Genova segna l’anniversario del G8 del 2001 il 20 luglio, 25 anni dopo, con una città che torna a interrogarsi su responsabilità, memoria e giustizia. Il vertice, tenuto tra il 19 e il 21 luglio 2001, fu segnato dagli scontri in strada, dall’irruzione alla scuola Diaz e dai maltrattamenti nella caserma di Bolzaneto. Amnesty International ha parlato di “la più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un Paese occidentale nel secondo dopoguerra“, mentre la Corte europea dei diritti dell’uomo ha definito i fatti di Bolzaneto “macelleria messicana“: processi, prescrizioni e ricorsi hanno lasciato nodi giudiziari irrisolti.
La ricorrenza si accompagna a iniziative pubbliche e a un confronto che riapre le carte: violenze accertate in sentenza, condanne per alcuni funzionari, molte imputazioni estinte per prescrizione. La memoria resta tema civico, con richieste di verità e garanzie di non ripetizione.
25 anni dopo il G8 di Genova: l’irruzione notturna alla Diaz
Nella notte tra il 21 e il 22 luglio la polizia entrò nella scuola Armando Diaz, allora dormitorio e centro stampa del Genoa Social Forum. Le indagini giudiziarie documentano che molte persone vennero picchiate mentre dormivano nei sacchi a pelo e che numerosi arrestati uscirono con ferite. In seguito, alcuni funzionari sono stati condannati; molti reati, però, sono stati dichiarati prescritti, come risulta dagli atti processuali. La parabola giudiziaria ha così cristallizzato un doppio livello: responsabilità individuali accertate per alcuni episodi e un ampio perimetro di violazioni che non ha trovato pene definitive per decorso dei termini.
Bolzaneto: percosse e minacce nelle sentenze
A Bolzaneto, la caserma usata come centro di detenzione provvisorio, le sentenze descrissero percosse, minacce, privazioni e posizioni forzate protratte per ore. La Corte di Cassazione ha riconosciuto in via definitiva la gravità delle violazioni e la Cedu ha mosso osservazioni severe. Nel 2012 la Cassazione ha condannato definitivamente 15 funzionari per falso, ritenuti responsabili di aver costruito versioni utili a coprire responsabilità. Molte imputazioni penali si sono estinte per decorso dei termini: in diversi casi sono arrivati risarcimenti in sede civile, ma poche misure detentive. Il quadro, anche qui, è rimasto frammentato tra accertamenti puntuali e l’assenza di un approdo sanzionatorio esteso.
La morte di Carlo Giuliani: indagini e sentenze
Il 20 luglio 2001, in piazza Alimonda, Carlo Giuliani, 23 anni, fu colpito da un colpo d’arma da fuoco esploso dall’allora carabiniere ausiliario Mario Placanica; il giovane morì poco dopo. Le immagini e le prime ricostruzioni mostrarono gli scontri attorno a una Land Rover dei carabinieri. Placanica fu prosciolto nei procedimenti penali, proscioglimento poi confermato anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che tuttavia contestò la gestione della sicurezza durante il vertice.
Nel contenzioso successivo la cronaca giudiziaria ha separato responsabilità individuali da responsabilità organizzative: non si è svolto un processo che abbia ricostruito in dibattimento l’intero insieme di responsabilità politiche e operative delle forze dell’ordine. Queste lacune sono state evidenziate da organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International.
25 anni dopo il G8 di Genova, nel dibattito pubblico convivono due letture: da un lato sentenze che hanno accertato violazioni e condanne per alcuni funzionari; dall’altro la prescrizione di numerosi reati e il prosieguo di carriere di alcuni imputati, elementi indicati dai promotori delle commemorazioni come segnali di impunità. Vittorio Agnoletto, allora portavoce del Genoa Social Forum, ha detto al Fatto Quotidiano che il movimento fu represso con violenza e che i depistaggi ebbero conseguenze gravi per la democrazia. Interventi personali hanno scandito questi giorni: la sorella di Carlo, Elena Giuliani, ha chiesto verità e responsabilità e, parlando a Palazzo Ducale, ha sollecitato l’unione delle lotte per l’uguaglianza sociale; l’ex carabiniere Mario Placanica ha raccontato in interviste la sua versione dei fatti e gli effetti che l’episodio ha avuto sulla sua vita.
Memoria e calendario delle iniziative a Genova
Il programma ufficiale prevede mostre, dibattiti, spettacoli e tre manifestazioni pubbliche. Ieri pomeriggio si è svolto il corteo nazionale da piazza Alimonda a piazza De Ferrari; oggi è in calendario la manifestazione “Per non dimentiCarlo“. La chiusura del venticinquennale è fissata con una fiaccolata alla scuola Diaz. Gli organizzatori presentano le iniziative come momenti di memoria e richieste di verità, riparazioni e garanzie di non ripetizione.
