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Ruby Ter, riaperto il processo d’Appello: 40 testimoni per fare luce sulle feste di Arcore

La Corte d’Appello di Milano respinge le eccezioni delle difese e conferma la competenza del tribunale milanese. Da settembre nuove audizioni nel processo a carico di 22 imputati per corruzione in atti giudiziari

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Karima El Mahroug con sguardo serio in primo piano

Foto automatica RoBOT alanews.it

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Il processo Ruby Ter entra in una nuova fase. La seconda Corte d’Appello di Milano ha disposto la riapertura dell’istruttoria dibattimentale nel procedimento che vede imputate 22 persone accusate di corruzione in atti giudiziari, riportando al centro del dibattito processuale uno dei temi più controversi dell’intera vicenda: la veridicità delle testimonianze rese negli anni dalle giovani che frequentavano le serate nella residenza di Arcore dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Con una lunga ordinanza letta in aula dalla presidente Maria Rosaria Correra, la Corte ha stabilito che saranno ascoltati circa quaranta testimoni. L’obiettivo è verificare se alcune delle donne coinvolte abbiano reso dichiarazioni non veritiere quando descrissero le serate di Villa San Martino come semplici “cene eleganti”, escludendo altre ricostruzioni sostenute dall’accusa. Come precisato dai giudici, il reato di falsa testimonianza risulta ormai prescritto, ma l’accertamento resta rilevante perché costituisce il presupposto dell’accusa di corruzione in atti giudiziari.

Ruby Ter, perché il processo è tornato in aula

Per comprendere la decisione occorre tornare al febbraio 2023, quando il Tribunale di Milano assolse tutti gli imputati, compreso Berlusconi, con la formula “perché il fatto non sussiste”. I giudici ritennero inutilizzabili le dichiarazioni rese dalle cosiddette “olgettine”, sostenendo che avrebbero dovuto essere considerate già allora potenziali indagate e non semplici testimoni.

La Procura di Milano impugnò però quella decisione con un raro ricorso per saltum, rivolgendosi direttamente alla Corte di Cassazione senza passare dall’Appello. Secondo i magistrati, l’inutilizzabilità delle testimonianze aveva inciso in maniera decisiva sull’esito del processo.

Nell’ottobre 2024 la Cassazione ha accolto il ricorso, annullando le assoluzioni limitatamente alle contestazioni di corruzione in atti giudiziari e disponendo un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello di Milano. Contestualmente, la Suprema Corte ha dichiarato prescritto il reato di falsa testimonianza.

Il nodo della presunta corruzione

Al centro del procedimento vi è la tesi dell’accusa secondo cui alcune delle giovani che partecipavano alle serate ad Arcore avrebbero ricevuto denaro, regali o altre utilità economiche in cambio di testimonianze favorevoli nei precedenti processi Ruby. Le difese hanno sempre sostenuto una versione opposta, affermando che quei versamenti fossero espressione della nota generosità personale di Berlusconi e non avessero alcuna finalità corruttiva.

La nuova istruttoria servirà proprio a chiarire questo punto, verificando il contenuto delle deposizioni rese nei processi Ruby e Ruby Bis e il contesto in cui furono effettuati i trasferimenti di denaro contestati dagli inquirenti.

Respinte le richieste delle difese

La Corte d’Appello ha inoltre respinto l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dagli avvocati degli imputati, che avrebbe comportato il trasferimento del processo a Siena. È stata rigettata anche la questione di legittimità costituzionale con cui le difese chiedevano, dopo l’annullamento delle assoluzioni da parte della Cassazione, un ritorno davanti a un nuovo collegio di primo grado.

Secondo i giudici, tale questione è “manifestamente infondata” e non rilevante ai fini del procedimento. Restano invece aperte alcune questioni giuridiche relative alla qualifica di pubblico ufficiale delle testimoni, che saranno affrontate al termine della fase istruttoria.

Le parole dell’accusa

Nel corso dell’udienza il sostituto procuratore generale Luca Poniz e il pm applicato al processo Luca Gaglio si sono opposti alle richieste avanzate dalle difese, sostenendo che le istanze presentate avessero un evidente “intento dilatorio”. I magistrati hanno ricordato come il processo di primo grado sia stato particolarmente lungo e complesso, durando circa sei anni.

Poniz ha utilizzato anche parole molto nette sul tema delle testimonianze rese nei precedenti procedimenti legati al caso Ruby. “Non serve scomodare il diritto per dire che un testimone non deve mentire, bastano i Dieci Comandamenti. Ancor più essere pagato per mentire”, ha affermato in aula, ribadendo la posizione dell’accusa sulla centralità delle deposizioni contestate.

Nonostante l’opposizione della Procura generale, la Corte ha deciso di riaprire l’istruttoria dibattimentale, accogliendo di fatto la necessità di approfondire ulteriormente gli elementi probatori.

L’ipotesi Ruby in aula

Tra i 22 imputati figurano Karima El Mahroug, nota come Ruby, il suo ex avvocato Luca Giuliante e diverse delle cosiddette “olgettine”. Alla lettura dell’ordinanza era presente in aula anche Myriam Loddo.

Le difese hanno accolto con favore la decisione dei giudici. L’avvocata Paola Boccardi, che assiste Ruby, ha spiegato che durante il processo di primo grado molte difese avevano rinunciato a diversi testimoni dopo una decisione istruttoria ritenuta particolarmente rilevante per l’esito del procedimento. Proprio per questo la riapertura del dibattimento consentirà ora di approfondire aspetti che non erano stati sviluppati in precedenza.

Secondo quanto riferito dalla stessa legale, non è escluso che Karima El Mahroug scelga di presentarsi personalmente in aula nei prossimi mesi per rendere dichiarazioni spontanee.

Soddisfazione è stata espressa anche dall’avvocato Nicola Giannantoni, difensore di Barbara Guerra, che ha definito quella della Corte una “scelta equilibrata” perché permetterà alle difese di esaminare e formulare osservazioni sulle testimonianze alle quali avevano rinunciato nel precedente giudizio.

Le prossime tappe

Il nuovo dibattimento inizierà il 30 settembre e proseguirà nelle udienze dell’8 ottobre e del 29 ottobre, durante le quali verranno ascoltati i testimoni convocati dalla Corte. Le discussioni finali sono invece previste per il 3 novembre e il 26 novembre. Secondo quanto emerso in aula, la concentrazione delle prove in poche udienze punta a evitare un ulteriore allungamento di una vicenda giudiziaria iniziata oltre quindici anni fa.

Un elemento va infine ricordato: Silvio Berlusconi non è imputato in questo nuovo giudizio, essendosi la sua posizione estinta con la morte avvenuta il 12 giugno 2023. Il procedimento riguarda esclusivamente i 22 coimputati rimasti coinvolti nell’inchiesta, tra cui Karima El Mahroug, nota come Ruby.

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