La Cna ha stimato il 24 giugno 2026 che trasferirsi fuori città per lavorare in Italia può arrivare a costare un intero stipendio annuo. Lo spostamento adottato per contenere l’affitto — nell’ipotesi considerata un risparmio di circa 300 euro al mese — si è tradotto in oltre 2.000 euro di spese aggiuntive all’anno per la mobilità. Secondo la confederazione, il vantaggio teorico dell’abitare in periferia o in cintura si riduce nelle metropoli e quasi si annulla in molte città medie e del Mezzogiorno, mentre i costi operativi dei veicoli gravano sui bilanci delle microimprese artigiane.
La Cna ha confrontato risparmi su canoni di locazione e maggiori oneri di spostamento per i pendolari in diverse aree urbane. Il quadro non è uniforme: dove distanze e tempi di percorrenza crescono, la quota di risparmio che evapora aumenta; dove i servizi di trasporto sono più deboli, l’erosione diventa prevalente.
Affitti e spostamenti: il saldo nelle grandi città
A Milano il risparmio medio sull’affitto è stato stimato in circa 5.400 euro l’anno; il maggior costo per il pendolarismo supera 2.300 euro, lasciando un beneficio reale poco oltre i 3.000 euro. A Roma la dinamica è analoga: un vantaggio teorico di circa 4.800 euro annui viene eroso da oltre 2.200 euro di spese di mobilità, con un guadagno netto attorno ai 2.600 euro. Firenze e Bologna mostrano andamenti simili, con una parte rilevante del risparmio assorbita dal tragitto casa-lavoro e dall’uso quotidiano dell’auto o dei mezzi.
Nelle città di medie dimensioni la riduzione del vantaggio è ancora più marcata. A Bari, Napoli, Perugia e Ancona oltre due terzi del risparmio ottenuto trasferendosi in periferia viene assorbito dai costi del pendolarismo. In varie realtà del Mezzogiorno — la Cna cita Potenza, Catanzaro, Salerno e Lecce — fino all’85-90% del risparmio sul canone rischia di essere annullato da carburante, manutenzione e altre spese di trasporto, con vantaggi residui che scendono a poche centinaia di euro l’anno.
I costi di mobilità per artigiani e professionisti
Per le attività artigiane gli spostamenti non sono marginali, ma una voce stabile di conto economico. La Cna ha elaborato percorrenze medie e relativi costi per categoria: per i serramentisti si stimano circa 20.000 km l’anno e costi per veicolo superiori a 4.500 euro. Per gli elettricisti le spese annue possono raggiungere 5.600 euro. Termoidraulici e manutentori percorrono in media intorno a 30.000 km, con costi fino a 6.700 euro. Per gli installatori di impianti le percorrenze arrivano fino a 35.000 km e i costi si avvicinano a 8.000 euro per veicolo operativo.
Le voci che compongono questi importi includono carburante, manutenzione, pneumatici e posti auto, oltre a oneri indiretti legati all’usura dei mezzi. Incrociando questi dati con la scelta di spostare residenza o sede operativa fuori dal perimetro urbano, la Cna indica che per molte microimprese il trasferimento può peggiorare la sostenibilità economica dell’attività.
La spinta a lasciare i centri è cresciuta con l’aumento dei prezzi delle abitazioni; in diverse aree il presunto risparmio si scontra con costi di mobilità in crescita e reti di trasporto locale insufficienti, osserva la confederazione. Per questo la Cna ha lanciato un appello per investire nei servizi di trasporto pubblico, nelle infrastrutture per la mobilità sostenibile e in misure che riducano il costo operativo dei veicoli aziendali.
La confederazione ha chiesto interventi mirati per il pendolarismo e per la mobilità delle imprese artigiane; in particolare ha sollecitato investimenti nel trasporto pubblico e nelle infrastrutture stradali per attenuare l’impatto economico su pendolari e piccole imprese.
