Prendete un podcast seguitissimo dai giovani, infilateci uno dei volti più divisivi e chiacchierati del giornalismo italiano e chiedetegli di fare la cosa in assoluto più rischiosa del mestiere: dare i voti ai propri colleghi sulla base di un unico, scivolosissimo criterio, ovvero la “libertà“.
Andrea Scanzi, firma di punta del Fatto Quotidiano, si è prestato a questo insolito “gioco” durante una puntata di Gurulandia. Davanti ai microfoni dei conduttori del podcast, la firma aretina non si è tirata indietro, stilando una graduatoria di gradimento e indipendenza.
Le dichiarazioni di Andrea Scanzi a Gurulandia
La classifica ideale di Andrea Scanzi si apre con un binomio di testa, partendo dall’attestato di stima assoluta per Milena Gabanelli, posizionata saldamente sul podio: “Lei è bravissima, direi secondo posto”. Subito dopo, al terzo posto, si inserisce Giovanni Floris, definito senza mezzi termini un giornalista “libero e bravo”. Medaglia di legno invece per Fabio Fazio, collocato al quarto posto anche se con una precisazione sul suo stile di conduzione: “È libero, semplicemente molto buono per scelta“.

Scendendo nella graduatoria si incontra Bruno Vespa, del quale Scanzi loda la statura tecnica ma fissa un limite invalicabile: “È molto bravo professionalmente, però se la libertà è uno, no”. Al quinto posto, si piazza Enrico Mentana: “bel nome”.
Al sesto posto troviamo invece David Parenzo, verso cui il giudizio si fa estremamente spigoloso: “Non mi piace, fa bene a querelare quando lo attaccano. È drammaticamente sionista, ha delle posizioni su Gaza che non sopporto, è un furbacchione, anche se sa fare il suo mestiere, sesto”.
La seconda metà della classifica vede poi il posizionamento di Massimo Giletti al settimo posto: “Durante la vicenda del covid è stato il più feroce con me, di una scorrettezza totale, non è un incapace, però non è neanche così non libero, ha le sue idee”. All’ottavo posto si posiziona invece Alessandro Sallusti, liquidato rapidamente “Alessandro…scusa, anzi no, tanto parli sempre male di me”.
A chiudere la graduatoria, al decimo posto, c’è la bocciatura più netta, quella riservata a Nicola Porro: “Lui è l’emblema del melonismo e del salvinismo, è forse la persona nel mondo del giornalismo, o presunto tale, che disistimo di più”.
Infine, una menzione speciale che si inserisce idealmente tra il quarto e il quinto posto è quella per Mario Giordano: “Non l’avrei messo al primo posto, l’avrei messo un quarto o quinto. E’ una persona libera. E dico sempre che è uno dei giornalisti di destra che stimo di più, è corretto, preparato, bravo. E dico sempre che nel mio podio dei giornalisti di destra, lontani da me, ci metto sempre Borgonovo, Giordano e Belpietro. Li preferisco tra i giornalisti di destra”.
