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Daniele Faggi, morto in un incidente in Versilia il titolare della ditta dove perse la vita Luana D’Orazio

Il 67enne è deceduto in seguito allo scontro con un’auto a Massarosa. La conducente è indagata per omicidio stradale, disposti il sequestro dei mezzi e l’autopsia

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Morto Daniele Faggi, ex imputato nel caso Luana D'Orazio

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Redazione di Redazione

Daniele Faggi, 67 anni, è morto in un incidente stradale avvenuto domenica 19 luglio a Massarosa, in Versilia. L’uomo stava percorrendo in sella alla sua bicicletta da corsa via di Montramito, nel tratto tra Viareggio e Massarosa, quando si è scontrato con una Fiat Panda.

L’incidente è avvenuto intorno alle 9.30. Faggi, residente a Montemurlo e grande appassionato di ciclismo, si trovava in vacanza sulla costa toscana insieme alla famiglia.

Le ferite riportate nell’impatto sono apparse immediatamente gravissime. Sul posto sono intervenuti l’automedica, un’ambulanza della Croce Verde di Viareggio e gli agenti della Polizia municipale. Era stato inizialmente attivato anche l’elisoccorso Pegaso, ma per il 67enne non è stato possibile fare nulla: è morto sul luogo dell’incidente.

La conducente indagata per omicidio stradale

Alla guida dell’automobile c’era una donna di 59 anni residente a Viareggio. Con lei viaggiavano anche una ragazza minorenne e un cane. La conducente e la giovane sono state accompagnate in ospedale in stato di shock.

La donna è stata iscritta nel registro degli indagati per omicidio stradale. Si tratta di un atto dovuto, necessario per svolgere gli accertamenti tecnici e medico-legali con tutte le garanzie previste dalla legge.

La Procura di Lucca ha disposto il sequestro della Fiat Panda e della bicicletta. Sul corpo di Faggi sarà inoltre effettuata l’autopsia, anche per verificare l’eventuale insorgenza di un malore prima dello scontro.

La dinamica dell’incidente di Daniele Faggi ancora da ricostruire

Gli agenti della Polizia municipale di Massarosa stanno analizzando la posizione dei mezzi, i segni presenti sulla carreggiata e le testimonianze raccolte sul posto.

Secondo una prima ricostruzione, la bicicletta e l’automobile stavano percorrendo la strada nella stessa direzione. La dinamica resta tuttavia da chiarire.

Tra le ipotesi prese in considerazione c’è anche quella secondo cui il ciclista potrebbe avere iniziato una manovra o un’inversione senza accorgersi dell’arrivo della vettura. Al momento non sono state accertate responsabilità e saranno gli esami tecnici coordinati dalla Procura a stabilire le cause dell’incidente.

Il coinvolgimento di Daniele Faggi nel caso Luana D’Orazio

Il nome di Daniele Faggi era legato alla morte di Luana D’Orazio, l’operaia di 22 anni rimasta uccisa il 3 maggio 2021 mentre lavorava a un orditoio nella fabbrica tessile di Montemurlo.

L’azienda era formalmente intestata alla moglie di Faggi, Luana Coppini. Il 67enne risultava assunto come dipendente, ma secondo gli atti svolgeva funzioni gestionali ed era considerato l’amministratore di fatto dell’impresa.

Le indagini accertarono che i sistemi di sicurezza dell’orditoio erano stati disattivati. La macchina poteva così funzionare ad alta velocità anche con la barriera protettiva aperta, esponendo chi la utilizzava al rischio di essere trascinato nei rulli.

Faggi aveva patteggiato una pena di un anno e sei mesi, con sospensione condizionale, per omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele antinfortunistiche. La moglie aveva patteggiato due anni, anche in questo caso con la sospensione della pena.

Le nuove indagini sulla manomissione dell’orditoio

Il manutentore esterno Mario Cusimano, accusato di avere eseguito materialmente la manomissione, è stato assolto in primo grado “per non aver commesso il fatto”. La Procura ha presentato ricorso contro la decisione.

Nel maggio 2026 la Procura di Prato ha inoltre avviato nuovi accertamenti per stabilire chi abbia materialmente disattivato i dispositivi di sicurezza dell’orditoio e verificare l’esistenza di eventuali ulteriori responsabilità.

La riapertura delle indagini non modifica le pene già patteggiate da Faggi e Coppini, ma punta a chiarire un passaggio rimasto irrisolto: chi abbia realizzato il collegamento elettrico che permetteva al macchinario di funzionare senza le protezioni previste.

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