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Vannacci all’assemblea di Futuro Nazionale: “Il femminicidio non esiste”

Il leader di Futuro Nazionale torna su una delle sue posizioni più controverse, negando la specificità della violenza di genere e contestando la legge approvata dal governo Meloni pochi mesi fa. Le dichiarazioni arrivano a margine dell'assemblea costituente del partito, riunita a Roma il 13 e 14 giugno 2026

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Vannacci sul femminicidio all'assemblea costituente di Futuro Nazionale - nella foto, Roberto Vannacci

Roberto Vannacci all'assemblea costituente di Futuro Nazionale il 14 giugno 2026 | alanews

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

14 giugno 2026 – Roberto Vannacci ha ribadito la sua opposizione al reato di femminicidio nel corso del punto stampa tenuto a margine dell’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale, riunita all’Auditorium della Conciliazione di Roma il 13 e 14 giugno 2026. Il fondatore del partito ed ex generale ha sostenuto che il femminicidio “non esiste” come categoria giuridica autonoma e ha contestato l’introduzione di una fattispecie specifica, in aperta polemica con la legislazione approvata dal governo di centrodestra.

“Il femminicidio non esiste”

Nel punto stampa, Vannacci ha articolato la sua posizione attorno al principio di uguaglianza davanti alla legge: “Uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole: non esiste il femminicidio“. L’ex generale ha poi aggiunto: “Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pella o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità“. A sostegno della sua tesi, Vannacci ha continuato: “Così come c’è la violenza sulle donne c’è quella sugli anziani e non c’è un anzianicidio“.

La posizione si estende anche alle quote di genere: “Una posizione di lavoro la si guadagna in base al merito, non in base a quello che uno ha sotto le mutande. Perché non mettiamo le quote rosa per i fabbri o per i muratori e invece le mettiamo per i politici o i dirigenti?”.

Una polemica di lunga data

Non si tratta di una novità nell’agenda politica di Vannacci. Già a fine maggio 2026, prima dell’assemblea, il leader di Futuro Nazionale aveva attaccato direttamente Meloni, affermando che “Schlein e Meloni si sono accordate sul femminicidio, un’altra cosa assurda“, e ponendo la stessa domanda retorica: da quando un reato è più o meno grave in base al sesso di chi lo commette o lo subisce? In un’intervista precedente aveva inserito il tema in un lungo elenco di critiche al governo: “Non avrei mai accettato il femminicidio perché, se la legge è uguale per tutti, un reato non può essere più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o all’orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce”

Cosa prevede la legge italiana

Le dichiarazioni di Vannacci si inseriscono in un quadro normativo che, fortunatamente, va nella direzione opposta. La legge n. 181 del 2 dicembre 2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ha introdotto nel codice penale il reato di femminicidio come fattispecie autonoma rispetto all’omicidio, punita con l’ergastolo. Il provvedimento, nato dal disegno di legge governativo n. 1433/2025, è stato concepito per colmare un vuoto giuridico e riconoscere la specificità delle violenze di genere, fenomeno che fino ad allora veniva inquadrato solo come omicidio aggravato. Nel 2024 erano stati registrati 113 casi di femminicidio, di cui 99 maturati in ambito familiare o affettivo.

La riforma ha anche introdotto un’aggravante “di genere”, applicabile quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione, controllo o possesso in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo. Il concetto giuridico si fonda su una qualificazione di genere del reato riconosciuta anche a livello internazionale con la Convenzione di Istanbul del 2011, ratificata dall’Italia nel 2013. Degno di nota è che la legge è stata approvata con voto favorevole anche della maggioranza di centrodestra, il che rende la posizione di Vannacci una critica diretta all’operato del governo con cui Futuro Nazionale si trova formalmente in concorrenza a destra.

Lo sfondo politico

Le dichiarazioni sul femminicidio si collocano nella strategia complessiva di Vannacci, che punta a costruire Futuro Nazionale come riferimento di una destra più radicale rispetto all’attuale coalizione di governo. È stato lo stesso ex generale a convocare e presiedere l’Assemblea Costituente, riunita all’Auditorium della Conciliazione di Roma sabato 13 e domenica 14 giugno – un appuntamento definito il lancio definitivo del partito, che dispone già di uno statuto e di una sede nazionale a Lucca. Per la prima volta si sono visti tutti insieme: 1.700 delegati, di cui almeno il 25% tra assessori e sindaci, per tacere dei consiglieri comunali. Nel corso dei lavori è stata eletta l’assemblea nazionale di 100 membri, che a sua volta ha scelto l’esecutivo di 20 componenti, a cui Vannacci ha aggiunto 10 di propria nomina – formalmente per riequilibrare la rappresentanza territoriale, ma di fatto mantenendo il controllo su ogni decisione.

Secondo i sondaggi, il partito – a cui aderiscono oltre 50.000 iscritti – si attesterebbe al 5-6%. Dall’assemblea, Vannacci ha anche tracciato il perimetro ideologico del movimento: slogan come “Italia per gli italiani” e il posizionamento come “guardiano della sovranità”, in contrapposizione a Von der Leyen, Draghi e al globalismo, con attacchi diretti tanto alla Lega di Salvini quanto a Fratelli d’Italia, nel tentativo di intercettare l’elettorato deluso da entrambi

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