È iniziato il percorso che porterà l’Islanda a esprimersi su una delle scelte politiche più importanti della sua storia recente: il ritorno del processo di adesione all’Unione europea. Da oggi è infatti possibile votare in anticipo in alcune aree del Paese e per gli islandesi residenti all’estero, mentre la consultazione principale si svolgerà il prossimo 29 agosto. L’esito appare tutt’altro che scontato: gli ultimi sondaggi descrivono infatti un elettorato praticamente diviso a metà tra favorevoli e contrari.
Il voto sul futuro dell’Islanda
La commissione elettorale islandese ha aperto ufficialmente la fase dell’early voting, il sistema che permette agli elettori impossibilitati a recarsi alle urne il giorno della consultazione di esprimere comunque la propria preferenza. La possibilità è rivolta sia ad alcuni distretti del Paese sia ai cittadini che vivono all’estero.
Secondo quanto riferito dalla commissione elettorale e riportato dai media locali, nelle precedenti consultazioni il voto anticipato ha coinvolto mediamente tra il 15% e il 20% degli aventi diritto, una quota significativa che potrebbe incidere sull’esito finale.
Il quesito che attende oltre 400mila elettori in Islanda
Il referendum rappresenta uno degli appuntamenti politici più rilevanti dell’estate europea. Poco più di 400 mila cittadini saranno chiamati a rispondere a una domanda molto precisa: “L’Islanda dovrebbe riprendere i negoziati di adesione all’Unione europea?”
Le possibili risposte saranno semplicemente due: “sì” oppure “no”. Non si voterà quindi per un ingresso immediato nell’Ue, ma per stabilire se il Paese debba riaprire ufficialmente i negoziati di adesione, interrotti ormai oltre un decennio fa.
Perché il referendum arriva proprio adesso
La consultazione è stata convocata lo scorso marzo dal governo di coalizione guidato dalla premier Kristrún Frostadóttir e viene considerata una svolta per la politica islandese. Il percorso verso Bruxelles era stato infatti sospeso nel 2013, quando la coalizione composta dal Partito Progressista e dal Partito dell’Indipendenza aveva deciso di interrompere il processo di avvicinamento all’Unione europea.
Negli anni successivi, però, il contesto internazionale è cambiato profondamente. La guerra in Ucraina ha rafforzato la collaborazione tra Reykjavik e l’Ue, soprattutto sul piano energetico e della sicurezza, favorendo un progressivo riavvicinamento tra le due parti.
A questo scenario si è aggiunto anche il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Le sue ripetute dichiarazioni sulla vicina Groenlandia hanno contribuito, secondo quanto riportato dall’ANSA, a spingere il governo islandese a riconsiderare la propria posizione e a promuovere il referendum.
Sondaggi in perfetto equilibrio
Nonostante il peso storico della consultazione, gli orientamenti dell’opinione pubblica non indicano un vincitore netto. Le rilevazioni più recenti mostrano infatti un Paese sostanzialmente spaccato tra chi ritiene opportuno riaprire il dialogo con Bruxelles e chi preferirebbe mantenere l’attuale posizione.
Con il voto anticipato già iniziato e la consultazione del 29 agosto ormai alle porte, l’Islanda si prepara così a una decisione che potrebbe ridefinire il suo rapporto con l’Europa dopo oltre dieci anni di stop ai negoziati di adesione.
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