La Procura di Milano ha presentato una maxi richiesta di rinvio a giudizio per 74 persone nell’ambito del filone “clienti” dell’inchiesta Equalize, il procedimento che negli ultimi due anni ha acceso i riflettori su un presunto sistema di dossieraggi e accessi abusivi alle banche dati delle forze dell’ordine.
La richiesta arriva dopo la chiusura delle indagini, notificata nell’aprile 2026, e rappresenta uno dei principali sviluppi dell’inchiesta coordinata dai magistrati milanesi. Il procedimento riguarda coloro che, secondo l’accusa, avrebbero commissionato o beneficiato di informazioni ottenute attraverso consultazioni illecite di archivi riservati.
Chi sono i 74 imputati
Tra le persone per cui la Procura ha chiesto il processo figurano alcuni dei nomi più noti emersi nel corso dell’inchiesta.
Ci sono Enrico Pazzali, ex presidente della Fondazione Fiera Milano e indicato dagli inquirenti come ex titolare dell’agenzia investigativa Equalize, l’esperto informatico Nunzio Samuele Calamucci, Giacomo Tortu, fratello del velocista e campione olimpico Filippo Tortu, il banchiere Matteo Arpe e Stefano Speroni, direttore degli Affari legali di Eni.
La richiesta riguarda il cosiddetto filone “clienti”, cioè le persone che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero richiesto dossier o informazioni riservate ottenute attraverso accessi abusivi ai sistemi informatici della pubblica amministrazione. Sarà ora il giudice dell’udienza preliminare a decidere se disporre il rinvio a giudizio oppure adottare altre determinazioni previste dal codice di procedura penale.
Come funzionava il presunto sistema di dossieraggi
L’inchiesta Equalize, esplosa nell’autunno del 2024, ipotizza l’esistenza di una rete che avrebbe acquisito informazioni riservate attraverso accessi non autorizzati alle banche dati delle forze dell’ordine e di altri enti pubblici. Secondo gli investigatori, tali dati sarebbero poi stati elaborati in dossier destinati ai clienti dell’agenzia investigativa.
Il presunto meccanismo, secondo la Procura, non si sarebbe basato su sofisticati attacchi informatici, ma sull’utilizzo illecito di credenziali e accessi legittimamente in possesso di pubblici ufficiali, trasformati in uno strumento per reperire informazioni riservate da rivendere o utilizzare nell’interesse dei committenti.
Nel corso delle indagini sono emersi presunti dossier riguardanti imprenditori, manager, professionisti e personaggi pubblici, in contesti che spaziavano da controversie societarie a questioni personali o patrimoniali. Le contestazioni formulate dalla Procura dovranno comunque essere valutate dal giudice e, in caso di processo, accertate nel contraddittorio tra accusa e difesa.
Oltre 800 le presunte vittime dell’inchiesta
La Procura ha individuato 832 persone offese, ritenute potenziali vittime degli accessi abusivi.
L’elenco comprende esponenti del mondo dello spettacolo, dello sport, dell’informazione, dell’imprenditoria e delle istituzioni. Tra i nomi figurano Ricky Tognazzi, Alex Britti, Selvaggia Lucarelli, Fabrizio Corona, Marcell Jacobs, Stefano Boeri e Paolo Scaroni.
Tra i casi più noti emersi nelle precedenti fasi dell’indagine c’è anche quello relativo a Marcell Jacobs, con il nome di Giacomo Tortu già comparso negli atti dell’inchiesta per il presunto reperimento di informazioni sul campione olimpico, circostanza sempre oggetto delle contestazioni della Procura e ancora tutta da verificare nelle sedi giudiziarie.
Con la richiesta di rinvio a giudizio si apre ora una nuova fase dell’inchiesta Equalize: sarà infatti l’udienza preliminare a stabilire se gli elementi raccolti dalla Procura siano sufficienti per portare a processo i 74 imputati.
