.
La chiusura delle indagini apre la prossima fase
Con la notifica della conclusione delle indagini, la Procura di Roma ha terminato la fase investigativa nei confronti di Monzino. L’accusa resta quella di presunta tentata estorsione, insieme alla contestazione relativa alla violazione della corrispondenza. La vicenda degli audio di Raoul Bova, diventata di dominio pubblico nell’estate del 2025, entra così nella fase successiva dell’iter giudiziario, mentre resta da definire l’esito delle contestazioni mosse dalla Procura nei confronti dell’imprenditore e pr.
