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Fifa annulla il Pride Match Day a Seattle su richiesta di Iran ed Egitto

La Fifa ha accolto le richieste di Iran ed Egitto, annullando gli eventi legati al "Pride Match Day" a Seattle. La decisione arriva dopo le proteste delle due nazioni che hanno portato al divieto delle bandiere in sostegno alla comunità LGBTQ+ nello stadio

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Fifa vieta il Pride Match Day a Seattle - nella foto, le celebrazioni della manifestazione

La parata del Pride Month a Seattle | Via X @Bartolomeo Mitragli

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

26 giugno 2026 – È stato vietato l’ingresso delle bandiere arcobaleno e delle manifestazioni in sostegno alla comunità LGBTQ+ nella partita tra Egitto e Iran a Seattle, su richiesta delle medesime nazioni. L’agenzia iraniana Fars ha detto che Teheran e Il Cairo hanno ottenuto rassicurazioni ufficiali dalla Fifa in merito: “non si terrà alcuna cerimonia o attività promozionale di questo tipo all’interno dello stadio o come parte del programma ufficiale della partita“. La decisione è arrivata dopo settimane di proteste formali delle due federazioni e dopo che la città, ancora prima si sapesse chi avrebbe giocato, aveva già annunciato l’intenzione di dedicare il 26 giugno al cosiddetto “Pride Match Day”.

Il Pride Month a Seattle

Seattle aveva scelto quella data in linea con il calendario del Pride Month. Non è una scelta casuale: la notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 accaddero gli scontri di Stonewall. Le forze dell’ordine fecero irruzione nello Stonewall Inn, storico locale gay di New York, e la clientela si oppose. Gli scontri si allargarono così tanto che continuarono anche nei cinque giorni successivi con una folla che arrivò alle migliaia. Si chiedeva la fine delle retate della polizia nei locali gay e delle leggi che criminalizzavano l’omosessualità e il travestitismo. Seattle – come tante altre città – ha pianificato per l’occasione manifesti, striscioni, un percorso storico e interventi artistici, che comprendevano anche lo stadio. Sul sito ufficiale della comunità compariva questa definizione: “Il Pride Match Day è più di un gioco. È una celebrazione di visibilità, appartenenza e comunità, legata alla Coppa del Mondo 2026”

La nota diffusa da Teheran

Le federazioni di Iran ed Egitto, invece, hanno chiesto formalmente alla Fifa la rimozione dei cartelloni con la scritta “Pride Match” e dei simboli arcobaleno collegati all’iniziativa. La prima segnalazione è arrivata a dicembre 2025, con un intervento immediato da parte delle due federazioni. Il 30 dicembre 2025 Mehdi Taj, presidente della Federazione iraniana, dichiarò che non avevano alcun interesse a disputare la partita “sotto i colori dell’arcobaleno” e che si sarebbero opposti. Nel maggio 2026 l’Iran presentò poi alla Fifa una serie di condizioni, tra cui la presenza esclusiva delle bandiere nazionali ufficiali durante l’incontro. “Iran ed Egitto sono due paesi musulmani con profonde affinità culturali e religiose, e le opinioni espresse dalle due federazioni riflettono valori e sensibilità condivise tra i popoli dei due paesi“, si legge ancora nell’ultima nota riportata da Fars.

Fifa:”Non ci sarà nessun ‘Pride Match’ alla Coppa del Mondo”

A gennaio 2026 il presidente della Fifa Gianni Infantino aveva già tracciato il confine: “Prima di tutto devo chiarire che non ci sarà nessun ‘Pride Match’ alla Coppa del Mondo”, disse, aggiungendo che eventi esterni si sarebbero svolti nella città ma non facevano parte del programma ufficiale della gara. Per evitare uno scontro diretto, la federazione internazionale optò per una soluzione intermedia: permise la presenza di bandiere arcobaleno sugli spalti del Lumen Field “ma senza riferimenti specifici e conformi agli standard previsti”, aveva precisato la Fifa. L’evoluzione della vicenda si è sviluppata su tre fronti: l’iniziativa cittadina, la reazione delle due federazioni nazionali e il tentativo della federazione calcistica di trovare un compromesso praticabile sia in campo sia nelle tribune. Compromesso che, però, non è arrivato.

L’Iran è uno dei sei Paesi al mondo che prevede formalmente la pena di morte per relazioni omosessuali e in Egitto l’omosessualità è di fatto criminalizzata. La partita si è svolta al Lumen Field di Seattle senza le bandiere, gli strisconi e le manifestazioni previsti.

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